Più triste della morte…

Più triste della morte c’è solo la morte di un bambino.

Per nostra incuria quanti bambini muoiono nel mondo. Per il nostro egoismo quanto poco riusciamo a guardare oltre il nostro naso per non pensare solo a noi. Però a volte con tutte le nostre cure, con tutta la tecnologia del mondo, con tutto il nostro essere pieni di noi stessi, non possiamo evitare che un bambino muoia anche quando ha le cure migliori.

Questa storia, la storia di una famiglia che ha ribattezzato la morte come “nascita in cielo” è significativa per dare ad ognuno di noi la vera prospettiva da cui partire per ogni speculazione intellettuale.

La vita terrena possiamo arricchirla quanto vogliamo (o possiamo) ma è un orizzonte limitato. Quando ognuno di noi si avvicina ad un giorno di dolore ineliminabile, tornare a leggere questo brano può far si che un momento di tristezza dia un significato affatto nuovo alla nostra vita.

Grazie Michele per il tuo coraggio. Che la vera Pace alberghi sempre nel tuo cuore ed in quello dei tuoi bambini. E che Virginia vi sorrida sempre in ogni buon sogno che farete.

Marco

 

La foresta del ricordo.

Sabato 2 Novembre, un punto nella foresta della città di Coblenza, Germania.

Un po’ di mesi fa abbiamo ricevuto l’invito di scegliere l’albero. In Germania tutto è pensato e pianificato, nulla al caso. L’associazione dei genitori dei bambini morti di cancro della quale facciamo parte, ci invitava a scegliere l’albero per nostra figlia. Un albero da piantare nella foresta che attornia la città. Un albero per collegare la terra e il cielo. Un albero che rimanga, anche più dei genitori che sono sopravvissuti , almeno per ora. Un albero con la targhetta per mettere sotto il cielo per iscritto che c’erano degli Angeli qui sulla terra, mandati da lassù per urlare al mondo di darsi una mossa, di convertirsi, di non cercare la verità tra le ghiande ma di guardare in su.

Appuntamento alle dieci in un parcheggio dove di solito partono passeggiate a piedi all’interno della foresta. Tutto è indicato. Mi aspetto non tanta gente. Nell’ultimò ritrovo dell’associazione eravamo 5 o 6 famiglie. E invece no. Quando si parla di infinito sono tutti li. Quando si parla di riprendere il discorso interrotto sono tutti pronti a partecipare.

17 famiglie sotto un cielo grigio e qualche goccia di pioggia qui e lá. 17 famiglie , ognuna con una storia non a lieto fine. 17 famiglie che hanno provato fino in fondo il sapore della vita, non sempre dolce come descritto in TV o nelle riviste. 17 famiglie che si guardanocon affetto anche se magari è la prima volta che ci si incontra. 17 famiglia che viaggiavano a grande velocità nella vita ma che a un certo punto hanno sbattuto il culo per terra, hanno sentito il ruvido dell’asfalto che gratta prima i vestiti e poi consuma la pelle, che hanno avuto la sabbia in bocca , tra i denti. E da allora la strada della vita è per sempre cambiata: altra direzione, altra velocità, un altro paesaggio la contorna.

Aspettiamo quindi in maniera più o meno ordinata sul bordo di un grande prato all’interno del bosco. È ora: discorso di rito per spiegare le modalità di come pianteremo gli alberi. Ogni famiglia ha ricevuto un numero che corrisponde all’albero del tipo scelto e questi sono già nel loro buco. Noi dobbiamo solo chiudere il buco e mettere i pali che terranno diritti gli alberi…. Nulla è lasciato al caso come solito. La truppa parte quindi giù per un sentiero erboso. L’aria è umida e l’erba bagnata ma non piove ancora. L’aria è piacevolmente fresca. Non pensando alla situazione meteo, io sono l’unico della famiglia con scarpe da trekking. Gli altri della nostra truppa hanno invece scarpe per tutti i giorni. Mi consolo osservando che la nostra famiglia non è l’unica ad essere sprovveduta. Arrivati alla fine del sentiero giungiamo su quello che sarà il parco: è stata disboscata un pezzetto di foresta e da un lato sono stati messi tutti in fila gli alberi per i nostri figli in cielo. Essendo stato disboscato il terreno ed essendo tutto bagnato, il fango è ovunque. Ondeggiando e affondando proseguiamo per il nostro albero: il numero otto. Da casa abbiamo portato due pale, Tancredi inizia a spingere la terra dentro il buco e io faccio le foto di rito. La vista da li sulla foresta è molto bella. In futuro verranno messe il vicini panchine per fare il picnic e la spianata di fango diventerà un bel prato. Vicino ad ogni albero c’è una palo di legno con il posto per un cartello. Dopo esser sprofondati nel fango, andiamo dove ci viene dato il nostro cartello da personalizzare. In realtà è una pietra, dei quelle piatte, di quelle che qui venivano usate sulle case. Scrivo da una parte il nome della mia bimba, poi giriamo la pietra piatta e i bimbi ci possono disegnare. Matilde fa un angioletto e una farfalla, Tancredi un fiore, Sofia invece scrive una frase. I nostri bimbi sono come sempre incredibilmente giocosi anche in queste occasioni, anche se hanno sempre nel cuore la sorellina scomparsa. Proprio guardando le altre famiglia li vicino, mi rendo conto come il Padre ci abbia dato una grazia: non tutte, infatti, sono così spensierate e giocose. Lo si capisce dai volti testi, dalle bocche rivolte all’ingiù, dalle mezze frasi che si scambiano. Torno all’albero per far fissare la scritta, poi mi viene un dubbio se metterla dal lato con il nome, quello che ho scritto io, o dal lato dei disegni dei bimbi. Beh all’unisono i bimbi vogliono i loro disegni e quindi che così sia. Virginia è sicuramente la in mezzo a noi, a tenerci uniti , ad accarezzarci e anche lei di sicuro avrebbe gradito i loro disegni e scritti.

