1 – La felicità è ancora una tua priorità?

Metodo APPO: benvenuta nuova vita! — Marco Costanzo · sezione 5 di 32

“La preoccupazione non
toglie mai al domani il suo dolore,
ma solo all’oggi la sua gioia.”

Leo Buscaglia

Spesso dimentichiamo di interrogarci su ciò che realmente conta nel nostro percorso di vita. Chiedersi se la felicità rappresenti una priorità è il punto di partenza per la nostra evoluzione o, addirittura, rivoluzione interiore. Interrogarti su una cosa così importante ti spinge a rispolverare le tue reali aspirazioni e a mettere in discussione la routine quotidiana, che spesso non hai scelto consapevolmente, e che si è sedimentata in base alla tua mancanza di attenzione alle cose importanti della vita.

Le domande, come vedremo in tutto il libro, possono essere, quando ben formulate ed accettate, la strategia intenzionale per impegnarti ad agire per ogni desiderio lecito e realizzabile. Alcune di esse scavano così in profondità che potranno lasciarti spiazzato, apparentemente senza risposta. Forse anche quella che hai letto nel titolo di questo capitolo è una di queste: la felicità è ancora una tua priorità?

Quanto tempo della giornata spendi con l’obiettivo specifico di costruire la vita dei tuoi sogni e quanto ti impegni ancora per obiettivi nobili?

Nella realtà quotidiana tendiamo quasi sempre a rimandare quelle azioni che innescano progressi verso la vita ideale e ci lasciamo guidare dagli stimoli base: evitare dolore e compensare con piaceri effimeri la mancanza della piena realizzazione. Passare così il nostro tempo, purtroppo, ci lascerà presto insoddisfatti e con il rischio di attentare alla nostra salute, minacciando il nostro futuro.

Imparare a riconoscere ciò che ti dona un benessere più profondo è essenziale per dare forma a una vita che rifletta i tuoi valori più autentici.

Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: ci sono periodi temporanei della vita in cui è impossibile pensare di poter essere felici. Se hai subito una perdita importante o hai ricevuto una brutta notizia sul tuo stato di salute, o su quello di un tuo caro, è fisiologico permettere alla tristezza di invadere la tua mente per il tempo necessario ad elaborare l’evento fuori dal tuo controllo. Ci sono delle situazioni reali in cui oggettivamente non si può essere felici. Il dramma vero è che anche chi non si trova in queste situazioni estreme spesso decide inconsciamente di rinunciare alla propria felicità. Anche chi non affronta sfide importanti può passare il tempo a lamentarsi di quanto la vita sia stata ingiusta con lui o di non avere i mezzi per realizzare ciò che vuole. Questa posizione passiva di rassegnazione si trasforma sempre nel più grande ostacolo verso la propria realizzazione. Dare alla ricerca della felicità la giusta priorità nella tua vita dovrebbe diventare un esercizio continuo e necessario ma, per alcuni, è decisamente più facile “sedersi” e lasciarsi vivere, non investendo tempo nel proprio miglioramento. Così facendo si può sempre ottenere la magra consolazione di imputare a cause esterne i propri fallimenti.

Non è sempre possibile capire perché le persone smettano di cercare la felicità e conducano a volte vite ordinariamente disperate ma possiamo provare ad analizzare alcune ragioni per cui di fatto questo avviene.

La prima è senza dubbio l’incapacità di controllare le proprie emozioni. Può essere una incapacità appresa oppure data da alcuni disturbi psichici che sono difficili da diagnosticare. La depressione, l’ansia, la rabbia e le dipendenze sono tutte condizioni che incidono fortemente sul benessere individuale e che dovrebbero richiedere un intervento professionale. Il metodo APPO può essere usato per far venire alla luce queste condizioni latenti. Grazie all’acquisizione di conoscenze specifiche nel campo della psiconeuroimmunologia sappiamo che le emozioni, lo stress e altri fattori psicologici possono avere un impatto significativamente negativo sul sistema immunitario e anche solo per questo motivo noi dovremmo sempre aspirare alla felicità. Comprendendo meglio le interazioni tra i sistemi nervoso, endocrino e immunitario, i ricercatori stanno sviluppando nuovi trattamenti per le malattie e per migliorare la salute e il benessere delle persone. Per essere felice quindi devi sincerarti di poter escludere disturbi psichici latenti oppure affrontarli in maniera decisa se sono presenti.

Un altro elemento che spesso conduce all’infelicità è la paura del cambiamento: uscire dalla propria zona di comfort implica affrontare l’ignoto e, per alcuni, questo rischio supera il potenziale beneficio della felicità a lungo termine. Allo stesso modo, un basso senso di autostima può rendere difficile vedere sé stessi come degni di gioia.

Le emozioni negative sono causate da una serie di fattori, tra cui stress, traumi passati o problemi relazionali. Questi spesso creano cicatrici emotive che andrebbero affrontate ma, senza il giusto supporto e senza le strategie adatte, possono diventare mostri che ci spaventano e ci impediscono di cambiare il nostro percorso.

Infine, c’è chi trova nella sofferenza un’identità secondaria, adottando il ruolo della vittima come scudo contro le aspettative fallite e come giustificazione per il mancato raggiungimento di sogni o di traguardi.

È evidente quanto sia importante e al tempo stesso complicato agire sui nostri schemi mentali. I comportamenti automatici possono portare all’adozione di vere e proprie trappole psichiche che allontanano ogni forma di benessere.

