Perché dobbiamo diventare ecologisti

IN ECOLOGIA L’ARROGANZA DI POCHI E L’INDIFFERENZA O L’IGNORANZA DI MOLTI CAUSANO SEMPRE IL MALE PER TUTTI.

MARCO COSTANZO

 

L’inquinamento dei grandi centri urbani sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Secondo Rossi Albertini però una tecnologia risalente a più di un secolo fa, ma che solo negli ultimi anni ha raggiunto la sua maturazione, consentirebbe di eliminare tutto questo. E’ l’auto elettrica. Tramite una serie di dimostrazioni fatte con oggetti semplici, di uso quotidiano, spiegherà in cosa consiste la rivoluzione della mobilità elettrica. Laureato con lode in Fisica Atomica e Molecolare, è il primo dottore di ricerca in Italia in Scienza dei Materiali. All’insegnamento di Chimica-Fisica, ha recentemente affiancato quello di Divulgazione della Scienza, presso l’università di Roma 2. E’ stato responsabile della divisione “Fotonica di raggi X” del CNR e delle attività applicative del Super-laser “Sparx”. Svolge attività di comunicazione scientifica per le maggiori reti televisive nazionali, con più di 700 presenze negli ultimi 5 anni.

 

 

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Ecosia: piantiamo alberi mentre usiamo Internet

Hai mai provato Ecosia? Ecosia è una società che ha creato un metamotore di ricerca che devolve la maggior parte dei suoi profitti nel nobile scopo di piantare alberi.

Questo video è molto esplicativo.

 

 

Qui alcune informazioni da Wikipedia

 

Ecosia è stato lanciato il 7 dicembre 2009, in concomitanza della conferenza ONU sui cambiamenti climatici di Copenhagen. Il motore di ricerca è il successore di progetti di ricerca benefici come Xabbel, Forestle e Znout, ideati dal fondatore di Ecosia, Christian Kroll. Forestle e Znout hanno cessato l’attività nell’agosto 2013 e i loro URL sono stati reindirizzati su Ecosia.

Dal 2009 fino a luglio 2013, Ecosia ha collaborato con il WWF per preservare il Juruena National Park e il Tumucumaque Conservation Landscape, che si trovano entrambi nella foresta pluviale a nord del Brasile, donando l’80% del suo reddito e raccogliendo oltre 1,3 milioni di euro[8].

 

Qui il sito di Ecosia attraverso il quale potete installare questo motore di ricerca

https://www.ecosia.org/

 

Se sei un ambientalista puoi visitare anche le pagine del progetto “Neopartigiani – Ambientalisti digireali e nonviolenti”

#custodiamoilfuturo Il tetto solare più grande al mondo

La Tesla sta costruendo il tetto solare piu’ grande del mondo.

E’ sulla sua fabbrica in Nevada, la Nevada Gigafactory nei pressi della citta’ di Sparks. Una volta terminata l’opera, il sistema generera’ 70 megawatt di energia. Finora il record e’ in India, dove invece l’impianto solare piu’ grande del mondo, per ora, genera 11.5 megawatt di elettricita’.

Cosa si produce dentro la Gigafactory? Prodotti che saranno di servizio alle automobili elettriche della Tesla, of course. Per ora da qui e’ partita la produzione di massa di batterie al litio, operazione che va avanti dal Gennaio 2017. L’edificio e’ tale che nonostante la produzione sia gia’ partita alcune ale sono ancora in via di costruzione, come appunto la copertura totale del tetto.  In questo momento solo il 30% dell’edificio e’ completato.

Uno dira’, ma quant’e’ grande questo edificio e perche’ ci vuole tutto questo tempo?
Perche’ si tratta dell’edificio piu’ grande del mondo. Siamo solo al 30% ma la superficie impiegata e’ gia’ di 450mila metri quadrati, su piu’ piani di lavoro.

L’idea non e’ solo di costruire componenti per le vetture elettriche di Mr. Elon Musk, ma anche di produrre queste stesse componenti in modo sostenibile, senza energia fossile e usando solo rinnovabili e batterie.

Cioe’ senza petrolio, gas e carbone consumati direttamente.

Oltre al tetto da 70 Megawatt, sette volte piu’ grande dell’impianto indiano, veranno usate una serie di installazioni fotovoltaiche a terra.

