APPOFocus — Marco Costanzo · sezione 26 di 37
«Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.»
Platone, Apologia di Socrate.
Il grande mercato delle promesse
Esistono applicazioni che promettono di renderti più concentrato con dieci minuti di giochi al giorno. Corsi che promettono un’attenzione d’acciaio in una settimana. Integratori, suoni speciali, tecniche segrete. È un grande mercato. E come in ogni mercato, accanto a cose buone ci sono molte promesse vuote.
Questo capitolo mette un po’ d’ordine, con il metodo che conosci: guardare le prove, comprese quelle scomode.
I giochi di allenamento cerebrale
Nel duemilasedici un gruppo di psicologi guidato da Daniel Simons ha esaminato con grande cura le ricerche sui programmi di allenamento cerebrale. La conclusione è stata netta. Chi si allena con questi giochi migliora, in effetti, proprio nei giochi su cui si allena. Ma ci sono poche prove che il miglioramento si trasferisca alla vita reale: allo studio, al lavoro, alla capacità di concentrarsi su un compito diverso.
Come promessa di un’attenzione migliore nella vita di ogni giorno, quindi: smentita. Se ti piacciono, gioca pure. Ma non aspettarti che ti aiutino a finire la tua tesi.
La consapevolezza: positiva, non miracolosa
Diverso è il caso degli allenamenti di consapevolezza, quelli che in inglese si chiamano mindfulness. Una grande sintesi di centoundici studi controllati ha trovato miglioramenti piccoli o moderati, ma concreti, in diverse capacità della mente, tra cui l’attenzione sostenuta e la memoria di lavoro. Prova solida.
Ma anche qui serve onestà. Uno studio controllato, che confrontava un corso di consapevolezza di otto settimane con un programma di benessere ben costruito, non ha trovato differenze nell’attenzione sostenuta. Il quadro, quindi, è positivo, ma non miracoloso. Per questo nel libro trovi esercizi brevi di respiro consapevole, e non la promessa che basteranno da soli.
Che cosa funziona, allora
Mettendo insieme tutto ciò che hai letto, emerge una regola semplice. Funzionano meglio gli allenamenti che assomigliano alla vita reale. Non allenare l’attenzione su un gioco, per poi sperare che passi al lavoro. Allenala direttamente sul lavoro: sul tuo Unico Risultato, con le tue distrazioni vere, nel tuo ambiente vero. È esattamente ciò che fa il metodo APPOFocus.
L’applicazione di Luca
Luca, prima di questo libro, aveva pagato per un anno un’applicazione di allenamento cerebrale. Ogni giorno faceva dieci minuti di giochi: memorizzare sequenze di colori, trovare forme nascoste, fare calcoli veloci. Dopo sei mesi, i suoi punteggi erano altissimi. La sua concentrazione al lavoro, invece, era la stessa di prima.
Ora capisce perché. Era diventato bravissimo nei giochi. Ma i giochi non erano il suo lavoro. Applica la prova della promessa, le tre domande, all’applicazione. Su che cosa si basa? Sulle testimonianze degli utenti. Il miglioramento è stato misurato nella vita reale? No, solo nei giochi. Chi la promette ci guadagna? Sì, ogni mese, con l’abbonamento.
Luca disdice l’abbonamento. Con quei soldi compra un paio di cuffie per il suo tempo protetto. E nota, con un sorriso, che le cuffie hanno fatto per la sua concentrazione molto più di un anno di giochi.
I respiri di Paolo
Paolo era scettico anche sulla consapevolezza. Gli sembrava una moda da città. Ma prova i tre minuti di respiro, la mattina, prima di aprire il negozio, seduto sulla panchina di fronte al mare.
Non diventa un maestro di meditazione. Non ha visioni, non si sente illuminato. Ma dopo qualche settimana nota due cose piccole. Si accorge prima quando si sta innervosendo con un cliente. E quando squilla il telefono durante l’ora protetta, riesce a lasciarlo squillare senza ansia. Effetti piccoli, come dice la ricerca. Ma per lui, preziosi.
L’effetto Mozart
Negli anni Novanta un piccolo studio pubblicato su una rivista scientifica molto prestigiosa suggerì che ascoltare per dieci minuti una sonata di Mozart migliorasse, per un breve periodo, alcune capacità di ragionamento spaziale. La notizia diventò in poco tempo un fenomeno mondiale. Si vendettero dischi di Mozart per rendere i bambini più intelligenti. In uno Stato americano, il governatore propose di regalarne uno a ogni neonato.
Poi arrivarono le verifiche. Altri studi non trovarono l’effetto, o lo trovarono piccolissimo. Una grande sintesi di molti di questi studi concluse che l’effetto, se esiste, è minimo, e probabilmente dovuto al buon umore e all’attivazione che la musica piacevole produce, più che a qualcosa di speciale in Mozart.
È una storia esemplare. Un risultato piccolo, una promessa enorme, un mercato pronto a venderla. Quando incontri una promessa sull’attenzione, ricordati di Mozart. Ascoltalo pure, perché è meraviglioso. Ma non per diventare più concentrato.
Le perline di Rosa e la pubblicità
Rosa, un pomeriggio, vede in televisione la pubblicità di un integratore che promette di migliorare la memoria e la concentrazione dopo i sessant’anni. Costa trenta euro alla confezione. Rosa ha paura di perdere la memoria, come è successo a sua sorella. La tentazione di comprarlo è forte.
Allora fa la prova della promessa, con le tre domande che ha imparato. Su che cosa si basa? La pubblicità parla di uno studio, ma non dice quale. Il miglioramento è stato misurato nella vita reale? Non si sa. Chi la promette ci guadagna? Sì, trenta euro al mese.
Rosa non lo compra. Invece, chiede al suo medico che cosa può fare per la sua memoria. Il medico le parla di sonno, di movimento, di relazioni, di tenere la mente attiva. Rosa sorride: sono quasi tutte cose che sta già facendo. E i trenta euro li spende per un nuovo quaderno azzurro, perché il primo è finito.
Un esercizio per scegliere
Esercizio diciotto punto uno: la prova della promessa
Quando: ogni volta che incontri un prodotto o una tecnica che promette di migliorare l’attenzione. Quanto tempo: due minuti.
Come si fa. Fatti tre domande. Su che cosa si basa la promessa: studi controllati, testimonianze, o niente? Il miglioramento è stato misurato nella vita reale, o solo nel compito su cui ci si allena? Chi la promette ci guadagna qualcosa? Se le risposte non ti convincono, applica il grado di prova più basso, e decidi con calma.
Perché funziona. Un buon criterio protegge il tuo tempo, i tuoi soldi e la tua fiducia.
Come capisci che funziona. Quando smetti di inseguire promesse, e investi le tue energie in ciò che regge alla prova.
Riepilogo del capitolo diciotto
I concetti chiave.
I giochi di allenamento cerebrale migliorano soprattutto nei giochi stessi, con poche prove di trasferimento alla vita reale. La consapevolezza ha effetti piccoli o moderati ma concreti, non miracolosi. Funzionano meglio gli allenamenti vicini alla vita reale: allenare l’attenzione direttamente sul proprio lavoro.
Le tue domande di verifica.
Perché migliorare in un gioco non basta a migliorare al lavoro?
Quali tre domande puoi fare a una promessa sull’attenzione?
L’esercizio per domani.
Domani, la prossima volta che vedi una pubblicità che promette più concentrazione, falle le tre domande. È un piccolo gesto di libertà. E ogni gesto di libertà, come sai, allena l’attenzione.
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