APPOFocus — Marco Costanzo · sezione 19 di 37
«Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme.»
Proverbio popolare.
Nessuno si concentra da solo
C’è un’immagine che ci hanno raccontato a lungo: il genio solitario, chiuso nella sua stanza, che vince ogni distrazione con la sola forza della mente. È un’immagine affascinante. Ed è quasi sempre falsa.
Chi riesce a tenere la freccia sul bersaglio per mesi, di solito, non è solo. Ha qualcuno che gli chiede come sta andando. Qualcuno che lavora accanto a lui. Qualcuno con cui condividere una vittoria piccola e una caduta. Questo capitolo ti presenta i tuoi alleati. E ti mostra perché, con loro, la strada diventa più facile e molto più bella.
Raccontare i propri progressi
Ricordi la grande sintesi su centotrentotto esperimenti? Tenere d’occhio i propri progressi aiuta a raggiungere gli obiettivi. E aiuta ancora di più quando i progressi vengono raccontati a qualcuno. Prova solida.
Perché funziona? Probabilmente per più ragioni insieme. Quando sai che stasera racconterai com’è andata, il bersaglio resta più vivo nella mente. Quando dici ad alta voce un impegno, ti senti più legato a mantenerlo. E quando qualcuno ti ascolta, una giornata storta pesa meno.
Per questo il primo alleato è il più semplice di tutti: una persona a cui raccontare, ogni sera o ogni settimana, il tuo Unico Risultato e com’è andata. Un amico, un familiare, un collega. Non serve che ti dia consigli. Basta che ti ascolti.
L’APPO Personal Trainer
Il secondo alleato è il più forte: un APPO Personal Trainer. Te ne ho parlato all’inizio del libro, e ora puoi capire meglio perché.
Le sintesi sul coaching mostrano effetti positivi su molti risultati, e il più grande riguarda proprio la capacità di guidare sé stessi verso un obiettivo. Prova discreta. Un trainer fa per te tre cose che un libro non può fare. Ti fa le domande giuste, quando ti stai raccontando una scusa. Ti aiuta a correggere gli scudi che non funzionano. E ti ricorda, nei giorni difficili, quanta strada hai già fatto.
Ricorda però i confini. Il trainer allena una competenza, non cura. E il titolo spetta solo a chi è certificato: chiedi sempre di vedere la certificazione, in attesa del registro pubblico che è in preparazione.
Lavorare accanto a qualcuno
Il terzo alleato nasce dalle comunità online, e in particolare dalle persone con difficoltà di attenzione, che lo hanno reso famoso. Si chiama, con una parola inglese, body doubling: lavorare accanto a qualcuno. Due persone, ciascuna con il proprio compito, nella stessa stanza o collegate in video. Non si aiutano, non si parlano. Si tengono compagnia.
Su forum e community migliaia di persone raccontano che funziona: cominciano più facilmente, si distraggono meno, finiscono di più. Esistono perfino servizi che abbinano sconosciuti per sessioni di lavoro in silenzio. Qui la prova è debole: la ricerca scientifica è ancora scarsa. Ma il principio è plausibile, perché la presenza di un altro rende più visibile il nostro impegno. E costa poco provarlo.
Se hai un disturbo dell’attenzione diagnosticato, o pensi di averlo, questo capitolo è forse il più importante del libro per te. Gli alleati contano ancora di più. E il primo alleato, in questo caso, è il professionista che ti segue: porta a lui questo libro, e scegliete insieme quali esercizi fanno per te e quali no.
Le comunità pensanti
Il quarto alleato è un piccolo gruppo. Nella collana APPO li chiamiamo comunità pensanti: persone che si incontrano, di persona o a distanza, per praticare insieme il metodo. Ognuno condivide il proprio Unico Risultato della settimana. Ognuno racconta i propri rientri. Ci si scambia gli scudi che funzionano.
Una comunità pensante fa una cosa che nessun altro alleato sa fare. Ti mostra che non sei l’unico a lottare con la distrazione. E ti fa scoprire che la tua attenzione, quando la proteggi, può aiutare anche quella degli altri.
Il dono più grande
C’è un’ultima cosa da dire sugli alleati, e riguarda te. Tu non sei solo qualcuno che riceve aiuto. Sei anche, per qualcun altro, un alleato possibile.
Ricordi la scoperta del capitolo nove? Le relazioni solide sono tra i fattori più potenti per la salute e per una vita lunga. Prova solida. Quando ascolti davvero un amico che ti racconta il suo bersaglio, quando proteggi il tempo di un collega, quando lavori in silenzio accanto a chi fatica a cominciare, stai facendo la cosa più preziosa che si possa fare con l’attenzione. La stai regalando.
Il club dei caffè
Giulia, Luca, Anna, Paolo e Rosa, nel nostro racconto, a un certo punto si incontrano. Non è un caso: si sono iscritti allo stesso piccolo gruppo di lettura del libro, nella piccola biblioteca comunale del paese di Paolo, affacciata sulla piazza e sul golfo, dove Anna torna a studiare d’estate e Giulia insegna. Luca partecipa collegato dalla città.
