Capitolo tredici — La sera: il bilancio dell’Unico Risultato

APPOFocus — Marco Costanzo · sezione 21 di 37


«La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti.»

Søren Kierkegaard, Diari.

Il cerchio si chiude

Ogni giornata APPOFocus comincia con una freccia e finisce con uno sguardo. La mattina punti. La sera guardi dove è arrivata la freccia. Senza questo sguardo, la giornata scivola via e domani ricomincia uguale. Con questo sguardo, ogni giornata insegna qualcosa a quella successiva.

La sera è il momento del bilancio. Non un esame. Un bilancio: come quello di un buon amministratore, che guarda i conti non per punirsi, ma per decidere meglio domani.

Il numero prima delle parole

Il bilancio comincia sempre con il QuDiVi, il numero da uno a dieci che dà un voto alla qualità della giornata. E comincia con il numero, prima di qualsiasi parola, per un motivo preciso. Se prima ripensi a tutto ciò che è andato storto, il numero ne verrà influenzato. Se lo scrivi subito, d’istinto, ti dice la verità di come ti senti.

Il QuDiVi ha quattro regole. Il numero viene prima delle parole. È un voto alla giornata, non a te. Non si corregge il giorno dopo. E non si insegue.

Quest’ultima regola merita una spiegazione. Un economista inglese, Charles Goodhart, ha dato il nome a un fenomeno molto noto, che l’antropologa Marilyn Strathern ha poi riassunto così: quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura. Se cominci a fare cose solo per alzare il tuo QuDiVi, o il numero dei tuoi rientri, il numero non ti dirà più la verità. Il QuDiVi è un termometro, non un traguardo. E un termometro serve solo se nessuno lo scalda con le mani.

Le quattro domande della sera

Dopo il numero, le quattro domande. Le conosci già, ma guardiamole con calma, perché ognuna fa un lavoro diverso.

La domanda dell’Aspirazione: ho raggiunto il mio Unico Risultato? Se no, quanto mi sono avvicinato? Ti chiede onestà, non perfezione. «In parte» è una risposta preziosa.

La domanda del Problema: che cosa mi ha portato via l’attenzione, e quante volte sono tornato concentrato? È il tuo registro dei rientri. E ricorda: il numero da guardare con orgoglio è quello dei ritorni.

La domanda del Progetto: quale scudo ha funzionato, e quale aggiungo domani? Trasforma la giornata di oggi in uno strumento per domani.

La domanda dell’Opportunità: che cosa ho imparato oggi sulla mia attenzione? E nella mia pigrizia nobile, che cosa si è aperto, per me o per gli altri? Ti allena a vedere ciò che di buono è accaduto, anche nei giorni difficili.

Scrivere, e rileggere

Le grandi sintesi sul monitoraggio dei progressi lo dicono chiaramente: scrivere i propri progressi aiuta più che pensarli soltanto. Prova solida. Ma c’è un secondo passo, che pochi fanno: rileggere.

Una volta alla settimana sfoglia le ultime sette sere. Guarda i numeri in fila, i «sì», i rientri. Cerca ciò che si ripete. Il giorno con il QuDiVi più alto: che cosa aveva di speciale? Il giorno più basso: che cosa è mancato? Sono le domande che, settimana dopo settimana, ti faranno conoscere meglio di qualsiasi test.

L’esame di coscienza di Seneca

Duemila anni fa il filosofo Seneca descrisse, in un’opera dedicata all’ira, un’abitudine che aveva imparato da un altro filosofo, Sestio. Ogni sera, quando la luce era spenta e la moglie, che conosceva la sua abitudine, taceva, Seneca ripercorreva tutta la sua giornata. Esaminava le sue azioni e le sue parole. Che cosa ho fatto di buono? Dove ho sbagliato? Che cosa farò meglio domani?

E scriveva una cosa che mi ha sempre commosso: che dopo quell’esame il sonno era tranquillo, profondo e libero. Non si giudicava con durezza. Si guardava con onestà, e si perdonava, e si dava un compito per il giorno dopo.

