Capitolo 12 — Scrivere il programma elettorale

Il Comune che funziona bene — Marco Costanzo · sezione 16 di 46 · Parte terza — PROGETTO: il programma

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«Il nostro grande e glorioso capolavoro è vivere a proposito.»
— Michel de Montaigne, Saggi, libro III, capitolo 13

Che cosa imparerai

In questo capitolo imparerai a scrivere un programma elettorale APPO: la sua struttura, la sua lunghezza, il suo linguaggio. Scoprirai perché il linguaggio entusiasta convince meno di quello sobrio, come presentare le promesse in modo verificabile, e quale percorso trasforma il programma, dopo l’elezione, in linee programmatiche, Documento unico di programmazione e obiettivi assegnati agli uffici.

Il programma che nessuno legge

Molti programmi elettorali dei piccoli comuni sono lunghi, generici e illeggibili. Venti pagine di buoni propositi divisi per assessorato, scritti in fretta l’ultima settimana prima del deposito delle liste. Nessuno li legge, nemmeno chi li ha scritti. Cinque anni dopo nessuno ricorda che cosa c’era dentro.

Un programma APPO fa il contrario. È breve nella parte che si legge e profondo nella parte che si consulta. È costruito su tutto il lavoro fatto nei capitoli precedenti. E ha una caratteristica che lo distingue da quasi tutti gli altri: contiene il modo per verificarlo.

La struttura APPO del programma

Il modello completo è nell’appendice B. Ecco l’architettura.

1. La lettera ai cittadini (una pagina). Chi siamo, perché ci candidiamo, come abbiamo costruito il programma: quante persone abbiamo ascoltato, con quali metodi.

2. Il paese oggi (due pagine). La diagnosi in sintesi, con i dati e le fonti. Senza colpe.

3. L’aspirazione (mezza pagina). Il paese che vogliamo tra dieci anni, con le quattro caratteristiche, e la tappa di fine mandato.

4. I problemi che sceglieremo di affrontare (una pagina). I tre–cinque problemi principali, ciascuno in tre righe, e perché li abbiamo scelti.

5. I progetti del mandato (una pagina per progetto). Per ciascuno: il problema, l’obiettivo APPO, le azioni principali, il costo stimato e la fonte di finanziamento, il responsabile, gli indicatori con il valore di partenza e quello atteso, il rischio principale. Per costruire i progetti dei singoli settori, la quarta parte offre per ciascuno aspirazioni tipo, problemi ricorrenti, interventi con il loro livello di prova e indicatori.

6. L’amministrazione ordinaria (una o due pagine). Come gestiremo tutto il resto: servizi, manutenzioni, sportelli, con impegni sobri e misurabili.

7. Le opportunità che cercheremo (mezza pagina). Bandi, alleanze con altri comuni, collaborazioni.

8. Come renderemo conto (mezza pagina). Il cruscotto degli indicatori, le date delle rendicontazioni pubbliche, gli strumenti di partecipazione.

9. Il nostro codice etico (mezza pagina). Gli impegni del capitolo 29.

10. Allegati (consultabili online). Le schede progetto complete, la diagnosi completa, i risultati dell’ascolto.

La parte che si legge sta in dodici–quindici pagine. Le prime tre possono diventare il volantino da portare porta a porta.

Il linguaggio del programma

Nel 2019 due ricercatori tedeschi, Lars König e Regina Jucks, studiarono l’effetto del linguaggio entusiastico nelle informazioni sulla salute: i testi pieni di superlativi venivano percepiti come più manipolativi, meno competenti e meno credibili di quelli scritti in modo neutro. È un risultato che chi scrive programmi elettorali dovrebbe tenere appeso sopra la scrivania.

Il metodo APPO propone cinque regole di scrittura.

Niente superlativi. Non «un rilancio senza precedenti», ma «tre interventi, con questi numeri».

Verbi al futuro preciso. Non «ci impegneremo a promuovere», ma «apriremo», «misureremo», «pubblicheremo».

Un numero per ogni promessa. Se non c’è un numero, non è una promessa: è un’intenzione, e va chiamata così.

La distinzione tra ciò che dipende da noi e ciò che no. Per le cose della zona dell’influenza: «chiederemo», «proporremo», «ci alleeremo con».

Parole semplici. Il programma deve poterlo leggere una persona con la licenza media. Se serve un termine tecnico, si spiega.

Le promesse che non si fanno

Un programma APPO non contiene alcune promesse, anche se portano voti.

Promesse sulla zona del destino («fermeremo lo spopolamento»).

Promesse senza copertura («nuova palestra», senza dire con quali soldi e chi pagherà la gestione).

Promesse individuali («sistemeremo la strada di casa tua»): il comune non lavora per il singolo elettore, e chi lo promette sta già scivolando nella casella del bandito.

Promesse contro le persone («manderemo via…»): un programma può dire che cosa farà, non a chi farà del male.

Dal programma agli atti

Il programma APPO non muore il giorno delle elezioni: è il primo anello di una catena prevista dall’ordinamento degli enti locali. [Riferimenti normativi da verificare con il segretario comunale; sintesi nell’appendice E.]

