Tappa 2 — Perché fumare cade nella casella degli stupidi

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In breve. I dati mostrano che fumare danneggia chi fuma e chi gli sta intorno. A essere stupida è l’azione, non la persona.

Per chi fuma le perdite sono pesanti: il fumo uccide fino alla metà di chi lo consuma a lungo, e lo studio sui medici britannici ha mostrato circa dieci anni di vita persi in media. Poi c’è il denaro: con un pacchetto da sei euro al giorno, oltre duemila euro l’anno. E il tempo, e la libertà di organizzare la giornata senza la prossima sigaretta.

E il guadagno? Gran parte del «relax» della sigaretta è un’illusione. Tra una sigaretta e l’altra la nicotina scende e arrivano piccoli sintomi di astinenza: tensione, irritabilità, distrazione. La sigaretta li toglie, e il cervello registra «mi ha calmato». È come portare scarpe strette tutto il giorno per il piacere di toglierle la sera. Infatti, dopo le prime settimane, chi smette tende a essere meno stressato, meno ansioso e di umore migliore. I guadagni veri, cioè la pausa, il rito e la compagnia, si possono ottenere senza fumare.

Per gli altri le perdite sono altrettanto documentate: il fumo passivo, il fumo che resta su tende e sedili, l’esempio ai figli (i figli di genitori fumatori hanno circa il doppio delle probabilità di fumare a loro volta), il dolore dei familiari, i costi per tutti e i mozziconi sulle spiagge.

Entrambe le coordinate sono negative: l’azione di fumare cade nella casella degli stupidi. Ma c’è un dettaglio che cambia tutto. Rispetto all’industria del tabacco, il fumatore è nella posizione dello sprovveduto: perde lui perché guadagni un altro. Già nel 1963 un documento interno di un’azienda del tabacco ammetteva di essere «nel business di vendere nicotina, una droga che crea dipendenza». Quasi tutti i fumatori sono entrati nella trappola da ragazzi. Se fumi, non sei il cattivo di questa storia.

Da fare oggi. Calcola quanto hai speso in sigarette nell’ultimo anno e negli ultimi dieci. Scrivi il numero sul quaderno.


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