Metodo APPO: benvenuta nuova vita! — Marco Costanzo · sezione 10 di 32
“Le emozioni sono come il vento:
Seneca
non possiamo controllarle,
ma possiamo decidere dove navigare.”
Quali sono i fattori più importanti per ottenere una qualità di vita eccezionale? Il tuo benessere è legato ad una fisiologia eccellente e a quanto hai imparato a gestire le emozioni che provi durante il giorno. Non puoi evitare di sentire sofferenza quando accadono eventi tristi o frustranti ma puoi imparare a utilizzare quel dolore come strumento per la tua crescita continua.
Se vuoi impiegare bene ogni minuto devi capire come evitare di cercare scuse e cominciare ad analizzare cosa ostacola il tuo benessere. Ad esempio, la tristezza ti cancella il presente ed il futuro dalle mani. Altre emozioni negative possono arrivare a dominarti e non portano nulla di buono, se non impari come sfruttare il loro lato positivo.
La paura può trasformarsi in un segnale di allerta che ci prepara ad affrontare i pericoli, la rabbia può rivelare i tuoi limiti di tolleranza e aiutarti a stabilire dei confini, la tristezza può guidarti verso un’autentica comprensione delle tue necessità emotive. Accettando queste emozioni come parte del tuo essere, puoi cominciare a elaborarle in modo costruttivo anziché lasciare che ti devastino. Questo processo di accettazione e trasformazione è fondamentale per cominciare un dialogo interno da persone adulte.
Imparare a gestire le emozioni negative è solo un aspetto del metodo APPO. Come primo scopo dovremmo avere anche la possibilità di coltivare emozioni positive come gratitudine, gioia, entusiasmo e amore.
La gestione delle emozioni negative è comunque la parte più importante e meno compresa del nostro bagaglio culturale perché sono queste a causare più danni a noi e a chi ci sta intorno. La capacità di migliorare la qualità della tua vita passa per l’allenamento della tua intelligenza emotiva. Per capire meglio perché e come possiamo dominare ciò che sentiamo, ma anche quello che pensiamo, può venirci in aiuto lo schema dei tre cervelli di MacLean. Per quanto questa teoria, alla luce delle nuove scoperte, presti il fianco a diverse critiche dal punto di vista scientifico, il saper utilizzare questo schema ti aiuterà a etichettare ciò che succede con una precisione impressionante. Il neuroscienziato statunitense Paul MacLean nel 1969 propose di considerare il cervello umano diviso in tre parti distinte, ognuna con le proprie funzioni e caratteristiche. Il cervello rettile è la parte più antica ed è presente, appunto, anche nei rettili. È responsabile delle funzioni vitali, come la respirazione, la digestione e la riproduzione. È anche responsabile del comportamento di sopravvivenza, come la lotta o la fuga. Ad esso possiamo collegare i nostri istinti primordiali.
Il cervello limbico, o mesencefalo, è la parte del cervello che si è evoluta successivamente al cervello rettile. È il responsabile principale delle emozioni, della motivazione e della memoria. È il cervello che provvede ai comportamenti sociali, come l’attaccamento e l’amore.
La parte più recente del cervello, presente in maniera così sviluppata solo negli esseri umani, è la neocorteccia ed è responsabile del pensiero, del linguaggio, della creatività e delle varie intelligenze. Questa struttura avanzata ci permette di elaborare le nostre emozioni in modi più complessi di altri animali, dando origine a risposte emotive più sofisticate. Grazie alla neocorteccia, possiamo quasi sempre pensare prima di agire, pianificare il futuro, e valutare le conseguenze delle nostre azioni a lungo termine. Succede però che più spesso di quanto vorremmo il cervello “razionale” ceda il controllo alle sue parti più primitive, rispondendo agli stimoli esterni in modo immediato e meno utile per noi. Durante queste situazioni capire il contesto e prendere consapevolezza delle proprie reazioni può risultare fondamentale per non lasciarsi travolgere dall’emozione del momento e per agire con maggiore saggezza. Ad esempio, quando ci troviamo di fronte a una sfida che ci provoca ansia, razionalmente comprendiamo che può essere utile fermarsi, respirare profondamente, e ragionare con calma per decidere il comportamento più efficace da attuare. Ma questo non avviene quasi mai se non si ha una formazione specifica a riguardo.
