Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 19 di 46 · Parte terza — PROGETTO: il programma
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«La politica consiste in un lento e tenace superamento di dure difficoltà, da compiersi con passione e discernimento al tempo stesso.»
— Max Weber, La politica come professione (Politik als Beruf, 1919)
Che cosa imparerai
In questo capitolo imparerai a portare il programma APPO agli elettori senza tradirlo: presentare la lista e il programma nel rispetto delle regole, parlare porta a porta partendo dalla diagnosi invece che dalle promesse, usare i gruppi social del paese senza trasformarli in una rissa, rispondere agli attacchi e alle notizie false, gestire i dati personali degli elettori e i costi della campagna con trasparenza.
Il programma che resta nel cassetto
Una lista può aver fatto tutto bene: ascolto, diagnosi, obiettivi, schede progetto. E poi perdere le elezioni perché nessuno ha saputo che cosa c’era nel programma. Oppure vincerle con una campagna che ha detto cose diverse da quelle scritte, e trovarsi il giorno dopo con un mandato che non corrisponde al proprio programma.
La campagna elettorale è il momento in cui il metodo è più messo alla prova. La tentazione di semplificare, di promettere un po’ di più, di colpire l’avversario dove fa male è fortissima. Max Weber, nella conferenza del 1919 citata in apertura, chiedeva alla politica passione e discernimento insieme. In un piccolo paese il discernimento ha un nome preciso: ricordarsi che dopo il voto si continua a vivere tutti nella stessa piazza.
Le regole prima di tutto
Prima di qualunque comunicazione, la lista deve conoscere gli adempimenti. Il deposito delle liste e del programma, il numero di sottoscrizioni richieste in base alla popolazione del comune (legge 25 marzo 1993, n. 81), i termini di presentazione, i modelli: tutto è descritto nelle istruzioni che il Ministero dell’interno, o la Regione nelle regioni a statuto speciale, pubblica per ogni turno elettorale. [Verificare sempre le istruzioni dell’anno del voto: numeri e termini cambiano.]
Tre regole della propaganda vanno tenute a mente fin dall’inizio.
Gli spazi e i tempi. Le affissioni elettorali si fanno negli spazi assegnati dal comune, e il giorno precedente e quello del voto sono vietati comizi e nuove forme di propaganda (legge 4 aprile 1956, n. 212).
I sondaggi. Nei quindici giorni che precedono il voto è vietato rendere pubblici i risultati dei sondaggi elettorali (legge 22 febbraio 2000, n. 28, art. 8).
La comunicazione istituzionale. Dalla convocazione dei comizi alla chiusura delle operazioni di voto, le amministrazioni pubbliche non possono svolgere attività di comunicazione, salvo quella impersonale e indispensabile (legge 28/2000, art. 9). Per un sindaco uscente significa che la rendicontazione pubblica del capitolo 26 va fatta prima della campagna, non durante, e mai con le risorse del comune per scopi elettorali.
I dati degli elettori
In un paese piccolo è facile pensare che, conoscendosi tutti, i dati personali non siano un problema. Lo sono. Il Garante per la protezione dei dati personali, con il provvedimento del 18 aprile 2019 sulla propaganda elettorale, ha chiarito alcuni punti che ogni lista dovrebbe conoscere.
Si possono usare senza consenso le liste elettorali che il comune rilascia per finalità elettorali (art. 51 del d.P.R. 20 marzo 1967, n. 223). Non si possono usare l’anagrafe, i dati raccolti dal comune per le proprie attività, gli elenchi di professionisti, i dati trovati online o sui social, i numeri presi dagli elenchi telefonici. Un consigliere o un sindaco uscente non può usare per la campagna i dati a cui accede per il suo mandato. Chi viene contattato deve ricevere un’informativa, e può opporsi in qualunque momento.
Lo stesso vale per l’ascolto del capitolo 2: un questionario fatto da una lista è un’attività politica, e i dati raccolti vanno trattati come tali.
Porta a porta: prima la diagnosi, poi la promessa
Nei piccoli paesi il porta a porta resta lo strumento più efficace e più rispettoso. Il metodo APPO suggerisce un ordine preciso.
Prima si ascolta. «Che cosa, del paese, vorresti che cambiasse?» Si annota, si ringrazia.
Poi si racconta la diagnosi. «Abbiamo visto che 61 anziani soli non hanno l’auto e abitano lontano dall’ambulatorio.» Un fatto, con la sua fonte.
Poi si propone. «Per questo proponiamo un trasporto a chiamata, partendo da una frazione, con questo costo e questa data.»
Infine si lascia la prima pagina del programma, quella con i numeri (capitolo 12).
Questo ordine fa una cosa preziosa: trasforma la visita da richiesta di voto in conversazione sul paese. E dà all’elettore gli strumenti per giudicare anche gli altri.
I gruppi social del paese
I gruppi di messaggistica e le pagine social del paese sono la nuova piazza. Sono anche il luogo dove le notizie false corrono più veloci (capitolo 8) e dove i toni si accendono più in fretta. Cinque regole per una lista APPO.