Il deposito. Insieme alla lista e al nome del candidato sindaco si presenta il programma amministrativo, da affiggere all’albo pretorio (art. 71, comma 2, TUEL per i comuni fino a 15.000 abitanti; art. 73, comma 2, per gli altri).

Le linee programmatiche. Dopo l’elezione, il sindaco, sentita la giunta, presenta al consiglio le linee programmatiche relative alle azioni e ai progetti da realizzare nel mandato, entro il termine fissato dallo statuto (art. 46, comma 3, del Testo unico degli enti locali, d.lgs. 267/2000). È il momento in cui il programma elettorale diventa impegno istituzionale: un programma APPO ci arriva già pronto, con obiettivi, indicatori e responsabili.

La relazione di inizio mandato. La normativa prevede una relazione che fotografa la situazione finanziaria e patrimoniale dell’ente all’inizio del mandato. È il momento giusto per aggiornare la diagnosi con i dati interni che prima non erano disponibili, e per correggere il programma se i conti lo impongono, dicendolo apertamente.

Il Documento unico di programmazione (DUP). È il documento con cui il comune programma la propria azione per il triennio e collega gli obiettivi strategici del mandato al bilancio (art. 170 TUEL e principi contabili). Per i comuni più piccoli è prevista una forma semplificata. Il DUP di un’amministrazione APPO riporta gli obiettivi del programma con gli stessi indicatori, così che chiunque possa seguire il filo.

Gli obiettivi agli uffici. Ogni anno gli obiettivi strategici si traducono in obiettivi operativi assegnati ai responsabili dei servizi, attraverso il piano esecutivo di gestione e gli strumenti di programmazione e valutazione previsti per gli enti. È qui che il programma arriva alla scrivania di chi lo realizza.

La relazione di fine mandato. Alla fine del mandato la normativa prevede una relazione che descrive l’attività svolta e la situazione finanziaria. Un’amministrazione APPO la affianca con il cruscotto degli indicatori: che cosa avevamo promesso, che cosa è successo.

Un candidato che conosce questa catena scrive il programma in modo diverso. Sa che ogni frase dovrà sopravvivere a cinque passaggi, e che ognuno di quei passaggi è un’occasione per i cittadini di verificare.

Il programma di Valdiporto in una pagina

Ecco come apparve, in sintesi, la prima pagina del programma di Anna.

Valdiporto, un paese dove si può restare.
Abbiamo ascoltato 312 persone in sei mesi: 120 famiglie estratte a sorte, 74 interviste davanti alla scuola, alla posta e alla fermata, 4 passeggiate nelle frazioni, 2 assemblee, 14 testimoni del paese. Ecco che cosa abbiamo capito, e che cosa ci impegniamo a fare.
Il problema più grande non sono i parcheggi d’estate: è che chi non guida fatica ad arrivare dal medico, in farmacia e agli sportelli. Riguarda 61 anziani soli, e molte altre persone.
I nostri quattro progetti, ciascuno con un numero e una data:

1. Trasporto a chiamata per chi non guida, in tutte le frazioni entro il terzo anno.
2. Connessione veloce nella frazione sul fiume, chiesta e seguita con gli enti competenti, con una data da comunicare entro sei mesi dall’elezione.
3. La sala polivalente della costa trasformata in «Casa dei servizi»: ambulatorio infermieristico, sportello digitale, aula studio. Costo di gestione coperto da…
4. Un bilancio partecipativo di 30.000 euro l’anno, deciso dai cittadini.

Come renderemo conto: ogni anno, a marzo, in piazza, con dieci numeri.

Non c’è un superlativo. C’è tutto quello che serve per scegliere, e per giudicare.

Scheda riepilogativa — Capitolo 12

I concetti chiave

Un programma APPO è breve nella parte che si legge e profondo in quella che si consulta, e contiene il modo per verificarlo. Ha dieci sezioni: lettera, diagnosi, aspirazione, problemi scelti, progetti del mandato, amministrazione ordinaria, opportunità, rendicontazione, codice etico, allegati. Il linguaggio entusiastico è percepito come meno credibile (König e Jucks, 2019): niente superlativi, verbi precisi, un numero per ogni promessa. Non si promettono il destino, opere senza copertura, favori individuali, azioni contro persone. Il programma attraversa una catena istituzionale: deposito, linee programmatiche (art. 46 TUEL), relazione di inizio mandato, DUP, obiettivi agli uffici, relazione di fine mandato.

Le tue domande di verifica

1. Prendi l’ultimo programma elettorale del tuo paese. Quante delle dieci sezioni APPO contiene?
2. Riscrivi tre frasi di quel programma secondo le cinque regole di scrittura.
3. Quale promessa «che non si fa» hai visto più spesso nelle campagne del tuo paese?
4. Nel tuo comune, le linee programmatiche e il DUP riprendono davvero il programma elettorale?

Esercizio per chi amministra

Scrivi la prima pagina del tuo programma APPO, sul modello di quella di Valdiporto. Poi falla leggere a cinque persone diverse e chiedi a ciascuna di sottolineare ogni frase che suona come una promessa senza numero. Riscrivila finché non ne resta nessuna.


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