E’ online la pagina Facebook di Brian Tracy Italia


Chi è Brian Tracy?

E’ l’autore per eccellenza nel campo del Sales management e del successo sul lavoro, con i suoi 40 libri pubblicati in 20 lingue, e i suoi 300 audio-video programmi di apprendimento.

La sua ultima novità è il Best seller ‘Abitudini da un milione di dollari’, una miniera d’oro di suggerimenti per raggiungere risultati immediati e duraturi in ogni area della vita, dal Business alla finanza, dal potenziamento personale al successo nel lavoro, dalla vita affettiva alla salute e al benessere. Leggi il resto sulla pagina di inspiringchannel.com

La qualità del tuo business e della tua attività
è strettamente correlata a ciò che pensi
in ogni istante delle tue giornate lavorative.

Brian Tracy, lo Speaker più seguito al mondo
nel campo della vendita e del Business Management.

Riflettici un attimo: più pensi – ad esempio –
alla soddisfazione dei tuoi clienti,
più ti verrà naturale pensare
a COME dare loro valore meglio di chiunque altro.
Al contrario, più ti focalizzi sul fatto che stai perdendo clienti,
meno riuscirai a trovare una soluzione a questa difficoltà.

Come puoi fare allora,
per alimentare ogni giorno questi pensieri costruttivi,
capaci di aiutarti a fare sempre meglio nella tua attività?

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Ogni giorno riceverai aggiornamenti su video, esercizi pratici,
tecniche, strategie e tanto altro materiale frutto dell’esperienza
maturata da Tracy in oltre 40 anni
con le aziende
e i Business più redditizi al mondo.

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Perchè a volte non riusciamo a decidere? Ce lo spiega Tony Robbins



tony-robbinsPerchè continuiamo a rimandare quei cambiamenti
che darebbero una svolta alla nostra vita, al lavoro, alle relazioni?

Questo succede quando non siamo perfettamente consapevoli
di cosa influenza quella decisione, ossia delle CONVINZIONI che stanno dietro
alla volontà di fare o meno un determinato cambiamento.

Come ti spiego meglio nel video che trovi qui sotto

per riuscire a realizzare ciò che desideri fino in fondo e più velocemente,

devi imparare a conoscere quali sono le tue più profonde aspettative,
qual è la tua VERA IDEA di vita, qual è il vero perchè
che ti fa lottare a qualunque costo per ciò che vuoi.

In questo video ti parlo di cosa ci succede quando una certa area
della nostra vita non ci appaga totalmente.
Ci sono 2 cose in particolare che tendiamo a fare,
che invece di aiutarci a cambiare le cose, ci portano indietro
o ci fanno rimanere fermi nella nostra frustrazione e insoddisfazione.
Nel video scopri come evitare di cascare in queste due trappole,
in modo da poter trovare dentro di te le risorse per attuare quei cambiamenti
che fino a un minuto prima ti sembravano impossibili.

 

Se il video non parte https://www.youtube.com/watch?v=glypsN683h8

Perchè dovresti fidarti di quello che ti dico in questo video

Da quasi 40 anni sono coach nel campo della scienza del cambiamento
e ho aiutato più di 4 milioni di persone provenienti da 100 paesi
a portare la propria esistenza ad un nuovo entusiasmante livello,
superando qualunque scusa, blocco e ostacolo che si metteva in mezzo
tra la propria realtà e la vita che avevano in mente.

Mi auguro che quello che ti dico in questo video
possa aiutare anche te a fare lo stesso.

Live with Passion,
Tony Robbins

PS. Se ascoltandomi ti viene voglia di incontrarmi dal vivo,
per vivere insieme a me 4 intense giornate di immersione totale
sui tuoi progetti più importanti, lontano dalle distrazioni di ogni giorno,
dal 27 al 30 Aprile 2017
sarò a Londra per l’unica data europea di
Sprigiona il Potere che è in te, il corso per eccellenza
nel campo della scienza della trasformazione personale.
Per maggiori informazioni compila il form che trovi qui

 

Coaching gratuito via whatsapp per 10 persone


La vita ci pone continuamente davanti a sfide che a volte non riusciamo a superare da soli. La tecnologia, con tutti i suoi progressi mette a nostra disposizione strumenti formidabili per trovare le risorse che ci servono in modi straordinariamente nuovi.
Whatsapp è una tecnologia che migliora la gestione delle nostre attività quotidiana ad un costo straordinariamente basso e molti possessori di smartphone già lo sanno.
Su questo sito già offriamo un servizio di email coaching gratuito per sempre… ma whatsapp è sicuramente un metodo più immediato.
Per questo motivo ho deciso di regalare ai primi 10 lettori di miglioramento.com  la possibilità di avere per un anno gratuitamente un coach disponibile al telefono tramite whatsapp.
Se pensi che un tuo amico in questo momento sia particolarmente infelice ma che non abbia bisogno di niente altro che di riscoprire il proprio talento, segnalagli questa possibilità.
È un regalo che non dimenticherà. 😉
Marco Costanzo
Life coach
Numero whatsapp 3404931860

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Quanto la tua felicità è data solamente da beni tangibili?