Una voce sola. La lista decide chi risponde a nome di tutti, e come.
Niente attacchi personali. Si criticano idee e decisioni, mai persone e famiglie. In un paese piccolo un insulto pubblico dura vent’anni.
Rispondere con un dato. A un’accusa si risponde con un fatto verificabile e la sua fonte, non con un’altra accusa.
Non amplificare. Ripetere una notizia falsa per smentirla, a volte, la diffonde di più. Spesso è meglio pubblicare il dato vero senza ripetere il falso.
Sapere quando uscire. Una discussione che diventa rissa si chiude con un invito: «Ne parliamo di persona, sabato al gazebo».
Prevenire le notizie false
La ricerca sulla disinformazione ha mostrato che è più efficace preparare le persone prima che correggerle dopo. Jon Roozenbeek e Sander van der Linden, in uno studio pubblicato su Palgrave Communications nel 2019, hanno osservato che un breve gioco online in cui i partecipanti imparavano le tecniche usate per costruire notizie false aumentava la loro capacità di riconoscerle. È l’idea della «vaccinazione» contro la disinformazione.
Per una lista significa una cosa semplice: spiegare in anticipo, in un incontro o in un post, come riconoscere una notizia falsa sul paese, con il metodo SIFT del capitolo 8. Senza fare nomi e senza bersagli.
Il confronto pubblico
Se nel paese si organizza un confronto tra candidati, una lista APPO lo accetta sempre e propone tre regole: stessi tempi per tutti, domande dei cittadini raccolte prima, e una domanda uguale per ogni candidato: «Quale indicatore useremo tra cinque anni per giudicarvi?». È la domanda che distingue un programma da una lista di desideri.
I costi della campagna
Anche una piccola campagna costa: stampa, gazebo, sala, qualche post sponsorizzato. Il metodo chiede la stessa trasparenza che si chiederà al comune: un bilancio della campagna in una pagina, con le entrate (contributi dei candidati, donazioni) e le uscite, pubblicato prima del voto. Nei comuni più grandi la legge impone obblighi specifici di rendicontazione; nei piccoli comuni farlo per scelta è un segnale forte. [Verificare gli obblighi di legge applicabili alla classe demografica del proprio comune.]
Dopo il voto
Chiunque vinca, la campagna finisce con due gesti. Ringraziare pubblicamente chi ha vinto, o chi ha perso. E pubblicare entro una settimana la lista completa di ciò che la lista ha promesso: è la base del registro degli impegni (capitolo 26).
Scheda riepilogativa — Capitolo 15
I concetti chiave
La campagna è il momento in cui il metodo è più messo alla prova: passione e discernimento insieme (Weber, 1919). Prima di comunicare si conoscono le regole: presentazione delle liste (legge 81/1993), spazi e silenzio elettorale (legge 212/1956), divieto di pubblicare sondaggi nei quindici giorni prima del voto e di fare comunicazione istituzionale durante la campagna (legge 28/2000). Per i dati degli elettori valgono le regole del Garante (provvedimento del 18 aprile 2019): liste elettorali sì, anagrafe e dati del comune no. Il porta a porta segue l’ordine ascolto, diagnosi, proposta, prima pagina del programma. Sui social: una voce sola, niente attacchi personali, risposte con dati. Preparare alle notizie false funziona meglio che correggerle dopo (Roozenbeek e van der Linden, 2019). I costi della campagna si pubblicano in una pagina.
Le tue domande di verifica
1. Quali dati personali sta usando, o pensa di usare, la tua lista? Sono tra quelli consentiti?
2. Quale sarebbe la tua risposta, con un dato, all’accusa più probabile che riceverai?
3. Sei disposto a rispondere in pubblico alla domanda «quale indicatore useremo per giudicarvi?»
4. Se sei sindaco uscente, che cosa del tuo rendiconto devi pubblicare prima della convocazione dei comizi?
Esercizio per chi amministra
Scrivi il copione di una visita porta a porta di cinque minuti nell’ordine del metodo: una domanda di ascolto, un fatto della diagnosi con la sua fonte, una proposta con numero e data. Provalo con tre persone che non fanno parte della lista e chiedi che cosa ricordano dopo un’ora.
Fine della parte — Se sei in minoranza · Se sei un cittadino
Se sei in minoranza. Per ogni progetto importante della maggioranza chiedi la teoria del cambiamento, gli indicatori e la classe di riferimento. Proponi alternative scritte con la scheda dell’appendice C: un’alternativa misurabile pesa più di dieci critiche. Fai il pre-mortem pubblico delle opere più costose.
Se sei un cittadino. Quando una lista ti presenta un programma, conta le promesse con un numero e una data. Chiedi a ogni candidato: con quale indicatore vi giudicheremo? Proponi un progetto al bilancio partecipativo, o un patto di collaborazione su un bene comune che ti sta a cuore.
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