Sviluppare l’autocontrollo, la capacità di gestire le emozioni diventa vitale quando incappiamo nel fenomeno chiamato “raptus emotivo”, il momento in cui una forte emozione prende il sopravvento e ci porta ad agire impulsivamente. Allenarsi a riconoscere i segni premonitori di queste esplosioni emotive può darci la possibilità di intervenire prima che le conseguenze siano irreparabili.
Quando parliamo di raptus ci riferiamo a quel “sequestro” operato dall’amigdala, il nostro cervello istintivo, in cui la nostra natura biologica prende il sopravvento e può indurci a reazioni sproporzionate. L’animale primitivo che vive in noi può avere reazioni “combatti, immobilizzati o scappa” quando avverte un grande pericolo. Il compito di chi vuole essere in controllo della propria vita è identificare in anticipo questi momenti e riportare la razionalità al centro della scena. L’allenamento all’utilizzo delle tecniche della contabilità delle emozioni e della dissociazione scientifica aiuteranno a creare uno spazio di riflessione tra lo stimolo e la risposta permettendo di scegliere una reazione costruttiva anziché quella istintiva.
Un libro che ha divulgato la storia della nostra evoluzione in merito alla conoscenza del cervello è quello di Daniel Goleman. Pubblicato nel 1995, Intelligenza Emotiva, ha introdotto il concetto di EQ (Emotional Quotient) contrapposto all’ormai noto IQ (Intelligence Quotient), sottolineando l’importanza di comprendere ed elaborare in modo adeguato le nostre emozioni. Questa abilità non solo migliora significativamente le nostre vite a livello interpersonale, ma permette di affinare la nostra capacità di leadership personale.
Secondo la teoria dei tre cervelli, le tre parti del cervello lavorano insieme in modo integrato per controllare il comportamento umano. Noi useremo questo schema per capire quanto influiscano le emozioni e gli istinti sul nostro comportamento. Molte nostre decisioni di vita non sono razionali, anche se poi siamo capaci di trovare una motivazione razionalizzante al perché del nostro agire. Pensa agli ultimi tuoi acquisti d’impulso e di cui poi ti sei pentito o a quando hai perso le staffe, se hai compiuto gesti o detto parole di cui in seguito ti sei rammaricato. Tali situazioni evidenziano l’importanza di sviluppare una maggiore intelligenza emotiva, cioè la capacità di gestire in modo adeguato le emozioni trasformandole in opportunità di sviluppo.
Imparare a controllare ciò che provi può aiutarti a migliorare non solo la gestione degli stimoli improvvisi, ma anche a sviluppare relazioni interpersonali più sane e produttive, evitando di sfogare sugli altri le frustrazioni o lo stress accumulato.
Se credi nell’esistenza dell’anima, lavorando con le tue emozioni ti ritroverai di fronte all’affascinante intersezione tra la dimensione emotiva dell’essere umano e il mondo spirituale o metafisico. Esplorare questa connessione può arricchire la comprensione di te stesso come individuo e contribuire significativamente al tuo percorso di crescita spirituale. Può darti la forza e la chiarezza necessarie per navigare attraverso i momenti più difficili con maggiore equilibrio.
Se invece preferisci un punto di vista più laico resta valido un approccio molto pratico alle emozioni che ti consenta di avere il pieno controllo delle tue azioni. Utilizzare metodi basati sulle evidenze scientifiche per gestire lo stress emotivo è ugualmente utile e offre risultati tangibili.
Il lavoro sulle emozioni è un processo continuo che può portare benefici in tutti gli aspetti della vita, dalle relazioni personali al successo professionale.
