Conclusioni — Il paese che possiamo programmare

Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 35 di 46

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«Il modo migliore per prevedere il futuro è inventarlo.»
— Alan Kay, informatico, Xerox PARC, 1971

Che cosa imparerai

In queste conclusioni vedrai tutto il percorso del libro in un colpo d’occhio, e troverai la storia di come è finito il primo mandato di Valdiporto. Poi ti verrà lasciata una sola domanda.

Il viaggio in una pagina

Nel capitolo 0 hai ritrovato, o scoperto, gli strumenti del metodo.

Nella prima parte hai imparato a costruire con il paese un’aspirazione condivisa, ad ascoltare chi di solito non parla, a misurare il benessere con pochi indicatori onesti e a fissare l’etica del mandato, dichiarandola.

Nella seconda parte hai guardato il paese con i dati, hai distinto il problema vero da quello di comodo, hai letto il bilancio, in euro e in ore di lavoro, e hai imparato a difendere le decisioni dal rumore della piazza e dai bias di chi decide.

Nella terza parte hai trasformato i problemi in obiettivi misurabili, hai cercato ciò che funziona davvero, hai scelto pochi progetti con stime oneste, hai scritto il programma, composto la squadra, progettato insieme ai cittadini e portato il programma al paese.

Nella quarta parte hai attraversato gli otto settori del comune, con le prove che sostengono ogni intervento e gli indicatori per misurarlo.

Nella quinta parte hai imparato a tenere aperte le porte, a prepararti ai cigni neri, a rendere conto e a lasciare un paese capace di governarsi.

Nella sesta parte hai ricevuto il ritmo del mandato, legato al calendario del comune, e il codice etico.

Come finì a Valdiporto

Anna vinse le elezioni con un margine stretto. Non per il programma più bello: per il programma più verificabile. In molti, dopo, le dissero che avevano votato per la prima pagina, quella con i numeri.

Cinque anni dopo, in piazza, presentò il cruscotto. Il trasporto a chiamata funzionava in tutte e tre le frazioni e lo usavano 74 persone, tra cui 47 dei 61 anziani soli senza auto da cui era partito tutto. La «Casa dei servizi» della costa era aperta quattro giorni a settimana. La connessione nella frazione sul fiume era arrivata con un anno di ritardo rispetto alla data comunicata, e Anna lo disse. La comunità energetica, invece, non era mai nata: 38.000 euro spesi, un assessore dimesso, un consigliere passato al gruppo misto. Anna mise anche quella riga nel cruscotto, in rosso. Il bilancio partecipativo aveva realizzato nove progetti, uno dei quali, per ironia, era la riapertura del vecchio cinema parrocchiale come sala per tutto: proiezioni, assemblee, lezioni di ballo per anziani. Lo avevano proposto i ragazzi delle superiori. Nove case vuote erano di nuovo abitate tutto l’anno, davanti alla scuola si passava a trenta all’ora, e lo sportello digitale del giovedì aveva aiutato più di mille persone.

I residenti tra 20 e 39 anni erano passati da 418 a 431. Nei comuni simili della provincia, nello stesso periodo, erano diminuiti. Anna non disse che era merito suo. Disse che forse il paese aveva fatto la sua parte.

Valdiporto non esiste. Ma il suo cruscotto potrebbe essere quello del tuo paese.

Una sola domanda

Il metodo APPO comincia ogni giornata con una domanda. Questo libro si chiude con una sola, la stessa che il metodo pone ogni mattina a una persona, rivolta adesso a una comunità:

Qual è la cosa più importante che vuoi vedere realizzata nel tuo paese, prima che il prossimo mandato finisca?

Scrivila. In una riga. Poi chiediti chi altro, nel tuo paese, la scriverebbe uguale.

Da quella riga, e da quelle persone, comincia tutto.

Non cambierai il mondo. Ma potresti cambiare il tuo paese. E il tuo paese è già un pezzo di mondo.


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