Capitolo 26 — Rendere conto

Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 31 di 46 · Parte quinta — OPPORTUNITÀ: ciò che si apre

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«Il primo principio è che non devi ingannare te stesso, e tu sei la persona più facile da ingannare.»
— Richard Feynman, discorso Cargo Cult Science, California Institute of Technology, 1974

Che cosa imparerai

In questo capitolo imparerai a rendere conto ai cittadini in modo onesto e verificabile: il cruscotto pubblico degli indicatori, la rendicontazione annuale in piazza, la trasparenza prevista dalla legge e quella che va oltre la legge. Scoprirai perché ammettere un errore rafforza un’amministrazione invece di indebolirla, e come leggere con onestà i propri risultati senza attribuire al programma meriti che non ha.

Il silenzio dopo l’elezione

In molti paesi c’è uno schema che si ripete. In campagna elettorale la lista parla con tutti, distribuisce il programma, organizza incontri. Dopo l’elezione cala il silenzio. Il programma finisce in un cassetto. Il consiglio comunale si riunisce in orari in cui nessuno può andarci. I cittadini tornano a sapere le cose dal bar.

Cinque anni dopo, in vista delle nuove elezioni, si ricomincia a parlare. E ci si accorge che nessuno si fida più.

La trasparenza prevista dalla legge

La legge italiana impone ai comuni obblighi precisi di trasparenza. Il decreto legislativo 33 del 2013, modificato nel 2016, prevede la sezione «Amministrazione trasparente» sul sito di ogni ente e introduce l’accesso civico generalizzato, spesso chiamato FOIA, con cui chiunque può chiedere documenti e dati detenuti dall’amministrazione, nei limiti previsti dalla legge. [da verificare: aggiornamenti normativi sugli obblighi di pubblicazione]

Per un piccolo comune con pochi dipendenti questi obblighi sono spesso un peso, e la sezione trasparente diventa un archivio di file difficili da trovare. È legale, ma non è trasparenza nel senso del metodo.

La trasparenza del metodo

Il metodo APPO chiede una trasparenza diversa, che non sostituisce quella di legge ma la rende utile: la trasparenza dei risultati. Non soltanto «ecco gli atti che abbiamo adottato», ma «ecco che cosa è cambiato, rispetto a ciò che avevamo promesso».

Tre strumenti.

Il cruscotto pubblico. Una pagina, sul sito e in bacheca, con i dieci indicatori del BES del comune (capitolo 3) e gli indicatori dei progetti del mandato (capitolo 9): valore di partenza, valore attuale, obiettivo, e due righe di commento per ciascuno. Aggiornata almeno ogni sei mesi.

La rendicontazione annuale in piazza. Una sera all’anno, sempre nello stesso mese, il sindaco e la giunta presentano in luogo pubblico il cruscotto e il bilancio in una pagina. Poi rispondono alle domande. Senza filtri, senza domande preparate.

Il registro degli impegni. Una tabella semplice con ogni promessa del programma e il suo stato: realizzata, in corso, in ritardo (e perché), abbandonata (e perché). Le promesse abbandonate non si nascondono: si spiegano.

Un’avvertenza per l’anno delle elezioni. Dalla convocazione dei comizi alla chiusura delle operazioni di voto le amministrazioni non possono svolgere attività di comunicazione, salvo quella impersonale e indispensabile al funzionamento dell’ente (legge 22 febbraio 2000, n. 28, art. 9). La rendicontazione dell’ultimo anno va quindi fatta prima della convocazione dei comizi, e mai con risorse del comune a fini elettorali.

Ammettere l’errore

Il metodo cita spesso la crisi di replicabilità della psicologia: nel 2015 un gruppo di 270 ricercatori riuniti nella Open Science Collaboration provò a ripetere cento studi pubblicati e trovò risultati significativi in poco più di un terzo dei casi. Fu una crisi, ma il punto della storia è un altro: a scoprire il problema furono gli stessi scienziati, con il loro stesso metodo. Il metodo scientifico è l’unico arbitro che sa ammettere i propri errori, ed è per questo che merita fiducia.

Vale anche per un’amministrazione. Un sindaco che dice «questo progetto non ha funzionato, ecco perché, ecco che cosa faremo di diverso» perde qualcosa nel breve periodo e guadagna moltissimo nel lungo: la credibilità di tutto il resto che dice.

A Valdiporto, al secondo anno, il bilancio partecipativo ebbe pochissime proposte. Anna lo disse in piazza: «Abbiamo sbagliato il periodo: l’abbiamo aperto in agosto, quando metà del paese lavora con il turismo. L’anno prossimo lo apriremo a febbraio, e andremo a raccogliere le idee nelle scuole.» L’anno dopo le proposte furono quarantuno.

L’errore più grave del mandato, la comunità energetica perduta (capitolo 20), Anna lo raccontò allo stesso modo: con la cifra spesa, la contromisura saltata e il nome di chi ne aveva la responsabilità politica, cioè lei.

Leggere i risultati con onestà

C’è un ultimo rischio, più sottile: attribuirsi meriti che non si hanno.

Se in cinque anni i residenti giovani smettono di diminuire, è merito del programma? Forse. O forse è cambiata l’economia della provincia, o i prezzi delle case in città sono saliti, o si è diffuso il lavoro a distanza. Il capitolo 10 ha spiegato che il confronto tra prima e dopo non basta a dimostrare che un intervento ha funzionato: ci sono la regressione verso la media, le tendenze generali, le aspettative.

Un’amministrazione APPO scrive i propri risultati con la stessa onestà che chiede alla ricerca: «Nel nostro comune i residenti tra 20 e 39 anni sono passati da… a…. Nello stesso periodo, nei comuni simili della provincia, sono passati da… a…. Pensiamo che i nostri progetti su connessione e servizi abbiano contribuito, ma non possiamo dimostrarlo.» Il confronto con i comuni simili è la cosa più vicina a un gruppo di controllo che un piccolo comune possa avere, ed è quasi sempre disponibile nei dati pubblici.

È meno trionfale di un manifesto. È anche l’unica frase che un avversario non potrà smentire.

Scheda riepilogativa — Capitolo 26

I concetti chiave

Il silenzio dopo l’elezione consuma la fiducia. La legge impone obblighi di trasparenza (d.lgs. 33/2013, accesso civico generalizzato); il metodo aggiunge la trasparenza dei risultati con tre strumenti: cruscotto pubblico degli indicatori, rendicontazione annuale in piazza, registro degli impegni. Ammettere un errore rafforza la credibilità, come mostra la capacità di autocorrezione della scienza (Open Science Collaboration, 2015). I risultati vanno letti con onestà: il confronto prima-dopo non dimostra il merito, mentre il confronto con comuni simili è il miglior gruppo di controllo disponibile.

Le tue domande di verifica

1. Quante volte, nell’ultimo mandato, l’amministrazione del tuo comune ha reso conto pubblicamente dei risultati rispetto al programma?
2. Quale promessa del tuo comune è stata abbandonata senza spiegazione?
3. Ricordi un amministratore che ha ammesso pubblicamente un errore? Come hai reagito?
4. Per un indicatore del tuo comune, trova il valore di tre comuni simili. Che cosa cambia nella lettura?

Esercizio per chi amministra

Prepara il primo cruscotto pubblico del tuo comune, anche se non governi: i dieci indicatori, i valori disponibili, due righe di commento ciascuno, il confronto con almeno due comuni simili. Se sei in maggioranza, pubblicalo. Se sei in minoranza, presentalo in consiglio e chiedi che diventi un appuntamento annuale.


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