Sii paziente verso tutto ciòche è irrisolto nel tuo cuore e…cerca di amare le domande, che sono simili astanze chiuse a chiave e a libri scrittiin una lingua straniera.Non cercare ora le risposte che possono esserti datepoichè non saresti capace di convivere con esse.E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,di vivere fino al lontanogiorno in cui avrai la risposta.
Solo coloro che hanno il coraggio di affrontare i grandi insuccessi possono ottenere grandi successi. (Robert F. Kennedy)
E per te cos’è il coraggio?
Vorrei conoscere personalmente e stringere la mano a quest’uomo che ha saputo fare un gesto che contribuisce alla vita di chi crede ancora nel valore della solidarietà.
Leggete la sua lettera…
«Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi, ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità, inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. È per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica».
Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina.
I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.
Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non vi vengano a portare considerazioni «miserevoli». Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino).
Vorrei sentire i miei preti «urlare», scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il «commercio».
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare «partito dell’amore». Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia.
I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico.
Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del «grande fratello».
Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Rileggendo la spigolatrice di Sapri mi son chiesto se è ancora attuale morire per un proprio ideale.
Tu cosa ne pensi?
Marco
La Spigolatrice di Sapri
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Me ne andavo un mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e noi non fecer guerra.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra.
Ad uno ad uno li guardai nel viso:
tutti avevano una lacrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane:
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
Siam venuti a morir pel nostro lido.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Con gli occhi azzurri e coi capelli d’oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: – dove vai, bel capitano? -
Guardommi e mi rispose: – O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella. -
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: – V’aiuti ‘l Signore! -
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare:
due volte si scontraron con li gendarmi,
e l’una e l’altra li spogliar dell’armi.
Ma quando fur della Certosa ai muri,
s’udiron a suonar trombe e tamburi,
e tra ‘l fumo e gli spari e le scintille
piombaron loro addosso più di mille.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Eran trecento non voller fuggire,
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano;
fun che pugnar vid’io per lor pregai,
ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d’oro.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!
Perchè cadiamo? Per imparare a rialzarci.
Dopo aver visto questo video chiediti se stai usando bene i talenti che hai ricevuto o se stai cercando altre scuse per non migliorare te stesso ed il tuo mondo
La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.
E’ la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? “
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.
Questa poesia Aniello e Marco la dedicano ad Esmeralda che domani compie gli anni…
Qualunque fiore tu sia,
quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Prima di allora,
una lunga e fredda notte potrà passare.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò, sii paziente verso quanto ti accade
e curati e amati,
senza paragonarti o voler essere un altro fiore.
Poiché non esiste fiore migliore
di quello che s’apre alla pienezza di ciò che è.
E quando ti avverrà,
potrai scoprire che andavi sognando
di essere un fiore che aveva da fiorire.
Walter Gioia, “Alle sorgenti dell’essere”
La domanda del mattino
La vita o è un’audace avventura o non è niente (Helen Keller)
Ogni mattino puoi farti una domanda all’apparenza banale ma che ha il potere di cambiare il corso della tua giornata e, nel tempo, il percorso della tua vita.
La domanda è la seguente: “Pensandoci bene, la vita è… ?”
L’aggettivo con cui rispondi a questo interrogativo ti svelerà immediatamente qual’è lo stato d’animo in cui ti trovi e quanta forza hai a disposizione per prendere decisioni vincenti.
Quello che dirai ti segnalerà quanto è carica la tua batteria motivazionale e che prestazione riuscirai a regalarti per fare della tua vita un’opera d’arte.
La vita è bella, scomoda, facile, difficile, entusiasmante, noiosa, fantastica, pericolosa, sorprendente? Aggiungi ogni giorno l’aggettivo che meglio rappresenterà il tuo sentire in quel momento.
Rispondi onestamente alla “domanda del mattino” e ti accorgerai che le situazioni del giorno precedente ne sono state ordinate e conseguenti. La fortuna è che per il giorno successivo sai già cosa avverrà. Come quando un musicista accorda uno strumento, bastano pochi minuti per riuscire a cambiare i suoni futuri di ogni corda in un vibrato armonioso.
La domanda del mattino ti aiuterà anche ad analizzare ciò che vuoi fare della tua vita. Ti permetterà di compiere le azioni correttive per riempire una eventuale distanza tra le emozioni che provi e quelle che desideri provare.
Se rispondi con un aggettivo che è frutto di uno stato d’animo positivo, puoi chiederti perchè hai scelto proprio quella parola per rappresentare la tua realtà e non una diversa. Se hai risposto negativamente puoi agire subito per scongiurare il fatto che il tuo pensiero condizionerà ogni azione della tua giornata.
Se dici, ad esempio, “la vita è una schifezza”, questa pericolosa generalizzazione sicuramente la renderà tale ed inconsciamente ogni cosa che ti succederà verrà utilizzata dal tuo cervello per confermare quella sensazione. Per fortuna il meccanismo funziona anche al contrario e, come dice Anthony Robbins, solo chi crede nella magia può vivere una vita magica.
Ricorda, la vita è sempre nelle tue mani se decidi di esserne il protagonista. E se gli eventi esterni ti costringono ad accettare una realtà dolorosa o ineluttabile? Non sarà la tua autocommiserazione a cambiare le cose. Se sei una persona spirituale, domandati se il tuo Dio ammira chi non usa i talenti che ha ricevuto.
La vita in casi come questi deve trasformarsi in una sfida in cui, ricordando i limiti esterni che chiudono le tue prospettive, agirai entro un raggio d’azione che hai l’obbligo di studiare per tentare di superare le barriere che imprigionano ogni altra tua energia.
Spostando il tuo sguardo dall’ostacolo che hai davanti al mondo delle possibilità che ti rimangono, se usi la tua immaginazione, la vita diventerà una fiume di nuove avventure.
Le persone che lavorano sempre (gli alcolisti del lavoro) usano dire che si riposeranno da morte. Io non credo che questo sia un buon modo di spendere la propria esistenza ma penso sia più grave disonorare la vita buttando via il tempo prezioso che ogni mattino ti viene regalato.
Pensaci un attimo domattina, se vuoi. Quando sei davanti allo specchio del tuo bagno o quando fai colazione o prima di recarti al lavoro chiedi a te stesso: “La mia vita è…”
Qualunque sarà la tua risposta, ora hai uno strumento in più per darti il futuro che meriti.
marco costanzo

