Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 17 di 46 · Parte terza — PROGETTO: il programma
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«Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.»
— John Donne, Devotions upon Emergent Occasions, Meditazione XVII (1624)
Che cosa imparerai
In questo capitolo imparerai a costruire una lista e una squadra di governo che decidano bene: quali competenze servono, perché la diversità delle voci conta più dell’intelligenza dei singoli, come distribuire i ruoli e come gestire i conflitti di interesse in un paese dove tutti sono parenti di qualcuno. Scoprirai anche il ruolo, prezioso, della minoranza consiliare.
La lista come squadra di lavoro
In molti piccoli comuni la lista si compone all’ultimo momento, cercando persone disposte a metterci il nome: un rappresentante per frazione, qualche cognome che porta voti, qualcuno che «non dice di no». È comprensibile: trovare candidati è sempre più difficile, e il legislatore ha perfino eliminato il limite di mandati per i sindaci dei comuni fino a 5.000 abitanti anche per questa ragione.
Ma una lista composta così diventa, se vince, una maggioranza che non sa lavorare insieme. Il metodo APPO chiede di comporre la lista come si compone una squadra: pensando a che cosa dovrà fare.
L’intelligenza dei gruppi
Ricorda lo studio di Anita Woolley e colleghi, pubblicato su Science nel 2010. La capacità di un gruppo di risolvere compiti diversi non dipendeva tanto dall’intelligenza media o massima dei suoi membri, quanto dalla loro sensibilità sociale e dalla distribuzione equilibrata della parola. I gruppi dominati da una o due voci andavano peggio.
Per una lista elettorale, e poi per una giunta, la lezione è precisa. Un gruppo di persone diverse che si ascoltano decide meglio di un gruppo di persone brillanti dominato da un leader. Un sindaco che parla per l’ottanta per cento del tempo in giunta ha una giunta più debole di quanto pensi.
Le competenze di una squadra APPO
Una squadra che vuole governare un piccolo comune ha bisogno di sei tipi di competenza. Non serve che siano tutte in persone diverse, ma serve che ci siano.
Chi conosce i conti: qualcuno a proprio agio con un bilancio, un commercialista, un bancario, un impiegato amministrativo.
Chi conosce le regole: qualcuno abituato a leggere norme e procedure.
Chi conosce il territorio fisico: un geometra, un agricoltore, un tecnico, chi sa dove scorre l’acqua quando piove.
Chi conosce le persone fragili: un’infermiera, un’assistente sociale, un volontario, un insegnante.
Chi sa comunicare e ascoltare: qualcuno capace di facilitare un’assemblea e di scrivere in modo semplice.
Chi sa misurare: qualcuno a cui piacciono i dati, i fogli di calcolo, le verifiche.
E poi le voci: giovani e anziani, donne e uomini, capoluogo e frazioni, nuovi residenti e famiglie storiche, chi lavora in paese e chi fa il pendolare. Non per una questione di immagine, ma per la ragione di Woolley: ogni voce che manca è un’informazione che il gruppo non avrà.
I ruoli e la regola della parola
In una giunta APPO ogni progetto del mandato ha un responsabile politico, che ne risponde, e un referente negli uffici, che lo segue tecnicamente. Due nomi, scritti nella scheda progetto.
Le sedute di giunta seguono una regola semplice presa dalle comunità pensanti: sulle decisioni importanti, prima si fa un giro in cui tutti parlano, nell’ordine, partendo dall’ultimo arrivato e finendo con il sindaco. Così chi ha meno potere parla prima di sapere che cosa pensa chi ne ha di più. E a turno qualcuno fa l’avvocato del dubbio, come hai visto nel capitolo 8.
Indirizzo politico e gestione
C’è un confine che ogni nuovo amministratore deve conoscere dal primo giorno. L’articolo 107 del TUEL stabilisce che agli organi politici — consiglio, giunta, sindaco — spettano l’indirizzo e il controllo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica spetta ai dirigenti o, nei comuni che non li hanno, ai responsabili degli uffici e dei servizi. Il segretario comunale assiste gli organi e garantisce che gli atti siano conformi alle norme (art. 97 TUEL).
In pratica: la giunta decide che il trasporto a chiamata è un obiettivo, con quali risorse e con quali indicatori. Il responsabile dell’ufficio decide come affidare il servizio, firma gli atti e ne risponde. Il «responsabile politico» della scheda progetto non è chi firma gli atti di gestione: è chi risponde ai cittadini del risultato.
Nei comuni sotto i 5.000 abitanti la legge consente un’eccezione: con una norma del regolamento sull’organizzazione, la responsabilità di uffici e servizi può essere attribuita a componenti della giunta, a condizione che ne derivi un contenimento della spesa documentato ogni anno con una deliberazione (art. 53, comma 23, della legge 23 dicembre 2000, n. 388). La giurisprudenza la interpreta in modo restrittivo. Anche dove la si usa, il metodo consiglia di tenere distinti, per quanto possibile, chi indirizza e chi gestisce: è la prima difesa contro il conflitto di interessi e contro la confusione dei ruoli. [Verificare con il segretario comunale il regolamento in vigore.]
