Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 7 di 46 · Parte prima — ASPIRAZIONE: il paese che vogliamo
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«Quando puoi misurare ciò di cui stai parlando, ed esprimerlo in numeri, ne sai qualcosa.»
— William Thomson, Lord Kelvin, conferenza Electrical Units of Measurement, 3 maggio 1883
Che cosa imparerai
In questo capitolo scoprirai perché il successo di un’amministrazione non si misura dai lavori inaugurati, che cos’è il Benessere Equo e Sostenibile dell’Istat e come portarne la logica alla scala di un piccolo comune. Imparerai a scegliere pochi indicatori, a trovarli nelle fonti pubbliche e a difenderli dalla legge di Goodhart, che trasforma ogni misura inseguita in una misura falsata.
Il nastro tagliato
C’è un’immagine che accompagna da sempre la politica locale: il sindaco con le forbici e il nastro tricolore. Una piazza rifatta, una rotonda, un parco giochi. È un’immagine comprensibile: le opere si vedono, si fotografano, si ricordano.
Ma un’opera non è un risultato. È un mezzo. Una piazza rifatta che resta vuota, un parco giochi in un paese senza bambini, una rotonda costruita dove il traffico non c’era: sono nastri tagliati che non spostano il benessere di nessuno.
Il metodo APPO distingue sempre, come vedremo nel capitolo 9, tra prodotti (quello che l’amministrazione fa) e risultati (quello che cambia nella vita delle persone). Per sapere se i risultati arrivano, bisogna misurarli.
Il PIL non basta, nemmeno in paese
Il dibattito su come misurare il benessere di una società è antico. Il 18 marzo 1968, all’Università del Kansas, Robert Kennedy osservava, in un discorso rimasto famoso, che il prodotto interno lordo misura quasi tutto tranne ciò che rende la vita degna di essere vissuta. Nel 2009 una commissione guidata dagli economisti Joseph Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi raccomandò di affiancare al PIL indicatori di qualità della vita, sostenibilità e distribuzione.
In Italia l’Istat ha raccolto questa indicazione con il rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES), pubblicato dal 2013. Il BES organizza decine di indicatori in dodici domini: salute; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio e patrimonio culturale; ambiente; innovazione, ricerca e creatività; qualità dei servizi. Dal 2016 una selezione di indicatori BES è entrata nei documenti di programmazione economica dello Stato. Esistono anche versioni territoriali del BES, per province e città. [da verificare: disponibilità aggiornata del BES dei territori alla data di pubblicazione]
Il BES nazionale non scende fino al piccolo comune: i dati di un paese di duemila abitanti sono troppo pochi per molte indagini statistiche. Ma la sua logica sì. E un’amministrazione può costruirsi il proprio piccolo BES, con dati che ha già o che può raccogliere.
Il BES di Valdiporto
Anna e la sua lista partirono dai dodici domini e si chiesero, per ciascuno: c’è un dato che possiamo avere ogni anno, a costo quasi zero, e che dice qualcosa di vero sul nostro paese? Ne tennero dieci.
| Dominio | Indicatore | Fonte |
|---|---|---|
| Demografia (trasversale) | Residenti tra 20 e 39 anni; saldo migratorio annuo | Anagrafe comunale, Istat |
| Salute | Giorni di apertura settimanale dell’ambulatorio; tempo medio per raggiungere la farmacia senza auto | Comune, ASL, rilevazione propria |
| Istruzione | Iscritti alla scuola primaria; quota di ragazzi che si iscrivono alle superiori | Istituto comprensivo |
| Lavoro ed economia | Attività commerciali e artigiane aperte; nuove partite IVA con sede in paese | Camera di commercio, SUAP |
| Relazioni sociali | Volontari attivi nelle associazioni locali | Censimento delle associazioni |
| Politica e istituzioni | Affluenza alle comunali; partecipanti alle iniziative di ascolto | Ufficio elettorale, Comune |
| Sicurezza | Incidenti stradali con feriti nel territorio comunale | Polizia locale, carabinieri |
| Benessere soggettivo | Quota di residenti che si dichiarano soddisfatti della vita in paese (da 1 a 10) | Questionario a campione annuale |
| Ambiente | Percentuale di raccolta differenziata | Catasto rifiuti ISPRA, gestore |
| Qualità dei servizi | Quota di abitazioni con connessione veloce | Mappe ufficiali della banda larga, gestore |
Nessuno di questi numeri, da solo, dice se Valdiporto sta bene. Messi insieme, e guardati per cinque anni, raccontano una storia molto più onesta di un album di nastri tagliati.