Il bilancio della sera che stai imparando è un nipote lontano di quell’esercizio. Con una differenza: tu hai un quaderno, e puoi rileggere.

Il QuDiVi di Paolo

Paolo, all’inizio, dà al QuDiVi sempre lo stesso voto: sei. Che la giornata sia andata bene o male, scrive sei. Gli sembra un numero prudente.

Poi rilegge la regola: il numero viene prima delle parole, d’istinto. Allora prova a scriverlo appena apre il quaderno, senza pensarci, come quando il medico ti chiede quanto ti fa male da uno a dieci. E i numeri cambiano. Ci sono giorni da quattro, giorni da otto, perfino un nove, il giorno in cui il sito è andato online e sua moglie lo ha abbracciato in mezzo al negozio.

Dopo due mesi Paolo rilegge la colonna dei numeri. E vede uno schema chiaro. I suoi giorni da sette in su sono quasi tutti giorni in cui ha fatto l’ora protetta del mattino. I giorni da quattro sono quasi tutti giorni in cui il telefono ha deciso per lui. Non gliel’ha detto nessun libro. Gliel’ha detto il suo quaderno.

Il termometro scaldato di Anna

Anna, che è competitiva, a un certo punto cade nella trappola di Goodhart. Comincia a voler alzare il numero dei rientri, come se fosse un punteggio. Si accorge di toccare il braccialetto anche quando non si è distratta davvero, solo per segnare un rientro in più.

Quando se ne rende conto, ride di sé stessa. Poi fa l’esercizio del termometro onesto: per una settimana smette di contare i rientri e scrive solo parole. Com’è andata la concentrazione oggi? Che cosa l’ha disturbata? La settimana dopo riprende a contare. E il numero torna a dire la verità.

La sera di Giulia

La sera di Giulia, alla fine delle dodici settimane, dura cinque minuti esatti. Si siede in cucina, dopo che i figli sono andati a letto. Scrive il QuDiVi, d’istinto. Poi le quattro domande.

Una sera di marzo, le risposte sono queste. Aspirazione: «Sì, ho finito il capitolo del torrente». Problema: «La chat dei genitori, due volte. Tornata subito». Progetto: «Lo scudo delle cinque righe ha funzionato stamattina, ero stanchissima. Domani aggiungo lo scudo per il pomeriggio del giovedì». Opportunità: «Ho imparato che quando cammino prima di scrivere, le scene arrivano da sole. Nella pigrizia nobile si è aperta l’idea di leggere il racconto alla classe di mio figlio».

Cinque minuti. Poi chiude il quaderno, e dice: chiuso per oggi. E va a dormire con una sensazione che non provava da anni: quella di sapere, con certezza, dove sta andando.

La rilettura di Luca

Luca fa la rilettura della settimana come se fosse un’analisi dei dati del suo lavoro. Ogni domenica mette in fila i sette QuDiVi, i sette sì o no, i rientri. E cerca gli schemi.

Dopo un mese, nota che i suoi giorni migliori hanno quasi sempre tre cose in comune: ha dormito almeno sette ore, ha lavorato da casa o con il patto del tempo protetto, e la sera prima ha fatto la chiusura della giornata. I giorni peggiori, invece, sono quelli dopo una sera passata a lavorare fino a tardi.

Luca non ha bisogno di nessun esperto per trarre la conclusione. Smette di lavorare dopo cena. E il suo QuDiVi medio, in un mese, sale di un punto e mezzo.

La sera di Rosa

La sera di Rosa ha un rito tutto suo. Dopo cena, si siede sulla poltrona vicino alla finestra, accende la piccola lampada, apre il quaderno azzurro. Scrive il QuDiVi. Poi le quattro domande, con la sua calligrafia ordinata, imparata alle elementari con il pennino.