[articolo offerto da “IL FUTURO DEL BRAND – Martin Lindstrom” un evento Hi Performance]

In questa fantastica lezione Chip Conley, un imprenditore americano nel settore alberghiero, ci spiega una relazione che spesso i leader dimenticano: la felicità dei propri collaboratori è strettamente correlata al successo della propria azienda.
Con un passato da studente di economia ci ricorda quanti errori si possono fare guardando e misurando solo il lato tangibile delle cose.
Viviamo in un mondo dove sono i beni intangibili quelli che creano maggiore ricchezza (pensiamo alla Apple oppure ai diritti sulla proprietà intellettuale) ed ancora ci sono nazioni dove si misura il prodotto interno lordo e non l’indice lordo della felicità.
Guarda questo video e lasciati ispirare. Cosa misurerai davvero nella tua vita a partire da oggi?

 

Qui sotto la trascrizione dell’intervento tenuto al TED

Translated by Barbara Casarini
Reviewed by Elena Montrasio

0:12 Parlerò della semplice verità alla base dell’essere leader nel ventunesimo secolo. Nel ventunesimo secolo dobbiamo guardare a — ed è ciò che oggi vi incoraggerò a considerare — dobbiamo tornare a quando andavamo a scuola, a quando abbiamo imparato a contare. Ma penso che sia ora di pensare a ciò che contiamo. Perché ciò che contiamo in realtà conta veramente.

0:33 Fatemi iniziare con una breve storia. Questa è Van Quach. E’ venuta in questo paese dal Vietnam nel 1986. Cambiò il suo nome in Vivian perché voleva integrarsi qui in America. Il suo primo lavoro fu in un hotel nella periferia di San Francisco, come cameriera. Comprai quel motel circa tre mesi dopo che Vivian aveva iniziato a lavorarci. Io e Vivian lavoriamo insieme da 23 anni.

0:57 Con l’idealismo giovanile di un ventiseienne, nel 1987, ho fondato la mia compagnia e l’ho chiamata Joie de Vivre, un nome veramente poco pratico, perché stavo proprio cercando di creare la gioia di vivere. E questo primo hotel che ho comprato, un motel, era un albergo a ore, per coppiette nei quartieri poveri di San Francisco. Passando del tempo con Vivian, vidi che aveva una certa joie de vivre in come svolgeva il proprio lavoro. Mi incuriosì, e mi pose un interrogativo: “Come può qualcuno trovare veramente la gioia nel pulire le toilettes per vivere?” Così passai del tempo con Vivian, e vidi che non trovava gioia nel pulire le toilettes. Il suo lavoro, il suo obiettivo e il suo proposito non erano di diventare la miglior pulitrice di toilettes del mondo. Ciò che contava per Vivian era il legame emotivo che creava con i suoi colleghi di lavoro e con i nostri ospiti. E ciò che le dava ispirazione e uno scopo era il fatto che, in realtà, sis stava prendendo cura di chi era lontano da casa. Perché Vivian sapeva cosa voleva dire essere lontani da casa.

1:56 Questa lezione di umanità, che ho avuto più di 20 anni fa, mi è stata molto utile durante l’ultima crisi economica che abbiamo avuto. A seguito del dot-com crash e dell’ 11 settembre gli hotel della San Francisco Bay Area attraversarono il più grande calo percentuale dei profitti nella storia degli hotel americani. Noi eravamo i maggiori operatori della Bay Area, quindi eravamo particolarmente vulnerabili. Ma non solo. Ricordate che smettemmo di mangiare le French fries (patatine fritte) in questo paese. Beh, non esattamente. Ovviamente no. Cominciammo a mangiare le ‘freedom fries’. E cominciammo a boicottare tutto ciò che era francese. Beh, il nome della mia compagnia è Joie de Vivre. Così cominciai a ricevere queste lettere da posti come l’Alabama e Orange County che mi dicevano che avrebbero boicottato la mia compagnia perché pensavano che fosse una compagnia francese. E io rispondevo: “Aspettate un momento. Non siamo francesi. Siamo una compagnia americana. La sede è a San Francisco.” E per tutta risposta mi dicevano: “Oh, è anche peggio.”