Il primo incontro è impacciato. Nessuno sa bene che cosa dire. Poi Rosa tira fuori il suo quaderno azzurro e legge, ad alta voce, il ricordo della casa della nonna. Quando finisce, c’è un lungo silenzio. Poi Paolo dice: anch’io avevo una nonna così. E si scioglie qualcosa.
Da quel giorno il gruppo si ritrova una volta al mese, al bar della piazza. Lo chiamano il club dei caffè. Ognuno racconta il proprio Unico Risultato più importante del mese, i rientri, uno scudo che ha funzionato. Luca insegna a Paolo come caricare le foto sul sito. Anna spiega a Rosa come funziona la pressione del sangue, perché Rosa vuole capire le sue analisi. Giulia legge i racconti della volpe, e gli altri le dicono che cosa funziona e che cosa no.
È una comunità pensante. Nessuno di loro l’aveva chiamata così. Ma lo era.
Anna e la sessione in compagnia
Per Anna, l’alleato decisivo è una compagna di corso, Marta. Studiano insieme in biblioteca, una di fronte all’altra, due mattine alla settimana. Non si interrogano, non si spiegano niente. All’inizio di ogni sessione ciascuna dice ad alta voce il proprio bersaglio. Alla fine, una frase a testa.
Anna scopre che, con Marta davanti, il telefono quasi non lo cerca. Non per vergogna. Per una specie di rispetto reciproco: entrambe stanno lottando con la stessa montagna, e lo sanno. Quando una delle due si alza per la pausa, si alza anche l’altra. Quando una torna, torna anche l’altra.
All’esame, prendono entrambe trenta. La sera, Anna scrive sul quaderno: «Non ce l’avrei fatta da sola. O forse sì, ma sarebbe stato molto più triste».
Il messaggio di Luca alla madre
Luca, come primo alleato del patto della sera, sceglie una persona inaspettata: sua madre, che vive da sola a ottocento chilometri di distanza. Ogni sera le manda un messaggio breve: il suo Unico Risultato e com’è andata.
La madre, all’inizio, non capisce bene. Poi comincia a rispondere. Prima con un cuoricino. Poi con una domanda. Poi con il suo Unico Risultato: «Oggi: finire la sciarpa per tua nipote. Fatto».
Dopo qualche mese, quei messaggi sono diventati il filo che li tiene uniti. Luca si accorge che non è più solo un modo per tenere fede ai suoi bersagli. È diventato il modo in cui lui e sua madre, ogni giorno, si dicono: ci sono.
Gli amici di Oxford
Negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, a Oxford, un piccolo gruppo di amici si incontrava ogni settimana, spesso il giovedì sera nelle stanze di uno di loro, e il martedì mattina in un pub. Si facevano chiamare gli Inklings. Tra loro c’erano J. R. R. Tolkien e C. S. Lewis. Si leggevano ad alta voce i lavori in corso, si criticavano con franchezza, si incoraggiavano.
Molti capitoli del Signore degli Anelli furono letti per la prima volta in quegli incontri. Tolkien scrisse in seguito che senza l’incoraggiamento di Lewis non avrebbe mai finito l’opera. Non era un gruppo di disciplina: era un gruppo di amici. Ma quella regolarità, quel leggere ad alta voce il proprio lavoro davanti a qualcuno che aspettava di sentirlo, ha aiutato a nascere alcuni dei libri più amati del secolo.
Il club dei caffè dei nostri cinque compagni è molto più modesto. Ma funziona allo stesso modo.
L’alleato di Rosa
L’alleato di Rosa, alla fine, è la nipote. Ogni sera, alle nove, Rosa le manda un messaggio vocale: il suo Unico Risultato del giorno, e com’è andata. La nipote, che studia lontano, la sera li ascolta sul treno.
Dopo qualche settimana, anche la nipote comincia a mandarle il suo. «Nonna, oggi devo finire la relazione per il laboratorio.» E la sera: «Fatta. Ho pensato a te mentre la finivo». Rosa salva quei messaggi in una cartella del telefono. Li chiama i nostri bersagli.
Il fornitore alleato
Paolo trova un alleato in un posto in cui non lo avrebbe mai cercato: il suo fornitore principale, Gennaro, che lo chiamava ogni mattina alle nove, proprio nella sua ora protetta.
Un giorno Paolo gli spiega, un po’ imbarazzato, che dalle otto e mezza alle dieci lavora al sito, e che preferirebbe sentirlo alle dieci e mezza. Si aspetta che Gennaro si offenda. Invece Gennaro ride, e gli dice: sai che anch’io avrei bisogno di un’ora così? Non riesco mai a fare i conti del mese.
Da quel giorno, si telefonano alle dieci e mezza. E ogni tanto, durante la telefonata, si chiedono a vicenda: allora, l’hai fatta la tua ora? È diventato un alleato. Uno di quelli che non ti aspetti, e che proprio per questo valgono doppio.
