Capitolo 25 — I cigni neri del comune

Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 30 di 46 · Parte quinta — OPPORTUNITÀ: ciò che si apre

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«In piena pace il soldato fa le manovre, alza trincee senza alcun nemico e si affatica in lavori superflui, per essere pronto a quelli necessari.»
— Seneca, Lettere a Lucilio, lettera 18, 6

Che cosa imparerai

In questo capitolo imparerai a preparare un piccolo comune agli eventi rari e gravi: alluvioni, frane, terremoti, incendi, crisi finanziarie, pandemie, la chiusura improvvisa di un servizio essenziale. Conoscerai il ruolo del piano comunale di protezione civile, il concetto di antifragilità applicato a una comunità, e i gesti semplici che fanno la differenza tra un paese che va a fondo e uno che si rialza più forte.

La notte in cui piove troppo

In Italia quasi ogni anno qualche piccolo comune vive la sua notte peggiore. Un torrente che esce dagli argini, una frana sulla strada provinciale che isola una frazione, una scossa di terremoto, un incendio che arriva fino alle case.

In quella notte il sindaco non ha il tempo di costruire un metodo. Può soltanto usare ciò che ha già in mano. Ed è esattamente il punto da cui parte uno dei libri del metodo: vivere con saggezza non serve quasi a niente nei giorni normali; serve tutto nel giorno in cui arriva il cigno nero.

Il piano di protezione civile come quadro elettrico

Il Codice della protezione civile (d.lgs. 1/2018) assegna al comune funzioni precise e al sindaco il ruolo di autorità territoriale di protezione civile; il comune deve dotarsi di un piano di protezione civile e mantenerlo aggiornato. [da verificare: obblighi e linee guida regionali di aggiornamento]

In molti piccoli comuni il piano esiste, ma è un documento redatto da un professionista anni fa, chiuso in un armadio, che nessuno della giunta ha mai letto. È come avere un quadro elettrico senza sapere dov’è.

Nel metodo il quadro elettrico è l’immagine della procedura da conoscere prima che serva. Per un comune, il quadro elettrico è il piano di protezione civile. Il metodo APPO chiede tre cose semplici.

Leggerlo nei primi cento giorni. Tutta la giunta, insieme, in una seduta dedicata.

Esercitarsi. Almeno una volta l’anno, una simulazione con i volontari, gli uffici, la scuola. Il soldato di Seneca scava trincee quando il nemico non c’è.

Farlo conoscere. Ogni famiglia dovrebbe sapere quali sono le aree di attesa, come riceverà le allerte, che cosa fare in caso di evacuazione. Una pagina, distribuita casa per casa, vale più di cento pagine nell’armadio.

Le persone fragili nella notte peggiore

C’è un elenco che ogni piccolo comune dovrebbe avere aggiornato, nel rispetto della normativa sui dati personali: le persone che, in caso di emergenza, non potrebbero mettersi in salvo da sole. Anziani soli, persone con disabilità, persone che dipendono da apparecchi elettrici per vivere.

È la responsabilità verso i più deboli del capitolo 4, nella sua forma più concreta. In un paese piccolo, quell’elenco è fatto di nomi che i volontari conoscono. Saperlo prima significa sapere, quella notte, a quale porta bussare per prima.

Gli altri cigni neri

Non tutti i cigni neri di un comune sono naturali.

La crisi finanziaria dell’ente. Un contenzioso perso, un debito nascosto, un’entrata che crolla. Un comune con il bilancio letto e capito (capitolo 7) se ne accorge prima.

La perdita improvvisa di un servizio. Il medico che va in pensione senza sostituto, l’ultima farmacia che chiude, lo sportello postale che riduce i giorni. Un comune che ha già costruito alleanze con i comuni vicini (capitolo 24) ha qualcuno con cui reagire.

La perdita di una persona chiave. Il segretario comunale, il tecnico che sapeva tutto, il volontario che reggeva un’associazione. Un comune che documenta le procedure e forma più persone non dipende da una sola.

La pandemia, la crisi energetica, lo shock economico. Arrivano da fuori, dalla zona del destino. Ciò che il comune può fare è avere una rete pronta: volontari, associazioni, elenchi, canali di comunicazione.

Resilienza e antifragilità

Il metodo distingue tra resilienza e antifragilità. La resilienza è tornare come prima dopo il colpo. L’antifragilità, il concetto che Nassim Taleb ha reso noto, è uscirne più forti.

Un comune antifragile non si limita a ricostruire il ponte crollato com’era. Si chiede: che cosa ci ha insegnato questa notte? E lo trasforma in scelte.

Dopo l’alluvione, la frazione che restò isolata ottiene un secondo collegamento. Dopo la pandemia, la rete di volontari nata per portare la spesa diventa un servizio stabile per gli anziani soli. Dopo la chiusura dello sportello bancario, il comune mette a disposizione uno spazio per uno sportello mobile condiviso con i comuni vicini.

Il contadino che diceva forse

C’è una storia antica che il metodo ama raccontare: il contadino a cui scappa il cavallo, e che a ogni giudizio dei vicini risponde «forse». Non è rassegnazione: è lucidità. Sa di non avere abbastanza informazioni per emettere una sentenza.

Per un sindaco, nella notte peggiore, questa lucidità ha un valore enorme. Non promettere ciò che non si sa. Non accusare prima di sapere. Non annunciare ricostruzioni in tempi impossibili per placare la rabbia. Dire, ogni giorno, ciò che si sa e ciò che non si sa ancora. È il segnale e il rumore del capitolo 8, nel momento in cui il rumore è più forte.

Scheda riepilogativa — Capitolo 25

I concetti chiave

Nel giorno del cigno nero si usa solo ciò che si ha già in mano. Il piano comunale di protezione civile (d.lgs. 1/2018) è il quadro elettrico del comune: va letto dalla giunta, esercitato ogni anno e fatto conoscere alle famiglie. L’elenco delle persone fragili, tenuto nel rispetto dei dati personali, è la forma più concreta della responsabilità verso i più deboli. I cigni neri di un comune sono anche finanziari, di servizio, di persone chiave, globali. Un comune antifragile non torna com’era: trasforma ogni crisi in una scelta migliore. Nella notte peggiore la lucidità del contadino che diceva «forse» protegge dalle promesse impossibili.

Le tue domande di verifica

1. Hai mai letto il piano di protezione civile del tuo comune? Quando è stato aggiornato l’ultima volta?
2. Il tuo comune sa chi sono le persone che non potrebbero mettersi in salvo da sole?
3. Quale persona chiave, se mancasse domani, bloccherebbe il tuo comune?
4. Ricorda l’ultima crisi del tuo paese. Il comune è tornato come prima o ne è uscito più forte?

Esercizio per chi amministra

Organizza una seduta di due ore con la giunta (o con la tua lista) dedicata al piano di protezione civile: leggetelo insieme, segnate ciò che non è chiaro, verificate i numeri di telefono, i luoghi, i nomi. Poi scrivete la pagina per le famiglie: che cosa fare, dove andare, come informarsi. Se il piano manca o è troppo vecchio, mettete il suo aggiornamento tra i progetti dei primi cento giorni.


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