APPOFocus — Marco Costanzo · sezione 24 di 37
«Lo spirito, se non è trattenuto da un oggetto preciso che lo tenga a freno, si getta sregolato di qua e di là.»
Michel de Montaigne, Saggi, libro primo, capitolo ottavo. Traduzione libera.
Metà della vita, altrove
Nel primo capitolo hai scoperto che passiamo quasi metà del tempo da svegli a pensare ad altro rispetto a ciò che stiamo facendo. Non è un difetto moderno. La mente umana è fatta così. E gli studiosi che se ne occupano, come Jonathan Smallwood e Jonathan Schooler, hanno passato anni a capire perché.
La loro conclusione è sorprendente: il vagare della mente non è solo un guasto. È anche una funzione. Quando la mente vaga, spesso pianifica il futuro, ripensa al passato, collega idee lontane. Il problema non è che la mente vaghi. Il problema è quando vaga nel momento sbagliato, durante un compito che richiede tutta la nostra attenzione.
Due modi di vagare
Hai già incontrato, nel capitolo sulla pigrizia nobile, la distinzione più importante. C’è il vagare involontario, che ti porta via dal compito senza che tu te ne accorga. E c’è il vagare scelto, che decidi tu, in un tempo protetto. Sono esperienze diverse, con cause e conseguenze diverse.
Il metodo APPOFocus cerca di fare due cose insieme: ridurre il primo e proteggere il secondo. Durante la sessione, il gesto del ritorno ti riporta sul bersaglio. Durante la pigrizia nobile, lasci la mente libera di andare dove vuole. Così la mente non perde nessuna delle sue funzioni preziose. Le esercita soltanto al momento giusto.
Accorgersi: la competenza che cambia tutto
C’è un momento, in ogni distrazione, che vale più di tutti gli altri: il momento in cui te ne accorgi. Gli studiosi lo chiamano meta-consapevolezza, cioè la capacità di sapere dove si trova la propria mente.
Molte volte la mente vaga a lungo prima che ce ne accorgiamo. E più tardi ce ne accorgiamo, più tempo e più attenzione perdiamo. Per questo l’esercizio di contare i respiri, il gesto del ritorno e il registro dei rientri sono così importanti: allenano proprio questa capacità. E le ricerche suggeriscono che anche brevi esercizi di respiro consapevole possono ridurre, subito dopo, i segni della mente che vaga. Prova discreta.
Accorgersi, insomma, è già metà del ritorno. Ogni volta che dici «ecco, sono tornato», non stai ammettendo una sconfitta. Stai esercitando la competenza più importante di tutto il libro.
Il sognatore e il pianificatore
Luca, leggendo questo capitolo, ripensa ai suoi quindici minuti sul balcone. È lì che la sua mente vagava di più. Ed è lì che era nata l’idea del programma per le associazioni.
Ma ripensa anche alle mattine in ufficio, prima del metodo, quando la mente vagava mentre scriveva codice. Quel vagare non gli aveva mai dato nessuna idea. Gli aveva solo fatto perdere il filo.
La differenza, capisce ora, non era nella mente. Era nel momento. La stessa mente che sul balcone sogna e pianifica il futuro, alla scrivania diventa un ladro di attenzione. Non serve combatterla. Serve darle il suo tempo e il suo posto.
La Q e la A di Rosa
Rosa fa l’esercizio dov’è la mia mente con un sistema tutto suo. Ogni volta che passa davanti allo specchio dell’ingresso, si chiede: dove sono? E scrive una lettera su un foglietto attaccato al frigorifero: Q per qui, A per altrove.
La prima settimana il foglietto è pieno di A. Mentre lava i piatti pensa al passato. Mentre cammina pensa ai nipoti. Mentre guarda la televisione pensa a cosa cucinare domani. La seconda settimana le A sono ancora tante, ma Rosa comincia ad accorgersene da sola, anche senza lo specchio.
E scopre una cosa che le piace: molte delle sue A sono ricordi belli. Il marito, la casa della nonna, il mare di quando era bambina. Allora decide di non cacciarli. Li porta nella sua pigrizia nobile, alle cinque, sulla poltrona vicino alla finestra. E da lì, spesso, finiscono nel quaderno azzurro.
Le mille strade della mente di Giulia
Giulia, leggendo il capitolo sulla mente che vaga, prova a fare un esperimento su sé stessa durante la pigrizia nobile. Ogni volta che si accorge di dove è andata la mente, prende nota mentalmente della direzione: passato, presente o futuro.
Scopre che, la maggior parte delle volte, la sua mente va nel futuro. Alla lezione di domani, al racconto da finire, alla vacanza d’estate, ai figli che cresceranno. Poi, più raramente, nel passato. Quasi mai nel presente.
È esattamente ciò che la ricerca descrive: una mente che, quando è libera, pianifica. Giulia ne è contenta. Ma decide anche, ogni tanto, di portare la mente nel presente. Durante la pigrizia nobile, per un minuto, ascolta solo i suoni della casa: il frigorifero, una macchina che passa, il respiro del cane. È un piccolo viaggio, molto più corto. E sorprendentemente riposante.
Il vagare di Paolo in negozio
Paolo si accorge, con l’esercizio dov’è la mia mente, che la sua mente vaga soprattutto in un momento preciso: quando ripara una gomma. È un lavoro che conosce così bene da poterlo fare senza pensarci. E mentre le mani lavorano, la testa va dappertutto: ai conti, alla madre, al sito, alle vacanze.
All’inizio pensa che sia un problema. Poi, leggendo il capitolo, capisce che non lo è. Le gomme non hanno bisogno del suo faro: le mani sanno già che cosa fare. Quel vagare è un vagare innocuo, a volte perfino utile. Proprio mentre ripara una gomma, un pomeriggio, gli viene l’idea di mettere sul sito una pagina con i consigli per la manutenzione delle bici. Diventerà la pagina più visitata del sito.
La lezione, per Paolo, è semplice. Non tutto il vagare è nemico. Il nemico è il vagare che arriva quando il lavoro ha bisogno di te.
Un esercizio per allenarla
Esercizio sedici punto uno: dov’è la mia mente?
Quando: tre volte al giorno, per una settimana, in momenti casuali. Quanto tempo: dieci secondi.
Come si fa. Imposta tre promemoria silenziosi in orari diversi, o scegli tre gesti quotidiani, come aprire una porta. Quando arrivano, chiediti: dov’è la mia mente in questo momento? Su ciò che sto facendo, o altrove? Scrivi una lettera sul quaderno: Q per qui, A per altrove.
Perché funziona. Chiedersi spesso dove si trova la mente allena la meta-consapevolezza, cioè la capacità di accorgersi.
Come capisci che funziona. Quando cominci ad accorgerti di essere altrove anche senza promemoria.
Riepilogo del capitolo sedici
I concetti chiave.
La mente vaga per quasi metà del tempo, ed è anche una funzione: pianifica, ricorda, collega. Il problema è il vagare involontario nel momento sbagliato. Il metodo riduce questo e protegge il vagare scelto. La competenza decisiva è accorgersi: ogni ritorno la allena.
Le tue domande di verifica.
Perché il vagare della mente non è solo un difetto?
Che cosa significa meta-consapevolezza, e come la alleni con questo libro?
L’esercizio per domani.
Domani, tre volte, chiediti: dov’è la mia mente? Una lettera sul quaderno, Q o A. Senza giudicare. Stai imparando a vedere la tua mente come si vede il cielo: sapendo sempre dove sono le nuvole.
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