La favola di Fedro sulla libertà

Il cane ed il lupo…

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Libertà quanto è cara, in brieve espongo.

        * Un Lupo, cui consunto ha lunga fame,

Un ben pasciuto Cane a sorte incontra:

Fermi si salutaro. Primo il Lupo:

Onde tal liscio, onde sì lauto cibo,

Il ventre ti distese? Io più robusto

Di te, a perir son da ria fame astretto.

Semplicemente il Can: Fia ugual tua sorte,

Se ugual servizio il mio padron n’ottenga.

E qual? Custode il dì sia de la soglia

Da i ladri la magion guardi la notte.

Io son pronto; nè boschi, e pioggia, e nevi

Soffrir m’è forza, e dura vita io meno;

Quanto più agevol fora sotto il tetto

Viver agiato, e largamente pascermi?

Vien dunque meco. Nel cammin s’accorge,

Che roso il Can da la catena ha il collo.

Onde è ciò, amico? Nulla. Amo saperlo.

Poichè sembro feroce, il dì mi legano

Perchè allor dorma, e desto sia la notte:

Sciolto su l’imbrunir, vo dove voglio:

Benchè nol chieggia, mi si porta il pane;

Da la mensa il padron l’ossa mi porge;

La famiglia gli avanzi; e se a taluno

Vien qualche cibo a noja, a me si getta:

Così senza fatica empiomi il ventre.

Ma se d’altrove andar mi vien talento,

Possol’io far? O questo no! e tu goditi,

Cane, le tue venture: io non le curo.

Regnar non vo’, se libertade io perdo.

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