Capitolo quattordici — Dopo le dodici settimane: mantenere e crescere

APPOFocus — Marco Costanzo · sezione 22 di 37


«Non si può discendere due volte nello stesso fiume.»

Eraclito, frammento novantuno.

Il traguardo che è una partenza

Dodici settimane. Se sei arrivato fin qui, hai fatto qualcosa che la maggior parte delle persone non fa mai: hai allenato davvero la tua attenzione, ogni giorno, per quasi tre mesi. Fermati un momento a riconoscerlo. Sfoglia il quaderno dall’inizio. Guarda la prima riga che hai scritto, e guarda l’ultima. Sei la stessa persona, ma non sei più lo stesso.

Ora la domanda è: e adesso?

Mantenere: meno sforzo, stessa direzione

La buona notizia è che le abitudini, una volta formate, chiedono molta meno fatica. Ricordi i circa due mesi necessari, in media, perché un comportamento diventi automatico? Molte delle tue abitudini APPOFocus, ormai, partono da sole. Non devi più ricordarti di scrivere la prima riga: la scrivi.

Ma c’è un’avvertenza. Le abitudini sono legate al contesto. Quando il contesto cambia, una vacanza, un nuovo lavoro, un trasloco, un periodo difficile, anche le abitudini più solide possono vacillare. Non è un fallimento. È il momento di tornare, per qualche settimana, alla versione breve: prima riga, ultima riga, gesto del ritorno.

Crescere: un nuovo bersaglio

Mantenere non vuol dire restare fermi. Ora che sai tenere la freccia sul bersaglio, puoi scegliere bersagli più ambiziosi. Un progetto che rimandi da anni. Una competenza da imparare. Un’opera da costruire. Il metodo è lo stesso: la differenza è che ora l’Unico Risultato di ogni giorno può diventare un mattone di qualcosa di grande.

E puoi crescere anche in un’altra direzione: insegnando. Accompagnare un amico nelle sue prime dodici settimane è il modo migliore per consolidare ciò che hai imparato. Chi insegna, impara due volte.

Dodici settimane dopo

Facciamo un salto in avanti, e guardiamo i nostri cinque compagni di viaggio alla fine della dodicesima settimana.

Giulia ha finito la prima versione del libro sulla volpe: otto racconti, novanta pagine. Lo ha fatto leggere a una classe di prima, e i ragazzi le hanno chiesto il seguito. Scrive ancora ogni mattina, dalle sei e mezza alle sette e mezza. Non sente più il bisogno di controllare il telefono appena sveglia. Il racconto della volpe, ormai, la chiama più forte di qualsiasi chat.

Luca lavora da casa due giorni alla settimana, con il patto del tempo protetto esteso a tutto il reparto. Ma non tutto è andato come sperava. Le otto domande le ha abbandonate dopo un mese: gli sembravano troppe, e non le ha più riprese. Gli sono rimaste le due righe, il gesto del ritorno e la chiusura della giornata. Il suo programma per le associazioni è usato da un solo gruppo, e procede a fatica. E la sera manda ancora il messaggio a sua madre.

Anna ha superato l’esame di fisiologia con il massimo dei voti. Ora ne sta preparando un altro, e usa lo stesso metodo, con la stessa compagna di studio.

Paolo ha il suo sito. I clienti lo trovano, e le biciclette usate si vendono meglio. Ma la cosa che lo rende più orgoglioso è un’altra: ha insegnato al nipote, quello dei social, a fare la sua ora protetta per studiare.

Rosa ha scritto trentaquattro ricordi. La nipote li ha battuti al computer e li ha fatti rilegare in un piccolo libro con la copertina azzurra, come il quaderno. A Natale, Rosa ne ha regalato una copia a ciascun nipote. Il più piccolo, quello della partita di calcio, l’ha letto tutto in una notte.

Nessuno di loro è diventato perfetto. Si distraggono ancora, tutti. Ma tutti, ormai, sanno tornare.

Quando il contesto cambia

C’è però un momento, dopo le dodici settimane, che mette alla prova Giulia. A luglio partono per un mese di vacanza in montagna. Niente scuola, ritmi diversi, una casa diversa. Il quaderno lo porta, ma lo apre sempre meno. A fine vacanza scopre di non aver scritto quasi niente.

Per un attimo teme di aver perso tutto. Poi ricorda lo scudo per i cambiamenti, che aveva scritto proprio per questo: se parto o cambio ritmo, allora torno per due settimane alla versione breve. A settembre riprende dalla versione breve. Una riga al mattino, una la sera. Dopo dieci giorni, le abitudini sono di nuovo al loro posto. Più in fretta, molto più in fretta, della prima volta.