2:51 (Risate)

[articolo offerto da “IL FUTURO DEL BRAND – Martin Lindstrom” un evento Hi Performance]

2:54 Così un bel giorno in cui mi sentivo un po’ depresso e con ben poca joie di vivre, capitai nella libreria locale dietro al nostro ufficio. Inizialmente finii nella sezione affari della libreria cercando una soluzione ai nostri affari. Ma a causa della mio stato mentale confuso, mi ritrovai molto velocemente nella sezione di auto-aiuto. Ed è lì che ripresi contatto con la gerarchia dei bisogni di Abraham Maslow. Al college ho frequentato un corso di psicologia, e ho studiato questo tizio, Abraham Maslow, e la sua familiare “gerarchia dei bisogni”. Mentre me ne sono rimasto lì seduto, per ben 4 ore, l’intero pomeriggio, a leggere Maslow, ho realmente riconosciuto una cosa che è vera per la maggior parte dei leader. Ed è una delle cose più semplici a livello di affari ma che spesso viene trascurata. E cioè che siamo tutti umani. E ognuno di noi, non importa il nostro ruolo negli affari, ha realmente una gerarchia di bisogni nell’ambiente di lavoro.

3:44 Così iniziai a leggere più cose di Maslow, e ciò che iniziai a capire è che Maslow, più avanti negli anni, voleva prendere questa gerarchia pensata per l’individuo e applicarla alla collettività, alle organizzazioni e in modo specifico agli affari. Sfortunatamente, morì prematuramente nel 1970. E non fu in grado di realizzare del tutto quel sogno. Così in quel dot-com crash capii che il mio ruolo nella vita era di incanalare Abe Maslow. Ed è ciò che ho fatto qualche anno fa quando ho preso la piramide a cinque livelli della gerarchia dei bisogni e l’ho trasformata nella piramide della trasformazione, ossia: sopravvivenza, successo e trasformazione. Non è fondamentale solo negli affari ma anche nella vita. Abbiamo iniziato a chiederci come ci stavamo rapportando con i bisogni primari, quelli di trasformazione degli impiegati che svolgevano un ruolo chiave nella compagnia. Questi tre livelli della gerarchia dei bisogni sono collegati ai cinque livelli della gerarchia dei bisogni di Maslow.

4:37 Ma mentre ci chiedevamo come ci rapportavamo ai bisogni primari dei nostri impiegati e dei clienti, ho capito che non avevamo il modo di misurarli. Non avevamo nulla che ci dicesse realmente se lo stavamo facendo bene. Così cominciammo a chiederci: “Che tipo di unità di misura non banale potremmo usare per valutare realmente quanto i nostri impegati si sentono importanti, o quanto i nostri clienti si sentono connessi emotivamente con noi?” Ad esempio, cominciammo a chiedere ai nostri dipendenti, se capivano la missione della nostra compagnia, e se ci credevano, se pensavano di poterla influenzare, e se sentivano che il loro lavoro avesse un impatto su di essa. E cominciammo a chiedere ai nostri clienti, se sentivano una connessione emotiva con noi, in uno dei sette differenti tipi di connessione. Miracolosamente, mantre facevamo queste domande e cominciavamo a fare attenzione alla parte più alta della piramide, scoprimmo che stavamo creando maggiore lealtà. La lealtà dei nostri clienti spiccò un balzo enorme. Il turnover tra i dipendenti crollò a un terzo della media del settore. E durante quei cinque anni di crisi, le nostre dimensioni triplicarono.

5:34 Quando ho iniziato a passare del tempo con gli altri leader del settore e a chiedere loro come avevano affrontato quel periodo, ciò che mi hanno continuato a dire è che potevano gestire solo ciò che potevano misurare. E ciò che possiamo misurare è quella roba tangibile alla base della piramide. Loro non vedevano nemmeno la roba intangibile nella parte alta della piramide. Così ho iniziato a chiedermi: “Come far sì che i leader valutino l’intangibile?” Se ci insegnano a gestire solo ciò che è misurabile, e tutto ciò che possiamo misurare è la parte tangibile della vita, ci perderemo molte cose che sono in cima alla piramide.