A regime, entro il 2020, verranno qui costruite batterie al litio a un ritmo di 50 Gigawattora l’anno, piu’ che in tutto il resto del mondo messo assieme e abbastanza per alimentare 500mila Tesla. Il tutto senza una goccia di petrolio.

Ha le idee chiare questo Elon Musk, e certo non ha paura di osare e di pensare in grande. Puo’ darsi che le cose non filino cosi liscie, che ci saranno errori e ostacoli, ma gia’ solo pensare e volerlo il futuro da’ speranza.

 

Fonte: https://dorsogna.blogspot.it/2018/03/la-tesla-costruisce-il-tetto-solare-piu.html

#ambiente La miopia degli esseri umani

Me lo ricordo il Professor Francesco Stoppa che diceva di comprare solo vestiti di fibre naturali ed ecco qui.

E’ un numero strabiliante: il 73 percento dei pesci in acque profonde ha mangiato microplastica. E’ un tasso elevatissimo, mai visto prima.

Alcuni ricercatori della National University of Ireland nella citta’ di Galway in Irlanda hanno analizzato gli intestini di 233 pesci raccolti in acque profonde dell’Atlantico, a circa 600 metri di profondita’ e hanno qui trovato che circa 170 di questi aveva plastica in corpo. Appunto il 73% del totale.

Lo studio e’ apparso sulla rivista chiamata Frontiers in Marine Science e il capo del gruppo di ricerca si chiama Thomas Doyle.

La microplastica giace in superficie, i pesci di acque profonde migrano verso l’alto per mangiare plankton, ed e’ probabile che e’ da qui che arriva la loro contaminazione. Cioe’ scambiano la plastica per plankton.

Un esempio e’ quello di un pesce con 13 pezzettini di plastica di cui il piu’ lungo di circa 5 centimetri.

Certo puo’ essere che i pesci provengano da una zona dell’Atlantico particolarmente inquinata, ma questi numeri sono veramente impressionanti. Un altra ricercatrice del gruppo,  Alina Wieczorek dice che presto cercheranno di analizzare altri campioni in altre parti del mare.

Ma che di plastica si tratta?

Non ci avrebbe mai pensato nessuno.

Per la maggior parte si trattava di microplastica e di microfibre, di colore nero e blu. Sono pezzi che arrivano da fibre sintetiche, polyestere, rayon and nylon.

Sono i nostri vestiti.

Una sorpresa, vero? Nessuno pensa che questo possa essere il fato dei nostri vestiti sintetici, e invece eccoci qui. Quando si lavano le fibre sintetiche anche in lavatrice queste possono lasciare tracce dietro di se, anche senza che le buttiamo via. Un giubbotto di materiale sintetico puo’ rilasciare la bellezza di 250,000 fibre nel corso della sua vita e dei suoi lavaggi. Un indumento di polyestere puo’ invece rilasciare circa 1,900 fibre in una sola lavata.

I filtri e i depuratori non riescono a trattenerli tutti, e la maggior parte finisce in oceano. Intanto, in mezzo a queste microplastiche o microfibre artificiali possono esserci anche degli additivi, come coloranti o anti-incendio, o altre sostanze tossiche. E quindi oltre a durare per sempre, una volta ingerite possono causare forti danni agli animali, come l’infiammazione degli intestini, nausea, e mancanza di nutrimento.

E cosi, arriva dalla California una nuova proposta: se i vestiti sono fatti piu’ del 50% di materiale sintetico questo deve essere aggiunto ad un “avviso” al consumatore: che potrebbero essere rilasciate microfibre di plastica, e quindi si raccomanda il lavaggio a mano.

Non ci credo neanche per niente che nessuno seguira’ questi consigli. E’ tutto troppo difficile per l’Americano medio.  Dal canto suo la California Fashion Association si oppone a questa legge perche’ gli portera’ via business.

E’ un problema grande, di cui la maggior parte delle persone non sa niente.

Come sempre, non sono solo i pesci.

Siamo noi, perche’ siamo noi che andiamo a mangiare quei pesci anche se vivono a 600 metri sotto il livello del mare.

Dalla plastica dei nostri vestiti, alle lavatrici, al mare, ai pesci, alla nostra acqua, al nostro corpo, al nostro futuro.

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