L’intelligenza emotiva non è solamente la capacità di riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri ma è anche l’abilità di gestirle al fine di guidare i pensieri e le azioni in maniera congruente con i tuoi obiettivi e valori.
Il controllo delle emozioni, in assenza di patologie o stanchezza fisica, è un processo di costante mediazione tra impulsi primordiali e ragionamento avanzato. Questo bilanciamento è cruciale nelle relazioni e nel contesto sociale, dove la capacità di gestire emozioni può determinare esiti positivi o negativi.
Pensiamo al triste fenomeno del femminicidio. Questo è un esempio di come la perdita di controllo e l’incapacità di gestire sentimenti come gelosia, possesso e rabbia possono portare a conseguenze devastanti. La violenza di questo tipo è radicata in una cultura del possesso e dell’oppressione che deve essere combattuta con l’educazione ma saper riconoscere i segnali della perdita di controllo può salvare vite umane. Il raptus, o il momento di estrema crisi emotiva che porta l’uomo ad usare la forza al posto della ragione è una dimostrazione della complessità del tema del controllo emotivo. La persona che pone in essere un comportamento aberrante non sta semplicemente cedendo a un impulso isolato ma può essere stata influenzata da un insieme di fattori stressanti e situazionali che evidenziano l’assenza di un qualsiasi schema di gestione dei conflitti interiori. È qui che intervengono l’educazione e la formazione specifica, necessarie a riconfigurare le risposte del cervello ai vari stimoli. Con l’allenamento e l’impegno costante, è possibile usare nella propria routine quotidiana strumenti per la gestione delle emozioni intense, come la meditazione e la scrittura riflessiva.
Lavorare sulle proprie emozioni, comprendere la loro provenienza e riconoscere i segnali di un deterioramento del controllo emotivo, sono passi essenziali per prevenire atti di violenza e costruire rapporti sani e paritari.
L’autoconsapevolezza emozionale, l’abilità di riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui è uno strumento fondamentale nella comunicazione e nella risoluzione dei conflitti. Attraverso la routine quotidiana del metodo APPO possiamo dedicarci più serenamente all’osservazione di noi stessi, possiamo sfruttare l’opportunità di esplorare le nostre aspirazioni più profonde spesso legate al nostro equilibrio emotivo.
Quando, viceversa, una persona sente un pericolo imminente entra in uno stato di ipervigilanza e interpreta i segnali del mondo esterno in maniera errata. Spesso questo fattore insieme all’eccessiva stanchezza è il cocktail micidiale che porta a distruggere la propria vita.
La gestione corretta delle emozioni negative non è possibile in tutte le situazioni ma, allenandosi con la tecnica della dissociazione scientifica che vedremo nel prossimo capitolo, si possono evitare molte decisioni sbagliate nate da letture distorte della realtà.
Pensiamo, ad esempio, ad un litigio per un parcheggio e alle sue conseguenze. Nel 2019, un uomo di 51 anni di nome John Smith stava cercando un parcheggio in un centro commerciale a Los Angeles. Quando ha trovato un posto libero, un altro uomo, di nome Michael Jones, ha iniziato a urlare contro di lui, dicendo che il posto era il suo. I due uomini hanno iniziato a litigare e Jones ha colpito Smith con un pugno. Smith è caduto a terra e ha battuto la testa, morendo sul colpo.
Questo è un caso evidente di come non aver bloccato (temporaneamente) un’emozione ha distrutto il corso di due vite.
Un soggetto sano deve riconoscere le emozioni negative e bloccarle temporaneamente prima che avvenga l’innesco del raptus emotivo. La conoscenza della tecnica della contabilità delle emozioni moltiplicherà la tua capacità di modulare le reazioni e aumenterà la tua resilienza in situazioni di stress, impedendo esplosioni di rabbia incontrollata.
Questa è solo una delle tante strategie per mantenere un buon grado di autocontrollo; la letteratura scientifica ne suggerisce altre che possono essere approfondite da chi desidera migliorarsi.