Come si scelgono gli indicatori
Cinque criteri, in quest’ordine.
Rilevanza. L’indicatore deve essere collegato all’aspirazione. Se l’aspirazione parla di giovani che restano, i residenti tra 20 e 39 anni sono indispensabili.
Disponibilità. Deve esistere una fonte che lo produca ogni anno, a costo basso. Un indicatore che richiede uno studio ogni volta verrà abbandonato al secondo anno.
Sensibilità. Deve poter cambiare in tempi ragionevoli in risposta a ciò che l’amministrazione fa. Il tasso di natalità è importantissimo, ma si muove lentamente e dipende da troppi fattori: va guardato, ma non può essere l’unico metro del mandato.
Comprensibilità. Un cittadino deve capirlo senza spiegazioni. «Giorni di apertura dell’ambulatorio» si capisce. «Indice composito di accessibilità sanitaria ponderato» no.
Pochi. Tra otto e dodici. Un cruscotto di quaranta indicatori non lo legge nessuno, nemmeno la giunta.
Il nemico interno: la legge di Goodhart
Nel capitolo 0 hai incontrato il QuDiVi e la sua regola più importante: non inseguire il numero. È la legge di Goodhart, dall’economista Charles Goodhart: quando una misura diventa un obiettivo, smette di essere una buona misura. Lo psicologo Donald Campbell formulò un’idea simile per le politiche pubbliche: più un indicatore quantitativo viene usato per prendere decisioni sociali, più è soggetto a pressioni che lo distorcono e corrompono i processi che dovrebbe misurare.
Nella politica locale la legge di Goodhart ha mille facce. Se l’obiettivo è «aumentare la raccolta differenziata», qualcuno troverà il modo di aumentarla sulla carta senza ridurre i rifiuti. Se l’obiettivo è «più partecipanti alle iniziative», si organizzeranno iniziative affollate e inutili. Se l’obiettivo è «più posti nel nido», si apriranno posti dove non ci sono bambini.
Tre difese pratiche.
Più indicatori per lo stesso obiettivo. Accanto alla percentuale di differenziata, la quantità totale di rifiuti per abitante. Accanto ai partecipanti, quanti tornano una seconda volta.
Un indicatore di benessere soggettivo. Chiedere ogni anno a un campione di cittadini come stanno è la difesa più semplice contro un’amministrazione che migliora tutti i numeri tranne la vita delle persone.
Il racconto accanto al numero. Ogni indicatore pubblicato va accompagnato da due righe che spiegano che cosa c’è dietro, comprese le cose che non tornano.
Una misura non è una persona
Un’ultima cosa. Un indicatore misura una tendenza, non il valore di qualcuno. Se il numero dei giovani continua a scendere nonostante gli sforzi, non è una sentenza contro chi governa, e non è un’accusa contro chi se ne va. È un dato su cui lavorare. Il giorno in cui una giunta comincia a nascondere un indicatore perché la mette in cattiva luce, ha smesso di governare con il metodo.
Scheda riepilogativa — Capitolo 3
I concetti chiave
Un’opera è un prodotto, non un risultato: il successo di un mandato si misura da ciò che cambia nella vita delle persone. Il BES dell’Istat organizza il benessere in dodici domini; la sua logica può essere portata a un piccolo comune con otto–dodici indicatori rilevanti, disponibili, sensibili, comprensibili. La legge di Goodhart e la legge di Campbell avvertono che le misure inseguite si corrompono: si difendono con più indicatori per obiettivo, un indicatore di benessere soggettivo e un racconto accanto a ogni numero.
Le tue domande di verifica
1. Quali opere inaugurate nel tuo comune negli ultimi dieci anni hanno prodotto un risultato misurabile?
2. Per ciascuno dei dodici domini BES, esiste un dato del tuo comune che puoi avere ogni anno?
3. Quale indicatore del tuo cruscotto rischia di più di essere «gonfiato»? Con quale secondo indicatore lo proteggeresti?
Esercizio per chi amministra
Costruisci la prima bozza del BES del tuo comune: dieci indicatori, uno per riga, con la fonte e l’ultimo valore disponibile. Accanto a ciascuno scrivi il valore di cinque anni fa, se lo trovi. Segna in verde quelli migliorati, in rosso quelli peggiorati. È la prima fotografia onesta del tuo paese.
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