6:04 Così iniziai a studiare un sacco di cose. Trovai un sondaggio che mostrava che il 94 per cento dei leader nel campo degli affari del mondo credono che le cose intangibili siano importanti nei loro affari, cose come la proprietà intellettuale, la loro cultura corporativa, la fedeltà al marchio. Eppure, solo il cinque per cento di quegli stessi leader ha i mezzi per misurare l’intangibile nei propri affari. Così, come leader, noi capiamo che le cose intangibili sono importanti, ma non abbiamo nessuna idea di come misurarle. Ecco allora un’altra citazione di Einstein: “Non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato.” Mi dispiace discutere con Einstein, ma se ciò che ha più valore nella nostra vita e nei nostri affari non può essere realmente contato né valutato, non stiamo forse passando le nostre vite a misurare ciò che è mondano?

6:55 Fu questa questione mentale su ciò che conta che per 7 giorni mi tolse il cappello di leader e mi portò sulle vette dell’Himalaya. Raggiunsi un luogo avvolto dai misteri per secoli, un luogo che alcuni chiamano Shangri La. Si è spostato dalla base di sopravvivenza della piramide per diventare un modello di trasformazione di ruolo per il mondo. Sono andato in Bhutan. Il re adolescente del Bhutan era un uomo curioso, ma questo era nel 1972, quando salì al trono due giorni dopo la morte di suo padre. All’età di 17 anni, cominciò a porsi il tipo di domande che ci si aspetta da qualcuno con la mente da principiante.

7:33 Durante un viaggio in India, agli inizi del suo regno, un giornalista indiano gli chiese del PIL del Bhutan, l’entità del PIL del Bhutan. E il re rispose in un modo che ci ha realmente cambiati 40 anni dopo. Disse: “Perché siamo così ossessionati e focalizzati sul prodotto interno lordo? Perché non ci preoccupiamo maggiormente della felicità interna lorda?” Ora, in pratica, il re ci stava chiedendo di considerare una definizione alternativa di successo, ciò che ha finito per essere conosciuta come FIL o Felicità Interna Lorda. La maggior parte dei leader non l’ha considerata, e quelli che l’hanno fatto hanno pensato fosse solo “economia Buddista”. Ma il re era serio. E questo è stato un momento storico, perché è stata la prima volta in cui un leader mondiale in quasi 200 anni ha suggerito che una cosa intangibile come la felicità — ancora, quel leader di 200 anni fa, il Thomas Jefferson della Dichiarazione d’Indipendenza — 200 anni dopo, questo re suggeriva che l’intangibilità della felicità è qualcosa che dovremmo misurare, ed è qualcosa a cui dovremmo dare valore, come ufficiali governativi.

8:42 Per i seguenti 36 anni di regno questo re ha realmente iniziato a misurare e gestire la felicità in Bhutan. Incluso, recentemente, il passaggio del suo paese da monarchia assoluta a monarchia costituzionale senza spargimento di sangue, né colpi di stato. E il Bhutan, per quelli di voi che non lo sanno, è la più nuova democrazia del mondo, nata solo due anni fa.

9:03 Così passando del tempo con i leader del movimento della FIL ho iniziato a capire che cosa stanno facendo. Ho passato del tempo con il primo ministro. Durante una cena, gli ho fatto una domanda impertinente. Gli ho chiesto: “Come potete creare e misurare qualcosa di così volatile, in altre parole, la felicità?” E quell’uomo molto saggio mi ha detto: “Ascolti, l’obiettivo del Bhutan non è creare la felicità. Noi creiamo le condizioni per cui la felicità possa verificarsi. In altre parole, creiamo un habitat per la felicità.” Wow. Questo è interessante. E disse che c’è una scienza dietro a questa arte. Hanno creato quattro pilastri fondamentali, nove indicatori chiave e 72 diverse unità di misura che aiutano realmente a misurare la loro FIL. Infatti, uno di quegli indicatori chiave è: Come si sentono i Bhutanesi riguardo a come passano ogni giorno il loro tempo? E’ una bella domanda. Come vi sentite riguardo a come occupate ogni giorno il vostro tempo? I tempo è una delle risorse più scarse nel mondo moderno. Nonostante ciò questo piccolo intangibile dato non è uno dei fattori per il calcolo del PIL.

10:08 Così, durante la mia settimana lassù sull’ Himalaya, ho cominciato ad immaginare quella che chiamo un’equazione emozionale. E ha il suo centro in ciò che ho letto tempo fa in uno scritto del rabbino Hyman Schachtel. Quanti lo conoscono? Nessuno? Nel 1954 ha scritto un libro intitolato “The Real Enjoyment of Living” [La vera gioia di vivere] in cui suggeriva che la felicità non consiste nell’avere ciò che vuoi ma nel volere ciò che hai. In altre parole, penso che i Bhutanesi credano che la felicità stia nel volere ciò che si ha – pensate alla gratitudine, divisa per l’avere ciò che si vuole, pensate alla gratificazione. I Bhutanesi non sono presi da un tran tran di aspirazioni che li concentri costantemente su ciò che non hanno. La loro religione, il loro isolamento il loro profondo rispetto per la propria cultura e ora i principi del loro movimento della FIL hanno creato un senso di gratitudine verso ciò che hanno. Quanti di noi qui, membri di TED tra il pubblico, passano la maggior parte del tempo nella parte inferiore di questa equazione, nel denominatore? Siamo in una cultura dal fondo pesante in più di un modo.