Da li a poco passa un aiutante con uno strumento per piantare i pali: anche qui nulla al caso. Due pali per tenere diritto l’albero. E se l’albero poi si secca? Nel discorso iniziale è stato previsto anche questo: la famiglia verrà contattata di nuovo per piantar e tutto bene. Arriva il pianta pali, con la sua flemma tutta tedesca. Io aiuto a tenere dritto l’albero, in tanta che lui pianta. Dopo di noi tocca a una famiglia indiana. Lui è scuro di pelle, baffi, molto basso e sempre sorridente. Anche la moglie è scura e bassa, anche lei sorridente. Ricordo la prima volta che li abbiamo incontrati: era in quelle occasioni in cui l’associazione di cui facciamo parte si ritrova per un piccolo rinfresco e meditare un po’. Anche allora questa coppia era tanto sorridente, poi in un tedesco misto a inglese hanno raccontato della loro figlia, volata in cielo a diciotto anni. In cielo. Cielo pieno di bambini santi che hanno finito la missione affidatagli dal Padre nostro. Noi poveri mortali che non capiamo, che non riusciamo a capacitarci di quello che sia successo, che cerchiamo motivazioni tutte terrene e terrose. Tutti che cerchiamo comunque un collegamento con il cielo. Di queste diciassette famiglia multicolore composte da cattolici, musulmani, induisti e atei…. Tutti qui a cercare un collegamento con il cielo, un collegamento rappresentato da un albero. Ponte ideale appunto tra terra, di noi terroso, e il cielo dei Santi e degli Angeli.

Finito il tutto andiamo in un ristorante poco lontano da li per mangiare qualcosa tutti insieme. L’atmosfera è carina ma noi sediamo inevitabilmente vicini a chi conosciamo, con chi abbiamo già scambiato sentimenti e lacrime. Nel gruppo e infatti appartengono famiglia fino a dieci anni indietro nel tempo: ci sono famiglia che hanno perso il loro bimbo dieci anni fa. Scruto alcune di queste famiglia a me nuove , ma l’indicatore di felicità è simile alle altre. Ci sono alcuni con sguardo duro, comportamenti distaccati e compiti. Altri invece dallo sguardo amichevole. Qualcuno si confida sottovoce. Un altro racconta di un ricordo, dell’albero sotto cui sedeva spesso la figlia. Quello stesso albero hanno piantato oggi.

Quanti sentimenti, quanta umanità tutta raggruppata insieme. Mi fa sentire vivo’ mi fa sentire di essere qui per qualcosa. I nostri figli giocano con quelli degli altri. In queste occasioni sembra proprio che tra i fratelli superstiti si crei qualcosa di magico, come se abbiano , anche conoscendosi poco, un linguaggio comune.

Quando eravamo a Medjugojie con Virginia, Visca, una dei veggenti, ci ha detto che era una grazia quello che ci stava capitando. Sul momento non avevamo capito, avevamo forse un sentore, una sensazione ma non capivamo. Oggi posso dire che l’esperienza passata grazie a Virginia ha cambiato la nostra vita, ci ha fatto vivere veramente e non smetterò mai di ringraziarla per quello che ci ha portato.