È il segreto delle abitudini mature: non sono indistruttibili, ma si ricostruiscono più in fretta. Come un sentiero già battuto nel bosco, che anche se l’erba ricresce, si ritrova al primo passo.

Paolo insegna al nipote

Tra le storie di questo capitolo, quella di Paolo è la mia preferita, perché mostra la crescita più bella.

Il nipote di Paolo, Simone, ha diciassette anni e va male in matematica. Un giorno in negozio si lamenta: non riesco a studiare, mi distraggo sempre. Paolo, che fino a pochi mesi prima non avrebbe saputo che cosa rispondere, gli dice: vieni qui domattina alle nove, prima che arrivino i clienti.

Il giorno dopo Simone arriva. Paolo gli dà un quaderno nuovo e gli fa scrivere la prima riga: «Capire le equazioni di secondo grado». Gli fa mettere il telefono sulla mensola dall’altra parte del negozio. Gli presta un vecchio anello d’acciaio, gemello del suo. E per un’ora, ciascuno al suo tavolo, lavorano in silenzio. Paolo al sito, Simone alle equazioni.

Due mesi dopo Simone porta a casa un sette in matematica. E Paolo scopre che cosa vuol dire, davvero, che chi insegna impara due volte.

Il secondo trimestre di Luca

Alla fine delle dodici settimane, Luca sceglie il suo bersaglio del trimestre: trasformare il suo piccolo programma per le associazioni in uno strumento che possano usare tutte le associazioni della città. È un progetto grande. Lo divide, con l’esercizio, in cinque Unici Risultati del sabato mattina: parlare con tre associazioni per capire che cosa serve, disegnare la nuova schermata dei turni, scrivere la guida per i volontari, provare il programma con un’associazione, presentarlo in biblioteca.

Tre mesi dopo, Luca ha fatto due dei cinque passi. Ha parlato con le associazioni e ha disegnato la nuova schermata. Poi il lavoro in ufficio si è fatto pesante, i sabati sono saltati uno dopo l’altro, e il progetto si è fermato. Per qualche settimana Luca si sente un fallito. Poi rilegge il quaderno e capisce dove ha sbagliato: aveva scelto un bersaglio da sei mesi e gli aveva dato tre mesi, senza chiedersi quanti sabati liberi avrebbe avuto davvero. Riscrive il piano, più piccolo: una sola associazione, quella della mensa dei poveri, fatta bene. Una sera la signora anziana che coordina i volontari gli scrive: grazie, ora riusciamo a non lasciare mai scoperto un turno. Luca copia quel messaggio nel quaderno, sotto la domanda dell’Opportunità. Non è il risultato che aveva sognato. Ma è un risultato vero.

Rosa accompagna la vicina

E Rosa? Rosa decide di accompagnare qualcuno, proprio come suggerisce l’ultimo esercizio. Sceglie la signora Lucia, la vicina che invita a pranzo il giovedì. Lucia vorrebbe imparare a usare il telefono per fare le videochiamate con il figlio che vive all’estero, ma ogni volta si scoraggia e lascia perdere.

Rosa le regala un quaderno e le fa scrivere la prima riga: «Fare una videochiamata con Antonio». Le presta un filo di perline uguale al suo. E la accompagna, una settimana dopo l’altra, con le stesse due righe che hanno cambiato le sue giornate.

Dopo un mese, Lucia fa la sua prima videochiamata con il figlio, da sola. Piange di gioia. E Rosa, accanto a lei, scopre che insegnare è il modo più bello di continuare a imparare.

Anna, sei mesi dopo

Sei mesi dopo la fine del percorso, Anna attraversa il periodo più difficile del suo anno: tre esami in due mesi, e un tirocinio in ospedale con turni anche di notte. Il contesto cambia completamente. Le sue finestre d’oro, i suoi orari, la sua scrivania: tutto salta.

Per qualche giorno si sente persa. Poi rilegge lo scudo per i cambiamenti, e torna alla versione breve. Una riga al mattino, quando comincia il turno, scritta su un piccolo taccuino che tiene nella tasca del camice. Una riga la sera, qualunque ora sia. E il gesto del ritorno con il braccialetto, che ora, in ospedale, è un elastico per capelli al polso.

Due righe e un elastico. È tutto ciò che resta del metodo nei mesi più duri. Ma basta per non perdere la strada. E quando il tirocinio finisce, le altre abitudini tornano al loro posto in pochi giorni, come vecchi amici che ti aspettavano alla porta.