Gli anziani di Acciaroli
Risalendo la costa per una sessantina di chilometri dal paese immaginario di Paolo e Rosa si arriva a un paese vero, Acciaroli. Da alcuni anni è diventato famoso nel mondo, perché lì vive un numero sorprendente di persone che hanno superato i novanta e perfino i cento anni. Un gruppo di ricercatori italiani e americani ha cominciato a studiarli, per capire che cosa li accomuni.
Le ricerche sono ancora in corso, e sarebbe sbagliato trarne conclusioni affrettate: la lunga vita dipende da molti fattori, dai geni alla dieta, dal clima al lavoro di una vita. Ma chiunque abbia passato qualche giorno in quei paesi ha notato una cosa. Gli anziani di Acciaroli non sono quasi mai soli. Camminano molto, salgono e scendono per le strade ripide. E soprattutto, la sera, si ritrovano in piazza, sulle panchine, a parlare. Si conoscono da sempre. Si cercano. Si aspettano.
Non posso dirti che sia quella la ragione della loro lunga vita. Non lo sa ancora nessuno con certezza. Ma posso dirti che è esattamente ciò che la grande sintesi sulle relazioni, di cui ti ho parlato nel capitolo nove, avrebbe previsto. E che, ogni volta che passo da quella piazza, mi ricordo che l’attenzione più preziosa non è quella che diamo al lavoro. È quella che ci diamo l’un l’altro, ogni sera, senza fretta.
Gli esercizi del capitolo
Esercizio undici punto uno: il patto della sera
Quando: ogni sera, o una volta alla settimana. Quanto tempo: cinque minuti.
Come si fa. Scegli una persona e proponile un patto semplice: io ti racconto il mio Unico Risultato e com’è andata, tu mi chiedi soltanto se l’ho raggiunto. Se vuole, il patto può valere anche al contrario. Un messaggio breve basta: «Oggi: finire la proposta. Fatto, in parte.»
Perché funziona. Raccontare i propri progressi a qualcuno ne aumenta l’effetto.
Come capisci che funziona. Quando, prima di distrarti, ti viene in mente il messaggio che manderai stasera.
Esercizio undici punto due: la sessione in compagnia
Quando: una o due volte alla settimana, per i compiti che rimandi di più. Quanto tempo: una sessione.
Come si fa. Accordati con una persona per lavorare insieme, ognuno al suo compito. All’inizio ciascuno dice ad alta voce il proprio Unico Risultato della sessione. Poi silenzio, telefoni lontani, timer. Alla fine, una frase a testa: dove sono arrivato.
Perché funziona. La presenza di un altro rende più visibile l’impegno e abbassa la soglia d’ingresso. Prova debole, ma molto amata da chi la prova.
Come capisci che funziona. Quando il compito che rimandavi da settimane si sblocca in un’ora.
Esercizio undici punto tre: la tua comunità pensante
Quando: una volta al mese per cominciare. Quanto tempo: un’ora.
Come si fa. Invita due o tre persone che leggono questo libro, o che vogliono allenare l’attenzione. Ogni incontro ha tre momenti. Ognuno racconta il proprio Unico Risultato più importante del mese e com’è andata. Ognuno condivide uno scudo che ha funzionato. Ognuno sceglie il bersaglio del mese successivo, e lo dice ad alta voce.
Perché funziona. Insieme si impara più in fretta, ci si sente meno soli, e gli impegni detti davanti agli altri pesano di più.
Come capisci che funziona. Quando aspetti l’incontro con gioia, e non come un dovere.
Esercizio undici punto quattro: diventa alleato di qualcuno
Quando: una volta alla settimana. Quanto tempo: quanto serve.
Come si fa. Scegli una persona e chiedile: qual è la cosa più importante che vuoi realizzare questa settimana? Ascoltala con attenzione intera, senza telefono. Poi, a fine settimana, chiedile com’è andata.
Perché funziona. L’attenzione regalata rafforza la relazione, e una relazione forte fa bene a entrambi.
Come capisci che funziona. Quando quella persona, la settimana dopo, ti fa la stessa domanda.
Riepilogo del capitolo undici
I concetti chiave.
Nessuno si concentra davvero da solo. Raccontare i propri progressi a qualcuno ne aumenta l’effetto. Un APPO Personal Trainer aiuta a guidare sé stessi verso l’obiettivo, entro i confini di chi allena e non cura. Lavorare accanto a qualcuno è una pratica popolare con prove ancora deboli, ma promettente. Le comunità pensanti uniscono tutto questo in un piccolo gruppo. E tu stesso puoi essere un alleato: è il dono più grande che si possa fare con l’attenzione.
Le tue domande di verifica.
Chi potrebbe essere il tuo primo alleato?
Perché raccontare i propri progressi funziona meglio che tenerli per sé?
Di chi potresti essere tu l’alleato, già questa settimana?
L’esercizio per domani.
Domani manda a una persona di fiducia un messaggio: «Sto allenando la mia attenzione. Posso raccontarti ogni sera il mio obiettivo del giorno?». Se dice sì, hai il tuo primo alleato. E la strada, da domani, si fa in due.
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