I conflitti di interesse in un paese piccolo
In un paese di duemila abitanti tutti hanno un parente, un cliente, un vicino, un ex compagno di scuola coinvolto in qualche decisione. Non si può evitare. Si può gestire.
Le regole di base sono fissate dalla legge: l’obbligo di astenersi dal prendere parte alle deliberazioni che riguardano interessi propri o di parenti e affini, e il quadro della prevenzione della corruzione e della trasparenza (legge 190/2012 e d.lgs. 33/2013). [da verificare con il segretario comunale per i casi concreti]
Il metodo APPO aggiunge tre abitudini.
Dichiarare prima. All’inizio del mandato ogni amministratore scrive, in un documento interno, i propri interessi che potrebbero incrociare le decisioni del comune: attività economiche, proprietà, incarichi, parenti stretti con attività rilevanti.
Uscire dalla stanza. Quando si discute una questione che tocca un proprio interesse, non basta non votare: si esce, e lo si mette a verbale.
Il test della piazza. È il test della trasparenza del capitolo 4: se domani tutto il paese sapesse esattamente che cosa è successo, sarei a mio agio?
La minoranza come avvocato del dubbio
In un comune sotto i 15.000 abitanti la legge elettorale assegna alla lista vincente una larga maggioranza dei seggi. [Sintesi del sistema elettorale nell’appendice E.] La minoranza è piccola, a volte di due o tre consiglieri. È facile ignorarla.
Un’amministrazione APPO non la ignora: la usa. Le chiede di verificare gli indicatori, di fare il pre-mortem dei progetti più costosi, di proporre alternative misurabili. Le offre accesso facile ai dati. Le riconosce pubblicamente quando ha avuto ragione.
E un’opposizione APPO non si limita a dire no. Chiede: «Su quale prova si basa questa delibera? Quale indicatore misurerà il risultato? Che cosa farete se non funziona?». Una minoranza che fa queste domande ogni mese migliora il governo del paese più di qualunque polemica sui giornali. E si prepara, se un giorno governerà, a farlo meglio.
Quando non si trovano candidati
Capita sempre più spesso: in alcuni piccoli comuni si presenta una sola lista, o nessuna. Quando la lista è una sola, la legge chiede un quorum di votanti e di voti validi perché l’elezione sia valida; negli ultimi turni elettorali, con norme valide un anno alla volta, la soglia di partecipazione è stata abbassata al 40 per cento degli elettori iscritti. Per il 2026, il decreto-legge 27 dicembre 2025, n. 196, convertito dalla legge 13 febbraio 2026, n. 18, ha confermato questa soglia nei comuni fino a 15.000 abitanti, escludendo dal calcolo gli elettori iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) che non hanno votato. Nelle regioni a statuto speciale valgono le rispettive leggi regionali. [Trattandosi di norme transitorie, verificare sempre quella in vigore per l’anno delle elezioni.]
Il metodo APPO suggerisce, in questi paesi, di trasformare la candidatura stessa in un processo aperto: un percorso di ascolto e di formazione, mesi prima, a cui chiunque possa partecipare, da cui nascano naturalmente le persone disposte a impegnarsi. Le liste costruite così sono più faticose da comporre e molto più solide da governare.
Scheda riepilogativa — Capitolo 13
I concetti chiave
La lista va composta come una squadra di lavoro, pensando a che cosa dovrà fare. I gruppi che si ascoltano e distribuiscono la parola decidono meglio di quelli dominati da un leader (Woolley e colleghi, 2010). Servono sei competenze: conti, regole, territorio, fragilità, comunicazione, misura; e voci diverse. Ogni progetto ha un responsabile politico e un referente tecnico; in giunta si parla in ordine inverso di potere e c’è sempre un avvocato del dubbio. I conflitti di interesse si gestiscono dichiarando prima, uscendo dalla stanza, applicando il test della piazza. La minoranza è un avvocato del dubbio istituzionale. Dove mancano candidati, la candidatura può diventare un processo aperto.
Le tue domande di verifica
1. Quali delle sei competenze mancano nella tua lista, o nella giunta del tuo comune?
2. Nell’ultima riunione del tuo gruppo, chi ha parlato di più? Chi non ha parlato?
3. Quali tuoi interessi potrebbero incrociare le decisioni del comune? Li hai mai scritti?
4. Che cosa potrebbe fare la minoranza del tuo comune per migliorare il governo del paese?
Esercizio per chi amministra
Disegna la mappa della tua squadra: una riga per persona, con le competenze, le voci che rappresenta e il ruolo previsto. Segna in rosso le competenze e le voci mancanti. Per ciascuna, scrivi il nome di almeno due persone del paese che potresti coinvolgere, in lista o come consulenti volontari.
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