11:13 (Risate)

11:15 La realtà è che, nei paesi occidentali, spesso ci ostiniamo a perseguire la felicità come se fosse qualcosa che dobbiamo uscire a — un oggetto che dobbiamo ottenere, o forse molti oggetti. In realtà, se si guarda nel dizionario, molti dizionari definiscono la parola perseguire come “ricercare con ostilità”. Ricerchiamo la felicità con ostilità? Bella domanda. Ma torniamo al Bhutan.

11:42 Il Bhutan è al momento confinante a nord e a sud con il 38 per cento della popolazione mondiale. Questo piccolo paese potrebbe, come un inizio in un industria matura, essere la scintilla iniziale che influenzerà realmente un ventunesimo secolo governato dalla classe media in Cina e India? Il Bhutan ha creato l’ultimo prodotto da esportazione, una nuova moneta mondiale del benessere. E ci sono 40 paesi nel mondo oggi che stanno studiando la loro FIL. Forse avete sentito, quest’autunno che Nicolas Sarkozy in Francia, ha annunciato i risultati di uno studio durato 18 mesi fatto da due premi Nobel per l’economia, focalizzato sulla felicità e il benessere in Francia. Sarkozy ha suggerito che i leader mondiali dovrebbero smettere di focalizzarsi in modo miope sul PIL e considerare invece un nuovo indice, che alcuni francesi chiamano “indice della gioia di vivere”. Mi piace. Un’opportunità per condividere il marchio.

12:35 E solo tre giorni fa, tre giorni fa qui a TED, abbiamo avuto in collegamento David Cameron, probabilmente il prossimo Primo Ministro della Gran Bretagna, in cui si citava uno dei miei discorsi preferiti di sempre, il discorso poetico tenuto da Robert Kennedy nel 1968 nel quale suggeriva che siamo focalizzati in modo miope sulla cosa sbagliata e che il PIL è un’unità di misura errata. Così suggeriva che il momento è instabile.

12:58 Ho preso quella citazione di Robert Kennedy, e l’ho trasformata per un momento in un nuovo schema di bilancio. Questo è un insieme di cose che Robert Kennedy ha detto in quella citazione. Il PIL comprende tutto, dall’inquinamento dell’aria alla distruzione delle nostre foreste. Ma non tiene conto della salute dei nostri bambini o dell’integrità dei nostri funzionari pubblici Mentre guardate quaste due colonne qui, non sentite come sia giunto per noi il momento di trovare un nuovo modo di misurare, un nuovo modo di immaginare che cosa è importante per noi nella vita?

13:28 (Applausi)

13:32 Robert Kennedy suggeriva proprio questo alla fine del suo discorso. Diceva: “Il PIL misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.” Wow. Così, come lo facciamo? Lasciatemi dire una cosa che possiamo iniziare a fare nei prossimi dieci anni, almeno in questo paese. Perché cavolo, in America faremo un censimento nel 2010. Spenderemo 10 miliardi di dollari per farlo. E faremo 10 semplici domande — è la semplicità. Ma tutte queste domande sono tangibili. Riguardano la demografia. Dove vivete, con quante persone vivete, se possedete la vostra casa o meno. Nient’altro. Non chiederemo cose significative. Non porremo domande importanti. Non chiederemo nulla d’intangibile.

14:15 Abe Maslow disse molto tempo fa qualcosa che avete già sentito, ma non sapevate che lo avesse detto lui. Disse: “Se l’unico utensile che si ha è un martello, tutto comincia ad assomigliare a un chiodo.” Il nostro utensile ci ha presi in giro. Scusate l’espressione. (Risate) Il nostro utensile ci ha presi in giro. Il PIL è stato il nostro martello. E il nostro chiodo è stato il modello di successo dell’era industriale del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Eppure, ad oggi, il 64 per cento del PIL mondiale è in quell’industria intangibile che chiamiamo servizi, l’industria dei servizi, di cui faccio parte. E solo il 36 per cento è nelle attività tangibili della manifattura e dell’agricoltura. Così forse è ora di prendere una scatola degli utensili più grande. E’ ora di prendere una scatola degli attrezzi che non conti solo ciò che è facile contare, le cose tangibili della vita, ma conti realmente ciò a cui diamo più valore, le cose che sono intangibili.