Una sera d’inverno, rileggendo le ultime sette sere, nota una cosa che la commuove. In sei sere su sette, nella domanda dell’Opportunità, ha scritto il nome di una persona. La nipote, la vicina Lucia, l’amica in Argentina, il nipote piccolo, la figlia, il farmacista che le ha sorriso. La sua attenzione, senza che lei lo decidesse, aveva cominciato a cercare le persone.

Rosa chiude il quaderno e pensa che, forse, è proprio questo il risultato più importante di tutto il metodo. Non i ricordi scritti, che pure sono tanti. Ma il fatto di essere tornata ad accorgersi degli altri.

La sera di Anna sulla spiaggia

D’estate, quando torna in paese, Anna fa il suo bilancio della sera in un posto speciale: la spiaggia sotto casa, al tramonto, seduta su uno scoglio. Porta con sé solo il quaderno e una penna. Il telefono resta a casa.

Una sera di luglio, mentre scrive il QuDiVi, si accorge di una cosa. Il suo numero, quella sera, è otto. Eppure l’Unico Risultato del giorno non è stato raggiunto: voleva ripassare tutta la cardiologia, e ne ha ripassato metà. Per un attimo le sembra una contraddizione. Poi rilegge le altre risposte. Ha passato la mattina a studiare con concentrazione, il pomeriggio ad aiutare la madre, la sera a camminare con la nonna sul lungomare.

Capisce allora una cosa preziosa sul QuDiVi. Non è un voto all’Unico Risultato. È un voto alla giornata intera, alla sua qualità. E una giornata può essere bella anche quando il bersaglio è stato colpito solo a metà. Scrive sotto, prima di chiudere il quaderno: «In parte. Ma è stata una giornata buona». E guarda il sole che scompare dietro il promontorio.

Gli esercizi del capitolo

Esercizio tredici punto uno: il bilancio della sera

Quando: ogni sera, prima di dormire. Quanto tempo: cinque minuti.

Come si fa. QuDiVi per primo, d’istinto. Poi le quattro domande, una riga per ciascuna. Infine, se vuoi, il candidato per l’Unico Risultato di domani.

Perché funziona. Scrivere i progressi è una delle strategie più solide per raggiungere gli obiettivi.

Come capisci che funziona. Quando le tue risposte diventano più brevi e più precise.

Esercizio tredici punto due: la rilettura della settimana

Quando: ogni domenica. Quanto tempo: dieci minuti.

Come si fa. Rileggi le sette sere. Scrivi tre righe: il giorno migliore e perché, il giorno più difficile e che cosa è mancato, una cosa da provare la settimana prossima.

Perché funziona. Rileggere trasforma impressioni sparse in schemi chiari.

Come capisci che funziona. Quando ti sorprendi a dire: ecco, i miei giorni migliori cominciano sempre così.

Esercizio tredici punto tre: il termometro onesto

Quando: una volta al mese. Quanto tempo: cinque minuti.

Come si fa. Chiediti con sincerità: sto facendo qualcosa solo per alzare il QuDiVi o il numero dei rientri? Se sì, lascia perdere il numero per una settimana, e scrivi solo parole. Poi riprendi.

Perché funziona. Una misura usata come traguardo smette di misurare. Proteggerla la mantiene onesta.

Come capisci che funziona. Quando il tuo QuDiVi torna a raccontare la verità, anche quando è basso.

Riepilogo del capitolo tredici

I concetti chiave.

La sera chiude il cerchio della giornata. Il QuDiVi viene prima delle parole, è un voto alla giornata e non a te, non si corregge e non si insegue: una misura che diventa traguardo smette di misurare. Le quattro domande trasformano la giornata in uno strumento per domani. Scrivere aiuta, rileggere aiuta ancora di più.

Le tue domande di verifica.

Perché il numero viene prima delle parole?

Che cosa significa che il QuDiVi è un termometro e non un traguardo?

L’esercizio per domani.

Domani sera fai il tuo bilancio completo: numero, quattro domande, candidato per il giorno dopo. Poi chiudi il quaderno con un sorriso. Qualunque cosa ci sia scritto, hai guardato la tua giornata con onestà. Ed è da lì che si migliora.

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