La presentazione in biblioteca

Una sera di maggio, nella piccola biblioteca comunale affacciata sul golfo, succede una cosa che nessuno dei nostri cinque compagni di viaggio avrebbe immaginato a gennaio. Il club dei caffè organizza una serata aperta a tutto il paese. Il titolo, scritto a mano da Rosa su un cartello appeso alla porta, è semplice: «Una cosa sola».

Giulia legge due racconti della volpe a una sala piena di bambini e genitori. Rosa legge il ricordo della spiaggia di Palinuro e quello del pane della nonna, e alla fine molte signore anziane si asciugano gli occhi. Paolo racconta, con il suo tono da bancone, come ha costruito il sito un’ora al giorno, e fa ridere tutti quando spiega dove ha messo in esilio il telefono. Anna parla dell’esame di fisiologia e dell’onda che si cavalca. Luca, collegato dalla città, racconta con onestà che il suo progetto si è fermato a metà, e che ha imparato più da quel mezzo fallimento che da tutti i successi. È l’intervento che fa annuire di più.

Alla fine della serata, una ragazza di quindici anni si avvicina a Rosa e le chiede: signora, ma come si fa a cominciare? Rosa le sorride, apre la borsa, e le regala un quaderno nuovo, azzurro. Le dice soltanto: domattina, prima di guardare il telefono, scrivi una riga. Una cosa sola.

È così, forse, che nascono le comunità pensanti. Non con un progetto. Con un quaderno passato di mano in mano.

Gli esercizi del capitolo

Esercizio quattordici punto uno: la revisione delle dodici settimane

Quando: alla fine della dodicesima settimana. Quanto tempo: trenta minuti.

Come si fa. Rileggi tutto il quaderno. Scrivi tre elenchi brevi: le abitudini che ormai fai senza pensarci, quelle che ti costano ancora fatica, quelle che hai lasciato andare. Poi scegli quali tenere, quali rafforzare, quali abbandonare senza rimpianti.

Perché funziona. Un’abitudine dura quando è costruita sulla propria esperienza.

Come capisci che funziona. Quando il tuo metodo diventa tuo, e non più quello del libro.

Esercizio quattordici punto due: il piano per i cambiamenti

Quando: subito dopo la revisione. Quanto tempo: dieci minuti.

Come si fa. Scrivi uno scudo per i momenti in cui il contesto cambia: se parto, se cambio lavoro, se attraverso un periodo difficile, allora torno per due settimane alla versione breve.

Perché funziona. I cambi di contesto sono i momenti più fragili per le abitudini. Prepararsi prima li rende gestibili.

Come capisci che funziona. Quando, al ritorno da una vacanza, riparti il primo giorno senza fatica.

Esercizio quattordici punto tre: il bersaglio del trimestre

Quando: ogni tre mesi. Quanto tempo: venti minuti.

Come si fa. Scegli un grande risultato per i prossimi tre mesi. Poi chiediti: quali Unici Risultati giornalieri, uno dopo l’altro, mi porteranno lì? Scrivi i primi cinque.

Perché funziona. Un grande obiettivo diviso in bersagli quotidiani diventa possibile.

Come capisci che funziona. Quando, a fine trimestre, guardi indietro e non ci credi.

Esercizio quattordici punto quattro: accompagna qualcuno

Quando: quando ti senti pronto. Quanto tempo: dodici settimane, insieme.

Come si fa. Proponi a una persona di fare il percorso APPOFocus, e diventa il suo alleato. Raccontatevi ogni settimana i vostri bersagli e i vostri rientri.

Perché funziona. Insegnare consolida ciò che si sa, e accompagnare rafforza la relazione.

Come capisci che funziona. Quando la persona che hai accompagnato ti ringrazia, e tu ti accorgi di aver imparato più di lei.

Riepilogo del capitolo quattordici

I concetti chiave.

Dopo dodici settimane molte abitudini partono da sole. Ma restano legate al contesto: quando il contesto cambia, si torna per un po’ alla versione breve. Mantenere non vuol dire restare fermi: si possono scegliere bersagli più grandi, e si può accompagnare qualcun altro.

Le tue domande di verifica.

Quali abitudini APPOFocus fai ormai senza pensarci?

Qual è il grande bersaglio dei tuoi prossimi tre mesi?

L’esercizio per domani.

Domani scrivi, in cima a una pagina nuova del quaderno, il tuo bersaglio del trimestre. Sotto, il primo Unico Risultato che ti avvicina a lui. Il fiume è nuovo. E tu sai già nuotare.

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