15:09 Penso di essere una curiosa specie di direttore generale. Ero anche un curioso tipo di economista da studente. Ho imparato che gli economisti misurano tutto in unità concrete di produzione e consumo come se ognuna di quelle unità concrete fosse esattamente la stessa. Non sono le stesse. Infatti, come leader, ciò che dobbiamo sapere è che possiamo realmente influenzare la qualità di quelle unità di produzione semplicemente creando le condizioni per far sì che i nostri dipendenti sentano il proprio ruolo. E infatti, nel caso di Vivian, la sua unità di produzione non sono le ore di lavoro concreto. E’ la differenza intangibile che fa in quelle ore di lavoro.

15:47 Questo è David Arringdale, un ospite di lunga data al motel di Vivian. E’ stato lì un centinaio di volte negli ultimi 20 anni. Ed è fedele alla direzione grazie alla relazione che Vivian e i suoi colleghi hanno creato con lui. Hanno creato un habitat di felicità per Dave. Lui mi dice che può sempre contare su Vivian e sullo staff per sentirsi a casa. Perché mai i leader negli affari e gli investitori, molto spesso non vedono la connessione tra creare l’intangibile felicità dei dipendenti e creare i tangibili profitti finanziari dei propri affari. Non dobbiamo scegliere tra dipendenti ispirati e grandi profitti. Possiamo avere entrambi. E infatti, i dipendenti ispirati, molto spesso, aiutano a fare buoni profitti, già.

16:40 Così ciò di cui il mondo ha bisogno ora, secondo me, sono leader negli affari e nella politica che sanno cosa contare. Contiamo i numeri. Contiamo sulle persone. Ciò che realmente conta è quando usiamo i nostri numeri per prendere davvero in considerazione le nostre persone. L’ho imparato da una donna delle pulizie di un motel e dal re di un paese. Che cosa potete iniziare a contare domani? Quale cosa potete iniziare a contare oggi stesso, che sia realmente significativa nella vostra vita, sia quella lavorativa che quella degli affari?

17:17 Molte grazie.

17:19 (Applausi)

lavorare con gioia
lavorare con gioia – miglioramento.com

 

[articolo offerto da “IL FUTURO DEL BRAND – Martin Lindstrom” un evento Hi Performance]

Il volo del Colibrì di Paulina Acosta


Ho avuto la fortuna di conoscere di persona Paulina e posso dire che la sua storia è veramente ispirante.

Dalla pulizia dei bagni di Roma alla presentazione di un libro al Senato della Repubblica il passo è determinato solo dalla nostre convinzioni.

Paulina è sicuramente un esempio per quanti sanno che il duro lavoro non basta a cambiare la vita ma che è il terreno giusto su cui piantare il seme dello sviluppo personale, avendo ogni giorno la forza di cambiare traiettoria fino a quando il sogno non si realizza.

Guarda questo video

Questo è un estratto del “Volo del Colibrì”

Poco a poco il lavoro di cameriera non mi accontentava più come prima ed ero alla ricerca di qualcos’altro. Non sapevo esattamente cosa. Infatti nella vita se non abbiamo le idee chiare passa tanto tempo e lasciamo passare i migliori anni senza sapere dove investire la nostra energia, capacità e i nostri talenti.

Volevo migliorarmi ogni volta di più perché facendo così, insegnavo alla mia squadra e la qualità del servizio migliorava. Volevo imparare tutto riguardo ai vini, ma i corsi costavano tanto perciò mi era venuta l’idea di lavorare gratis in un locale solo di vini, per tre mesi facevo avanti e indietro dal ristorante al locale avevo voglia di cambiare orario e posto di lavoro, non volevo più puzzare di fritto e finire all’una o alle due di notte; il locale di vini e cultura era più bello e raffinato, in un quartiere carino e mi piaceva l’eleganza delle persone che entravano.

Piano piano divenni consapevole che il ristorante non mi piaceva più ed ero triste perché lavoravo senza voglia, volevo cambiare, ma non sapevo fare altro che lavare piatti e metterli a tavola. Sono andata via perché non potevo più continuare a lavorare in nero.

Avevo il lavoro fisso di cameriera, ma ogni tre mesi, cambiavo lavoro, ho fatto tanti lavori diversi, sapevo fare tutto ma allo stesso momento non sapevo fare niente.