In ambienti lavorativi, ad esempio, la pressione può portare a decisioni affrettate o risposte aggressive; l’allenamento alla regolazione emotiva può quindi avere un impatto significativo sulla serenità degli ambienti e sulla produttività.
Sei una persona che grida spesso o subisce le grida di altri? Rifletti su come le reazioni emotive influiscono sul tuo comportamento. Queste sono sempre il sintomo di una mancata autoeducazione nella gestione delle situazioni di stress o conflitto. Urlare è sempre una iniziale perdita di controllo, un problema da risolvere e una incapacità che può essere eliminata con l’applicazione delle tecniche giuste. Mantenere la calma e cercare di comprendere il punto di vista altrui può aiutare a risolvere le questioni, anche quando l’istinto suggerisce di reagire emotivamente. L’ascolto attivo è un’abilità cruciale da apprendere e può favorire una comunicazione più efficace per relazioni costruttive. Con le tecniche qui descritte imparerai a riconoscere i “trigger”, ovvero gli stimoli scatenanti, che precedono una reazione intensa e potrai applicare tecniche di controllo prima che un raptus emotivo domini la tua condotta. La consapevolezza è potere e, con la giusta preparazione mentale, anche nelle circostanze più tese potrai scegliere di agire piuttosto che reagire. In questo modo, la comunicazione interna non sarà più un campo di battaglia, ma un ponte verso una maggiore comprensione dei problemi e la diminuzione di un malessere condiviso. Le emozioni negative devono essere riconosciute prima che si trasformino in azioni distruttive. Devono essere bloccate quando sono così forti da danneggiare i rapporti o dare vita a comportamenti nocivi che influiscono su tutto il corso della propria esistenza e nella sperimentazione del benessere ricercato.
Capire le emozioni è fondamentale perché queste danno colore e significato alla nostra vita quando ci permettono di progredire. Quando invece viviamo sentimenti negativi, a meno che non siano legati a momenti particolari come un lutto o una malattia debilitante, dobbiamo valutare se possiamo, con il ragionamento logico-deduttivo, uscire dalla trappola in cui siamo caduti. Non analizzeremo tutte le emozioni negative che potrai incontrare, ma parleremo di cosa aiuta l’autocontrollo e cosa invece allontana dalla capacità di gestire gli stati d’animo più tossici.
Partiamo quindi dalle due emozioni che sicuramente ogni essere umano sperimenta: paura e angoscia.
La paura ha una connotazione positiva quando ci permette di evitare un pericolo. Quando proviamo paura per qualcosa di reale il nostro corpo ci suggerisce attraverso dei cambiamenti fisici che il pericolo è imminente e che dobbiamo davvero esser pronti a leggere l’ambiente che ci circonda con maggiore attenzione. Cosa stabilisce l’intensità della nostra paura? Sicuramente una mancata predisposizione all’avventura, una scarsa fiducia in noi stessi e poco allenamento alla gestione degli imprevisti.
Se abbiamo affrontato pericoli simili già molte volte saremo in grado di riconoscerne lo schema e questo permetterà al nostro cervello razionale di trovare vie di fuga e soluzioni senza immobilizzarsi.
Sorella della paura ma molto più pericolosa è l’angoscia. Questo stato di intensa sofferenza psichica, caratterizzato da un senso di costrizione o oppressione provoca un notevole stress per il nostro organismo fisico.
È un’emozione simile alla paura, ma è più profonda e meno specifica. La paura è una risposta a un pericolo o a una minaccia, mentre l’angoscia può essere causata da una varietà di fattori, tra cui stress, ansia, depressione e traumi. Molti hanno sperimentato questo stato di angoscia durante il periodo pandemico.
Come si mette in gabbia una bestia simile? Quali risposte possiamo dare a questo nemico invisibile? Occorre dare per certo che la sofferenza focalizza la nostra attenzione sul problema ma che conserviamo ancora la capacità di spostare il focus. Possiamo affinare la nostra capacità di guardarci in terza persona ed è questo che scopriremo nel prossimo capitolo.
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