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Citazioni da “La fine è il mio inizio” – Tiziano Terzani

E vivi ora! Il passato è semplicemente un ricordo, non esiste. Sono le tue memorie che accumuli, riordini, falsifichi. Ora invece non falsifichi niente. Quello che ti aspetti dal futuro è una scatola piena di illusioni, vuota. Chi ti dice che si riempirà? “Ora lavoro, poi vado in pensione e vado a pescare.” Chi lo sa se ci saranno ancora i pesci? La vita avviene in questo momento ed è in questo momento che uno deve saperne godere.

Episodio della madeleine – tratto da “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust

“Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio”

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Testi di canzoni – L’universo tranne noi – Max Pezzali

Ti ho incontrata ma tu non mi hai visto
Eri in macchina, è stato un attimo
Ma il mio cuore si è bloccato
O era fermo prima e ha ripreso a battere
Tante volte io l’ho immaginato
Rivedere te che effetto mi farà
Però adesso che è capitato
Non importa più se sia stata colpa tua o mia

Eravamo quel che tutti sognano
Quell’amore che i cantanti cantano
Tanto forte, potente, immenso che
Sembra esagerato e impossibile
Con il petto che sembra esplodere
Che non serve altro in più per vivere
Che potrebbe scomparire l’Universo tranne noi
Tranne noi

I ricordi che sembrano lame
Fanno male ma forse li cerco io
Per rivivere, per ricordare
Ogni istante accanto a te
Una vita accanto a te

E il cervello sa che è complicato
Ciò che è rotto ormai non si riparerà
Però il cuore sai me l’ha giurato
Sa che un giorno tornerai… sì
Dice presto tornerai

E saremo quel che tutti sognano
Quell’amore che i cantanti cantano
Tanto forte, potente, immenso che
Sembra esagerato ed impossibile
Con il petto che sembra esplodere
Che non serve altro in più per vivere
Che non c’è parola per descrivere
Che ti sceglie e che non si fa scegliere

E saremo quel che tutti cercano
Quell’amore che i cantanti cantano
Tanto forte, potente, immenso che
Sembra esagerato e irrealizzabile
E che il petto fa quasi esplodere
Senza il quale non si può più vivere
Che potrebbe scomparire l’Universo tranne noi

Il miracolo segreto – Roberto Vecchioni

Non lo facevo così brutto
questo disgraziato istante,
ma sulla fine della vita
se ne dicono poi tante;
tu c’hai tutti i tuoi diritti
e avrai tutto calcolato,
ma lo dico con rispetto
non mi sento preparato:
Ho lasciato indietro tante, tante cose da finire
e mi basterebbe un anno per poterle ancora dire
Si lo so che con il tempo
non si gioca a rimpiattino,
ma lo fermerai per tutti
tranne per il mio destino:
proprio come nella favola
della bella addormentata
tutti resteranno immobili
e avrò un anno in più di vita
Tutto resterà immutabile come in mezzo ad un respiro,
sotto un sole intramontabile che non sembra manco vero
Si ferma il fiume della storia,
si blocca l’ape in mezzo all’aria,
e la mia goccia di sudore,
l’urlo di chi sta a far l’amore,
si tace il coro nella chiesa,
si inceppa il mitra del ribelle,
dove l’acrobata è sospesa,
dove non brillano le stelle,
si gela il sole e il mondo resta
senza più musica e parole
come alla fine di una festa
Dammi questo miracolo segreto,
solo un anno di tempo
per tornare ancora indietro,
ritrovare le cose che ho lasciato chissà dove,
dammi un anno di tempo per riscrivere parole,
Dammi questo miracolo segreto,
non ti chiedo di continuare
a vivere e ad amare,
non ti chiedo di stringere
chi mi sono visto andare,
ma solamente il tempo
per potere ricordare
Prima che l’ape torni al volo,
prima che scenda il mio sudore,
devo riempirmi la memoria
di ogni dettaglio di colore,
spegnere e accendere le luci
di settant’anni di cammino,
e riprovare tutti i baci
bocca per bocca
ad uno ad uno
Prima che un figlio alzi la testa
e mi saluti come dirmi
che un altro tempo non mi resta,
nè un altro bacio che mi svegli
Dammi questo miracolo segreto,
una pioggia di neve in un giocattolo di vetro,
la più bella canzone che ti nasce dal silenzio,
da saperla noi soli
da saperla noi soltanto
Dammi questo miracolo segreto,
solo un anno di tempo
per tornare ancora indietro,
ritrovare le cose che ho lasciato chissà dove,
dammi un anno di tempo per riscrivere parole
Dammi questo miracolo segreto,
non ti chiedo di continuare
a vivere e ad amare,
non ti chiedo di stringere
chi mi son lasciato indietro,
ma solamente il tempo
per potere ricordare