Visto che sapevo l’inglese ho mandato dei curricula ad altri hotel specificando che mi potevano assumere come receptionist, ma tutti mi chiedevano esperienza, ed io non ce l’avevo, chiedevo loro di darmi l’opportunità di provare, ma nulla: tutti chiedono esperienza e nessuno mi dava la possibilità di iniziare a farla. Nonostante ciò continuavo a mandare curricula, ed all’ inizio i colloqui erano stressanti, mi sudavano le mani, mi tremava la voce, mi mettevano tanta tantissima paura, ansia ed il battito cardiaco aumentava molto, erano orribili perché mi sentivo sottoposta ad esame come un topo, scrutato con una lente di ingrandimento, pronto ad essere analizzato, studiato e alla fine il verdetto finale: serve o non serve.

paulina acosta
paulina acosta

Visto che era una tortura farli, ma il desiderio di cambiare era forte, ho deciso di cambiare atteggiamento e non preoccuparmi più di essere presa o no, bensì di acquisire sicurezza, di gestire le mie emozioni e decisi di imparare su me stessa e sugli altri, osservandomi, analizzandomi, ascoltando, così da essere io chi dava il verdetto finale a me stessa, colloquio dopo colloquio facendo così cominciavo a divertirmi, tanto erano sempre le stesse domande, le stesse posizioni con il linguaggio del corpo (avevo comprato un libro che si intitolava cosi), sempre gli stessi atteggiamenti di superiorità da parte del “responsabile della selezione del personale” ma cominciavo ad essere più sicura e mi mettevo nei panni di essere io “il responsabile della selezione del mio futuro capo” così, se non mi piacevano, non andavo più.

Un giorno un tour operator mi chiamò, ero felicissima di cambiare lavoro, mi avevano accettato anche se non avevo esperienza, tanto l’avrei acquisita con loro, avrei fatto pratica e se tutto andava bene, mi avrebbero fatto il contratto. Ero felice, nuove prospettive, l’unica cosa che non mi piaceva era di stare in una scrivania, al telefono con un computer, chiusa in quattro mura, questo mi faceva sentire morta, mi sentivo di soffocare, marcire piano piano ed ogni mattina era un vero sacrificio andare in ufficio, provavo a vedere le cose positive: almeno ero seduta, le gambe e la schiena riposavano, avevo le mani curate e profumavo! Per sei mesi ho lavorato dalle otto del mattino alle tre del pomeriggio dal tour operator, e poi prendevo il mio bellissimo cinquantino per arrivare al ristorante dell’hotel e cominciare dalle cinque del pomeriggio ed andavo avanti fino a che l’ultimo cliente decideva di andare via.

Purtroppo ero scoppiata dalla stanchezza e dalla sofferenza perché stare chiusa mi rattristiva e nonostante provassi a convincermi che tutto era meglio nell’altro posto avevo deciso di rimanere al ristorante. Ho fatto la prova anche se in fondo già lo sapevo che non era un lavoro per me, nel mio paese quando decisi di studiare per essere Guida Turistica anziché esperta in Agenzia di Viaggi o Tour Operator era perché a me piaceva sentirmi libera, girare dappertutto, vedere visi diversi, muovere il mio corpo. Lo stare seduta su una sedia da scrivania per me è stato come stare seduti sulla sedia elettrica pronta per l’esecuzione, mancava solo di legare le mani al bracciolo della sedia! Ma i lacci c’erano anche intorno alle mie mani sopra il computer a digitare i testi, ero veloce e mi piaceva perché al liceo avevo studiato “segretariato Bilingue”, ma dopo mezz’ora seduta morivo, anche se rispettavo molto chi poteva fare un lavoro così. Spesso mi chiedevo come potevano sopportare tante ore seduti. Ancora oggi tanti non capiscono com’è che io non riesco ad stare seduta e non riesco ad stare ferma.

Come ho già detto, con i miei fratelli avevo un bellissimo rapporto, litigavamo ogni tanto ma allo stesso momento condividevamo tutto! Uscivamo a ballare, guardavamo film, mio fratello faceva popcorn per tutti e tutte le sere cucinava per noi, era il nostro chef privato fin quando si è stufato non solo di cucinare ma proprio di vivere in questo paese e decise di punto in bianco di tornare in patria, io ero scioccata non me lo aspettavo, nessuno di noi se lo aspettava, credevo che scherzasse invece parlava sul serio e il giorno dopo era partito… quell’ aeroporto quel maledetto aeroporto!

