Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 4 di 46
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«Chi è dappertutto non è da nessuna parte.»
— Seneca, Lettere a Lucilio, lettera 2, 2
Che cosa imparerai
In queste pagine troverai, spiegati da capo, gli strumenti del metodo APPO che il libro usa in ogni capitolo: le quattro parole, le due righe quotidiane, il QuDiVi, la Bussola, lo ZDC, le tre zone, il quadrato di Cipolla e la scala delle prove. Se hai già letto un altro libro del metodo puoi saltarle. Se è il primo, sono la chiave per leggere tutto il resto.
Le quattro parole
APPO è l’acronimo di quattro parole, che sono anche quattro domande da fare a qualunque situazione.
Aspirazione: dove voglio arrivare? Non un desiderio vago, ma una direzione specifica, misurabile, con un tempo e un perché.
Problema: che cosa mi separa da lì? Non il sintomo che si vede, ma l’ostacolo vero, detto senza sconti.
Progetto: qual è il passo concreto che posso fare adesso? Uno, piccolo, con un responsabile e una data.
Opportunità: che cosa si è aperto, o si può aprire, lungo la strada? Spesso le occasioni arrivano dentro le difficoltà, e se ne accorge solo chi le cerca.
Il metodo è nato per una persona sola, ma la sua struttura non dipende dal contenuto: le stesse quattro domande funzionano per un’azienda, per una persona che affronta una malattia, per un professionista bloccato. In questo libro funzionano per un paese.
Le due righe quotidiane
Il metodo si pratica con due righe al giorno, trenta secondi ciascuna.
Al mattino, prima di guardare il telefono: qual è la cosa più importante che voglio vedere realizzata prima che la giornata finisca? Una sola, non un elenco. Importante, non urgente.
Alla sera: che cosa mi ha rallentato oggi?, oppure che cosa ho imparato?. Tono neutro, mai un’accusa.
La frase di Seneca in apertura spiega perché una sola cosa: chi prova a essere dappertutto non arriva da nessuna parte. Nel capitolo 28 queste due righe diventano le righe dell’amministratore.
Il QuDiVi
Accanto alla riga della sera si scrive un numero da 1 a 10: il QuDiVi, la qualità di vita della giornata. Ha quattro regole. Il numero si scrive prima delle parole. Giudica la giornata, non la persona. Non si corregge dopo. E non si insegue: appena un numero diventa un obiettivo da raggiungere a ogni costo smette di essere una misura onesta. È la legge di Goodhart, che ritroverai nel capitolo 3 applicata agli indicatori di un comune.
La Bussola
La Bussola APPO del Mattino è la versione tascabile del metodo: quattro domande, una per lettera, in quattro minuti. Che cosa voglio oggi? Quale problema guardo in faccia? Quale gesto concreto farò? Che cosa potrebbe sorprendermi in positivo? Nel capitolo 28 la Bussola diventa uno strumento per le delibere della giunta.
Lo ZDC
Prima di APPO c’era lo ZDC — Zooma, Descrivi, Controlla, un metodo di studio. Zooma fuori per vedere il sistema e dentro per trovare il punto decisivo. Descrivi con fatti osservabili, senza giudizi. Controlla su una fonte, e con una previsione che potrebbe smentirti. Nel capitolo 5 lo ZDC diventa lo strumento della diagnosi del territorio.
Le tre zone
Ogni problema si divide in tre zone. La zona della scelta: ciò che dipende interamente da noi. La zona dell’influenza: ciò che dipende da noi solo in parte. La zona del destino: ciò che non dipende da noi. L’errore più comune è spendere energie nella terza zona e trascurare la prima. Il principio che il libro ripete spesso è questo: la zona della scelta, usata con metodo, allarga la zona dell’influenza. Nel capitolo 6 le tre zone diventano le competenze del comune.
Il quadrato di Cipolla
Lo storico dell’economia Carlo Maria Cipolla classificava le azioni in quattro caselle, secondo chi ne trae vantaggio e chi ne subisce danno. L’azione intelligente avvantaggia me e gli altri. Quella del bandito avvantaggia me a spese degli altri. Quella dello sprovveduto avvantaggia gli altri a mie spese. Quella stupida danneggia me e gli altri insieme. Il metodo chiede di portare ogni decisione nella prima casella. Nel capitolo 4 il quadrato diventa il primo dei test etici di ogni delibera.
La scala delle prove
Non tutte le affermazioni valgono uguale. In basso c’è l’aneddoto («a me è successo»), poi l’opinione dell’esperto, poi lo studio osservazionale, poi l’esperimento controllato, in cima la revisione sistematica di molti studi. Più una decisione è costosa o irreversibile, più in alto deve stare la prova su cui si appoggia. Nel capitolo 8 la scala diventa una procedura per il municipio; nella quarta parte accompagna ogni intervento.
Che cosa non è il metodo
Il metodo APPO non è una teoria politica: non dice quali valori scegliere. È un modo di lavorare che rende chiari gli obiettivi, onesti i problemi, concreti i progetti e visibili le occasioni. Ha però un’etica dichiarata, che il capitolo 4 espone senza nasconderla.
E il metodo non è dimostrato scientificamente nel suo insieme: usa ricerche scientifiche e il metodo scientifico come modo di ragionare, ma non è ancora stato valutato con uno studio controllato. L’introduzione spiega che cosa significa questa differenza, e perché il libro la dichiara.
Scheda riepilogativa — Capitolo 0
I concetti chiave
APPO sono quattro domande: Aspirazione, Problema, Progetto, Opportunità. Si pratica con due righe al giorno (la cosa più importante del mattino, ciò che ha rallentato la sera) e un numero da 1 a 10, il QuDiVi, che non si insegue mai. La Bussola del Mattino è il metodo in quattro minuti. Lo ZDC (Zooma, Descrivi, Controlla) serve a studiare un problema prima di risolverlo. Le tre zone separano scelta, influenza e destino. Il quadrato di Cipolla giudica chi guadagna e chi perde da una decisione. La scala delle prove ordina le affermazioni per solidità. Il metodo non è una teoria politica e non è ancora stato valutato nel suo insieme.
Le tue domande di verifica
1. Prova la riga del mattino domani: qual è la cosa più importante che vuoi vedere realizzata entro sera?
2. Pensa a un problema del tuo paese. Che cosa sta nella zona della scelta del comune?
3. Ricordi una decisione pubblica finita nella casella dello stupido di Cipolla?
Esercizio per chi amministra
Per una settimana scrivi le due righe e il QuDiVi pensando al tuo ruolo pubblico, anche se non sei ancora eletto. Alla fine della settimana rileggi le quattordici righe e sottolinea la parola che si ripete di più. È il primo dato su come lavori.
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