Anche il confronto con gli altri può giocare un ruolo importante nell’infelicità. Viviamo in un’epoca caratterizzata dalla iperconnettività dove la felicità altrui, vera o presunta, è spesso amplificata e idealizzata sui social media, portando molti a provare sentimenti di inadeguatezza o invidia.

Esperienze passate, modelli familiari o influenze culturali ci possono convincere che la felicità non ci debba appartenere, che non ce la meritiamo o addirittura che non esista.

Possiamo anche avere pensieri disfunzionali come il catastrofismo o il perfezionismo. Immaginare che tutto vada sempre male o che è necessario che tutto sia in perfetto ordine ci impedisce di avere momenti di felicità anche quando dall’esterno tutto sembra andare benissimo.

Possiamo essere infelici anche a causa di comportamenti autodistruttivi. L’abuso di sostanze come il tabacco, l’alcool e le droghe, il gioco d’azzardo e il cibo in eccesso, problemi per i quali deve essere sempre cercata la causa scatenante, sono canali che alcuni usano nel tentativo di fuggire dalla realtà o di gestire il dolore. Questi espedienti portano a ulteriori malesseri e all’incapacità di avere il pieno controllo della propria vita.

Infine, l’incapacità di vivere il presente a causa del rimpianto del passato o dell’eccessiva preoccupazione per il futuro può essere una barriera costante al raggiungimento della felicità autentica.

Questi ostacoli non sono insormontabili ma riconoscerli non è sempre semplice. Il primo passo verso un cambiamento positivo e una svolta significativa nella nostra vita lo facciamo quando ci rendiamo conto che non stiamo vivendo al massimo delle nostre potenzialità. Possiamo anche considerare che alcune persone scelgono spontaneamente di essere infelici: arrendersi è più semplice che combattere.

Anziché colpevolizzare chi getta la spugna, sarebbe davvero importante investigare sulle cause della mancanza di forza mentale di molti individui. Alcune strategie, come quelle contenute nel metodo APPO, possono essere in grado di far tornare il legittimo desiderio di essere felici.

Il nostro cervello è l’organo che decide quali azioni possiamo compiere quotidianamente e quali ci sono precluse. Pilota il sistema nervoso simpatico, che è il nostro baluardo per la sopravvivenza, ma che è responsabile anche delle nostre angosce e paure. In ogni istante vengono processate informazioni per capire se ci troviamo in una situazione di pericolo oppure se possiamo rilassarci. Seguendo questo schema possiamo concludere che biologicamente, a causa dell’evoluzione, la felicità non è una nostra priorità. Quando i sistemi di allarme interiori sono sollecitati, nel nostro corpo circola troppo cortisolo e difficilmente avremo contemporaneamente abbondanza di serotonina. Esistono anche altri neurotrasmettitori coinvolti nella produzione del benessere come l’ossitocina, la vasopressina e la dopamina ma la loro produzione è sempre legata alle priorità che il cervello assegna alle nostre preoccupazioni, a meno che non causiamo alterazioni chimiche volontariamente.

Più siamo ansiosi, più mangiamo male o facciamo uso di sostanze che danno dipendenza e più il nostro corpo ci predispone ad un malessere che vede nella soluzione scelta la causa di problemi maggiori futuri. Un ruolo fondamentale lo svolge la nostra comunicazione interiore. Molti confondono i piaceri momentanei con la felicità ma questo errore può essere facilmente smascherato. Se si altera la chimica del corpo in modo artificiale quello che stiamo in realtà barattando è una sospensione dal dolore di oggi con un disagio che quasi certamente si manifesterà in futuro, che potrà durare per il resto della vita e condurrà a sofferenze per sé e per gli altri.

Se hai scelto di leggere questo libro perché vuoi essere felice allora non c’è tempo da perdere. Inizia ora a studiare come costruire quei cambiamenti che ti condurranno a una vita più gioiosa e appagante. Investire nel tuo benessere emotivo significa autoeducarti, attraverso la pratica e l’esperienza, a rispondere agli eventi e alle difficoltà con maggior controllo e traendo soddisfazione dalla tua personalità più matura. Ognuno di noi, anche chi ha grandi menomazioni e può legittimamente essere arrabbiato con il mondo, può sviluppare il potere di interpretare la realtà in modo ottimista, di cercare relazioni positive e soprattutto di comprendere che ogni passo fatto nella direzione giusta può davvero trasformare l’esistenza umana.

Affrontare e superare il dolore psicologico del cambiamento è una delle sfide più grandi ma è anche un modo per poterci aprire a una felicità senza compromessi. È necessario lavorare su noi stessi, sui nostri pensieri e comportamenti per non entrare nella schiera di coloro che sanno solo lamentarsi. La vita ci metterà di fronte a innumerevoli difficoltà ma la chiave di volta risiede nel modo in cui scegliamo di affrontarle. La capacità di essere felice dipende dalla capacità di individuare quelli che un tempo chiamavi fallimenti e usarli come esperienze da cui ripartire.

Stabilire obiettivi realistici e lavorare per raggiungerli migliorerà il tuo umore poiché il senso del progresso e dell’efficacia personale sono ottimi stimolanti per il morale. Inoltre, prenderti del tempo per celebrare i piccoli traguardi lungo il cammino rafforza la tua autostima e ti incoraggia a proseguire verso i traguardi successivi. Sviluppare una mentalità di crescita che incoraggia l’apprendimento e la curiosità ti aiuterà in ogni aspetto della vita. La felicità non si realizza in assenza di problemi ma acquisendo la capacità di gestirli consapevolmente e con efficacia.


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