Mia madre non era venuta e non si sono salutati, invece mia sorella, la sua fidanzata ed io lo abbiamo accompagnato e fino all’ultimo momento lo avevamo pregato di non andare via; adesso sono passati quasi sei anni, ma sento che mi manca tanto e ogni giorno che passa e da quel “a presto” che ci siamo detti, cerco in tutti i modi di convincermi che lui è felice là, lui ha una mente prodigiosa, è molto intelligente e già da bambino aveva tanta dimestichezza con i numeri, ora dirige cinque aziende e sta avviando la sua attività in proprio, so che se fosse rimasto qui avrebbe per tutta la vita fatto l’idraulico e avrebbe sofferto tantissimo.

Poi, con il passare dei giorni ho messo da parte la voglia di cambiare e ho continuato ad imparare dal mio capo nell’hotel, non capivo per niente le sue scelte, le sue decisioni, e facevo sforzi enormi per comprenderlo, tutti mi dicevano che non dovevo capire niente, che il mio compito era solo fare e far fare alla squadra quello che lui chiedeva, è vero non avevo scelta dovevo fare e basta, ma io volevo imparare, volevo ragionare come lui, visto che sognavo di avviare una mia attività; nessuno mi insegnava niente, mi arrabbiavo, ma niente cambiava.

Ho cominciato un corso per insegnare lo spagnolo così avrei potuto lavorare, l’idea di insegnare la mia lingua mi piaceva e piano piano imparavo l’arte dell’insegnare e continuavo a inviare curricula ma non più a ristoranti o alberghi, puntavo su scuole di lingua, istituzioni che operavano all’estero e alla posta italiana. Ma non ho mai ricevuto nessuna risposta.

Un giorno il mio guru mi aveva chiamata molto entusiasta per parlarmi di un’attività nuova, ma dopo un mese però mi aveva detto che non era niente di importante. Subito dopo un’amica sua mi chiama per parlarmi di questa attività, mi ero lasciata condizionare dal commento del mio guru e ho rimandato l’appuntamento per tre mesi, non avevo il coraggio di dirgli di no perché era amica del mio guru. Al quarto mese sono andata all’appuntamento soltanto perché la smettesse di telefonarmi ed invece ho trovato l’attività dei miei sogni: lavorare con chi volevo, quando volevo, dove volevo, come volevo, non avevo limiti né di guadagno né di territorio, potevo lavorare per l’importanza non per l’urgenza, cioè avrei potuto accumulare denaro a vita svolgendo questa attività fantastica e soprattutto meritocratica. Ho percepito nei miei pensieri che questa era l’opportunità che ho sempre sognato: parlo del lavoro in rete o network marketing. Conoscevo pochissime persone, ma non mi scoraggiai e cominciai! È stato solo in questo momento che ho capito l’importanza di aprirmi e fare amicizie, sono passata dal non parlare con nessuno a fermare la gente per la strada e tentare di fare amicizia, ero così entusiasta dell’idea di creare una rete a livello nazionale e internazionale, avrei potuto viaggiare, lavorare e parlare le lingue, avrei potuto rimanere quanto volevo in ogni parte del mondo senza dover rientrare perché le ferie erano finite, avevo intravisto per la prima volta nella mia vita la libertà. Una speranza che si concretizzava e la possibilità di avviare con un piccolo investimento una mia attività.

Mia madre però era contraria, diceva che era una setta, che mi avevano fatto il lavaggio del cervello, che dovevo essere realista, cosa che mia madre chiedeva sempre, ma io non ho mai potuto accontentarla.

La prima cosa che mi venne detta era che se i miei genitori non erano ricchi, non avrebbero mai potuto insegnarmi ad esserlo e anche se volevo loro tantissimo bene per un po’ non avrei dovuto dar loro ascolto. E così fu, mia madre mi aveva fatto scegliere tra lei o “quella setta” al che io le risposi che nonostante le volessi tantissimo bene, avrei svolto quella attività proprio per amore verso lei e i miei fratelli, e che non volevo rimanere a pulire stanze, o lavare piatti per il resto della mia vita, visto che fino a quel momento era l’unica cosa che avevo svolto, le avevo detto che tutti i sacrifici che lei aveva fatto per farmi studiare e tutta la sofferenza della lontananza non si potevano buttare pensando di restare a pulire piatti.

Avevo visto una piccola luce e speranza di cambiamento, sognare, volare, per questo doveva lasciarmi stare. Avevamo litigato fortemente, erano anni che non ricordavo una lite così, e per più di sei mesi non ci siamo parlate. Soffrivo moltissimo, ma ero convinta della mia scelta e sapevo che un giorno l’avrei trascinata con me e i miei fratelli. Per me tutto era un’incognita ma dentro di me sentivo una forza che mi spingeva ad agire e mi dava coraggio.

 

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Il volo del colibrì
Il volo del colibrì